Emilia Romagna: le “Vie” dei festival sono infinite

di Silvia Napoli

Si è chiuso quasi con metaforici fuochi d’artificio questa edizione del prestigioso e glorioso festival teatrale targato ERT, le Vie, quest’anno espresso in almeno sei sedi regionali differenti ad alta concentrazione di partecipazione ed entusiasmo. Un festival scommessa, perché ha incorporato in sé i corpi altri, le parole altre di Home, Atlas of transisions, grande festa mobile, meticcia, interattiva e partecipata, acquartierata al Damslab, spazio universitario declinato concretamente, visibilmente come esperimento a tutto campo. Messa alla prova del dialogo possibile tra generazioni e genealogie differenti, curiose di conoscersi e fare scambio.

Chi scrive confessa di aver creduto difficile ottenere coerenza di disegno e di impatto tra due situazioni entrambe molto ricche e caratterizzate, probabilmente impossibili da seguirsi per intero in ogni appuntamento, in ogni dettaglio, a meno di non avere un avatar personale in dotazione. E invece. Talvolta succede di avere la sensazione che possano effettivamente esistere giorni pieni di doni, di sorprese, di conferme e di scoperte come questi.

Giorni che si intrecciano con il fuori, il là fuori, che si può affrontare a viso aperto anche da dentro un teatro, una sede di studio, una piazza delle Arti, senza tema di fare i radical chic. Perché è il fuori che si affaccia dentro, che preme, invade e scrive la biografia di una parte giovane e vitale della città, tutt’altro che degradata ed autoreferenziale. Solo, semplicemente spesso inascoltata o fraintesa.
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L’invasione dei cromocosmi: il Gender Bender a Bologna

di Silvia Napoli

Non vanno mai deserte le conferenze stampa di Gender Bender, uno dei festival fiore all’occhiello della città, un festival che marca un territorio e fa letteralmente la differenza, nel già affollato mondo bolognese di rassegne filmiche, teatrali, presentazioni librarie o vernici d’arte visiva.

Anzi, assomigliano ad una festa per il clima amichevole che si respira tra operatori e giornalisti e, quest’anno, avvicinandosi la maggiore età per questa programmazione giunta alla sedicesima edizione, più estesa che mai temporalmente, dal 24 ottobre al 3 novembre, era da segnalare la presenza di due assessori alla Cultura, quali Lepore e Mezzetti per la municipalità e la Regione e di tutti i rappresentanti dei main sponsor della manifestazione, che ogni anno crescono in numero e peso.

Gender Bender è naturalmente un grande evento prodotto dal Cassero LGBTQI center sotto la direzione artistica del brillante e attento Daniele Del Pozzo, una figura unica di programmatore culturale di livello internazionale come il numero e l’espansione delle collaborazioni world around nuove e consolidate dimostra. Ma è molto di più, in termini di ricognizione dal punto di vista meno considerato delle congruenze o dei clash tra forma e contenuto artistici.
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DialogArti: a Bologna un festival nel nome della poesia

di Noemi Pulvirenti

Questo weekend il quartiere della Cirenaica di Bologna si animerà con il festival DialogArti, prima rassegna orizzontale di forme artistiche legate dalla poesia, presso lo showroom Santevincenzidue ex fabbrica di cappelli e borsette di paglia di fine ‘700. La rassegna nasce da un’idea del Gruppo 77, collettivo letterario indipendente bolognese, e non sarà un insieme di performance fini a se stesse ma si pongono l’obiettivo di creare un momento di incontro e di dialogo tra le arti e le persone, che possa diventare nel tempo un percorso comune nel nome della poesia attraverso una riappropriazione della città attraverso il Bello e la Poesia.

Ospiti di questa rassegna saranno artisti che si confronteranno attraverso generi artistici diversi su varie tematiche ma legati dallo stesso sentimento di scambio e condivisione: i fotografi Daniele Pezzoli e Sara Alberghini con il progetto “Minnesota051”, le foto in bianco/nero di Natascia Rocchi nei “Ri, Nati, Tratti”, il progetto “Il significato delle cose” di Rita Meneghin, i reportage fotografici di Maurizio Benedettini in “Nostalgia”, la musica delle flautiste Silvia Frigeri e Alice Stefani, il videomapping di Stefano Baraldi, i magnetici passi di danza di Sissj Bassani e Sara Magnani, e il Gruppo 77 con “La geografia è un destino” sulle tragedie del mare di Lampedusa e sulle ragioni dei migranti e i “Piccoli dialoghi di-versi.
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Sul grande schermo: appunti dei nostri inviati dalla Mostra del Cinema di Venezia / 1

Mostra del Cinema di Venezia 2014
Mostra del Cinema di Venezia 2014
di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Leone d’oro

A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence, di Roy Andersson (***): 39 frammenti, di pochi minuti ciascuno. Con grande rigore formale (son tutti piani sequenza con camera fissa), è rappresentata, con ironia al contempo perfida e surreale, l’esistenza solitaria e disperata di un’umanità senza speranze. Per dare un’idea: il piccione filosofo del titolo che, seduto su un ramo, riflette sull’esistenza, è il protagonista della prima scena: è in una teca trasparente, imbalsamato, nella stanza di un museo di storia naturale, ammirato da un gruppo di visitatori. Le scene successive raccontano tre modi diversi di fare i conti con la morte. Grottesche strisce di comics.

