Manifesta 2015: il cibo, modelli di sviluppo e il capitalismo predatore, estratti di un confronto

Durante la Manifesta 2015, nella giornata dell’11 luglio scorso, uno dei dibattito in programma riguardava EXPO – EATALY – FICO: modelli di sviluppo o l’altra faccia del capitalismo predatore? Hanno partecipato Pier Paolo Lanzarini (Associazione CampiAperti), Peppino Cilento (Cooperativa Olearia Nuovo Cilento), Adriano Turrini (presidente Coop Adriatica) e Guido Viale (ambientalista), moderati dal giornalista Loris […]

Elezioni comunali 2016: Bologna, una città per cambiare

Bologna
Bologna
di Sergio Caserta

A Bologna si torna a votare alla fine di un lungo ciclo, iniziato da Cofferati nel 2003 dopo l’intermezzo Guazzalochiano e terminato con Merola che è sì al primo mandato ma alle prese con gli imprevisti di una congiuntura politica che non gli è molto favorevole, come si evince dai puntuali resoconti della solerte stampa locale sulla faida in corso tra Partito e sindaco, un film già visto. È stato un periodo certamente non aureo, in primo luogo per gli effetti della crisi economica che ha ‘picchiato duro’ a Bologna, non meno che da altre parti d’Italia e d’Europa. Non dimentichiamo che prima della crisi in Emilia Romagna gli indicatori segnavano bel tempo stabile soprattutto in quanto a occupazione. Anche se gli ‘scricchiolii’ nel sistema produttivo si avvertivano, per le poche orecchie attente, anche prima del 2008.

L’intensa crescita, nei precedenti due decenni di una città terziaria ‘non avanzata’, fondata su commercio e mattone, aveva nascosto l’indebolimento dell’apparato industriale, messo in parte in discussione dalla caduta del mercato interno e dall’intrinseca debolezza del frammentato sistema produttivo, costituito da centinaia di piccole aziende manifatturiere, non attrezzate a fronteggiare le trasformazioni necessarie alla nuova competizione globale. Bologna, nel frattempo divenuta città metropolitana per legge ma non nello spirito, ha continuato nel suo ‘tran-tran’, in una situazione di sostanziale galleggiamento politico e stallo programmatico.
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Bologna, dal Caab al Fico: che tipo di partecipata?

Eatalyworld Bologna
Eatalyworld Bologna
di Silvia R. Lolli

Il lancio dell’acronimo avvenuto venerdì 6 dicembre nella sempre bella cornice della sala Borsa, aula Biagi, ci ha favorevolmente impressionato. Del resto già l’inaugurazione di Sana 2013 avvenuta nell’aula absidale di S. Lucia che ha preceduto quella del giorno dopo con Vandana Shiva è stata l’anteprima al progetto che riporterà Bologna alle sue tradizioni agricole e gastronomiche.

È stato tutto assemblato con una dose di marketing veramente notevole; e, visto che Caab è ancora una partecipata pubblica a maggioranza del Comune di Bologna, non c’è dubbio che si è saputo muovere con una velocità inusuale per un ente locale. Cambiamento di rotta della politica? Non lo sappiamo, comunque buona la presentazione alla quale eravamo andate, perché l’idea di Exbo presentata a settembre ci è sembrata innovativa: un possibile ritorno al valore della Terra, ma anche alla tradizione della cucina. Mentre oggi, passeggiare per Bologna vuol dire sentire odori di disinfettanti o di fast food, piuttosto che di cucina bolognese, l’idea di Fico ci piace.

Tuttavia alcune informazioni dovrebbero portare a riflessioni. Il Sindaco Merola in apertura ha ribadito più volte, come del resto altri intervenuti, che “il progetto non consuma territorio, anzi recupera un’area che oggi è sotto utilizzata”. Infatti abbiamo appreso che dei 34 grossisti di ortofrutta iniziali ne sono rimasti solo 19, anche per alcune fusioni di società. Oggi l’area del mercato è occupata per il solo 60%.
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