Laddove esiste ancora un’editoria libera: la bibliodiversità del settore va tutelata

a-piulibri

di Vincenzo Vita

“L’isola che non c’è”, il noto brano di Edoardo Bennato, ben si presta a raffigurare la Fiera nazionale della piccola e media editoria – “Più libri più liberi” – che si è conclusa domenica scorsa al Palazzo dei congressi di Roma. E sono in corso trattative per tenere la prossima edizione alla “Nuvola” di Fuksas. In effetti, lo spazio attuale non è sufficiente, se è vero che è stata rifiutata una settantina di espositori.

Una bellissima manifestazione, dove si vedono stand di case editrici che il mercato penalizza e dove si incontra un universo appassionato alla lettura. Un punto di osservazione privilegiato per capire che esiste un mondo affascinante e rimosso. Lì fuori già se ne perdono le tracce, perché incombe il Grande Fratello omologante, con il pensiero unico indotto dalla televisione generalista a dominanza commerciale. Quella che, stando al Censis, invade a larghissima maggioranza l’immaginario italiano.

Eppure, l’editoria meno influenzata dai grandi gruppi, “Mondazzoli” in testa, resiste. Si coglie un lieve ma significativo incremento del fatturato e, pur continuando il calo delle copie vendute nell’intero comparto, piccoli e medi salgono: +7,6% a valore e +5,9% a copie. I generi in crescita sono la fiction italiana e quella straniera, mentre oscilla la letteratura per bambini o ragazzi. Le percentuali generali cambierebbero in meglio se le librerie non fossero travolte dai “colossi” della distribuzione, cui la legge sul libro in vigore (n.128 del luglio 2011) si contrappone debolmente.
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