“Un sistema sanitario ormai al collasso”

di Michele Migone

La manovra è dietro l’angolo e per mantenere le promesse fatte in questi mesi dal governo di Giuseppe Conte serve un miracolo. Inevitabile, quindi, iniziare a parlare di tagli, proprio come fatto dai governi precedenti. Poche ore fa è stato il Ministro dell’Interno Matteo Salvini a parlare di una “manovra coraggiosa” e di tagli agli sprechi “anche nella sanità. Sotto questo punto di vista saranno molto importanti i costi standard”.

Costantino Troise è il segretario generale di ANAAO Assomed, il sindacato dei medici e dei dirigenti della sanità pubblica, che critica duramente la decisione del cosiddetto “governo del cambiamento” di comportarsi esattamente come gli esecutivi che lo hanno preceduto e ha invitato di parla di sprechi nella sanità pubblica a fare un elenco di cosa viene considerato uno spreco e cosa no.

Il famoso contratto di governo si interpreta per alcune parti e si applica come tutte le altre. Evidentemente per la sanità si interpreta, perché mi pare di ricordare che si parlava di investire nella sanità e investire negli operatori della sanità. Ora l’investimento presuppone la disponibilità di risorse e non la sottrazione di risorse. Questa storia degli sprechi della sanità mi pare un argomento non adatto al governo del cambiamento, è un argomento vecchio. Io aspetto sempre che qualcuno faccia un elenco degli sprechi e poi possiamo discutere su cosa è spreco e cosa non lo è. Mi pare di ricordare che noi spendiamo di sanità la cifra più bassa di tutti i Paesi del G7 e abbiamo i risultati migliori di molti altri Paesi, come Bloomberg ha sottolineato come qualche giorno fa. Abbiamo una drammatica carenza di medici, che non soltanto non ci sono, ma se ci sono non vogliono lavorare per il pubblico e vanno a lavorare per il privato. Abbiamo mezzo Paese, da Roma in giù, che è in una condizione gravissima per quanto riguarda lo Stato e le strutture sanitarie e la salute dei cittadini, che addirittura vivono quattro anni in meno rispetto ai Paesi del Nord. Se qualcuno ripete un copione già scritto e conosciuto da dieci anni, parlando ancora di tagli alla sanità, e addirittura torna questo mostro mitologico dello spreco, io aspetto che questi sprechi vengano elencati.
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Rai e non solo, nuova geopolitica dell’informazione

di Vincenzo Vita

È stato votato il parere dovuto dalla commissione parlamentare di vigilanza sul contratto di servizio Stato-Rai. Il testo non si discosta granché da quello che già si è avuto modo di commentare. In breve, l’articolato risalta per la continuità con il passato. Ed è chiaramente frenato da un clima freddo se non ostile.

E sì, perché il vituperato «partito-Rai» non esiste più, da tempo. Vale a dire quel complesso di forze politiche e culturali che aveva a cuore le sorti del servizio pubblico, sentimento perseguito anche con eccessi corporativi e con il peccato della lottizzazione. Tuttavia, per anni l’azienda di viale Mazzini è riuscita a reggere il colpo.

Nel caso del gruppo Fininvest-Mediaset – a fasi alterne competitore o alleato – vi era sullo sfondo il conflitto di interessi mai seriamente regolato. Ecco, il contratto di servizio – nella sua debolezza «strategica» – è un indizio di un clima mutante. Infatti, nella stesura, appena ritoccata dal parere della commissione di vigilanza, non si trovano o non sono compiutamente affrontati alcuni nodi cruciali.
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