Il nostro leone d’oro

Red Amnesia, di Xiaoshuai Wang (****): all’inizio sembra un film sul disagio esistenziale di una vecchia signora della nuova ricca borghesia cinese, sulla difficoltà di convivere con la nuova generazione dei figli, in un paese dominato da cambiamenti travolgenti. Poi insistenti telefonate mute e l’incontro con un misterioso ragazzo aprono la via ad un altro film, un thriller sulla rimozione dei peccati (collettivi) giovanili, all’epoca delle delazioni e delle purghe della Rivoluzione culturale. Resa dei conti con il passato, senza vincitori.
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Violette Leduc: la chasse à l’amour. Il documentario di Esther Hoffenberg al festival Some Prefer Cake

Violette Leduc: la chasse à l'amour
Violette Leduc: la chasse à l'amour
intervista di Noemi Pulvirenti. Traduzione di Margherita Vitale

Violette Leduc, scrittrice e donna capace di raccontare l’amore al femminile, senza nascondersi e attingendo dalle sue memorie più intime. Tanto legata a un’amicizia con Simone de Beauvoir, la sua personalità è stata censurata dall’editore Gallimard negli anni ’50 (nonostante quelli fossero gli stessi anni di Histoire d’O), e ritrova un po’ di fortuna con il Premio Prix Goncourt nel 1964 con “La Bâtarde” (La Bastarda). Per molti è rimasta un’icona. Abbiamo intervistato la regista e produttrice Esher Hoffenberg che, con questo film del 2013, ha riportato alla luce la biografia di questa controversa artista, attraverso un delicato racconto che mischia nella narrazione uno studio accurato dei testi e una sapiente ricostruzione biografica.

Il documentario sarà proiettato sabato 20 settembre alle 16 presso il Nuovo Cinema Nosadella, a seguire incontro con la regista Esther Hoffenberg, coordinato da Paola Guazzo. L’intervista è sia in italiano che in francese.

Quando hai maturato l’idea di realizzare un documentario su Violette Leduc?

Tutto è cominciato al cinema ‘du Réel’, scoprendo il ritratto di Violette Leduc realizzato da P.A. Boutang. Sono rimasta affascinata dal suo modo di parlare completamente lucido, dal suo modo di esporre le sue complicate storie d’amore altrettanto bene se fossero con donne o con uomini,e altrettanto ha fatto riguardo i suoi problemi psichiatrici. Tutto questo aveva dei punti di contatto con la mia storia personale e ciò mi ha dato la voglia di approfondire.
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Bologna: con la comunità eritrea contro il Festival filo-regime

Festival Bologna Eritrea
Festival Bologna Eritrea
di Melting Pot Europa

Come denuncia il Coordinamento Eritrea Democratica, il Festival che si terrà a Bologna il prossimo fine settimana è un evento-propaganda di una dittatura responsabile di detenzioni arbitrarie, torture e sistematica negazione della libertà di espressione e religione. Dall’oppressione del governo eritreo fuggono ogni mese almeno 3 mila persone, per la maggior parte giovani che tentano di sottrarsi alla schiavitù della leva militare a tempo interminato e ad un futuro già ipotecato nella sottomissione e nell’obbedienza.

La loro fuga, come quella di tanti altri che scappano da persecuzioni inenarrabili, incontra la violenza dei regimi di frontiera dell’Europa e non solo, molti sono imprigionati e rapiti in Egitto e in Israele, molti altri in Libia, mentre chi riesce ad attraversare il Mare Mediterraneo si trova a combattere contro l’accoglienza fallimentare del nostro governo e contro la trappola del regolamento di Dublino.

Contro tutto ciò ribadiamo la necessità che vengano subito attivati percorsi di ingresso regolari in Europa, per porre fine alle continui stragi di migranti alle frontiere vicine e lontane. Ma riteniamo urgente anche che le istituzioni sviluppino consapevolezza sulla situazione geo-politica dei paesi di provenienza di richiedenti asilo e migranti, rifiutando ogni collaborazione e complicità con governi responsabili dei peggiori crimini.
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Bologna, torna il Biografilm Festival e una domanda: che cos’è la cultura?

Biografilm Festival 2014
Biografilm Festival 2014

di Noemi Pulvirenti

Ritorna il consueto appuntamento del Biografilm Festival dal 6 al 16 giugno a Bologna, con una programmazione ricca di anteprime nazionali e internazionali. Questa decima edizione del Festival si intitola What’s Culture?. Che cos’è la Cultura? Come la creiamo e come la esprimiamo? Il Festival tenta di rispondere a queste domande tramite una selezione di documentari che racchiudono le testimonianze dei grandi personaggi del mondo della Cultura, o che raccontano la Cultura attraverso quelli che sono i suoi luoghi.

Il Festival quest’anno amplia il suo orizzonte e offre uno spazio maggiore al cinema di fiction, dedicando al genere biopic la neonata sezione Biografilm Europa, che presenterà i migliori film a tema biografico prodotti dai 28 paesi dell’Unione Europea l’importanza strategica della produzione dedicata al genere biografico.

Altra importante novità è la nascita di Bio To B, una tre giorni di networking dedicata alla promozione di documentari biografici e biopic che si svolgerà dal 12 al 14 giugno. Il progetto è realizzato con la collaborazione di D.E-R (Documentaristi Emilia-Romagna) e con il supporto della Regione Emilia-Romagna. Per l’occasione, buyer italiani e internazionali, distributori e professionisti del cinema avranno l’opportunità di scoprire nuove produzioni italiane ed emiliano-romagnole e di partecipare a tavole rotonde incentrate su project development, pitching, funding, new media e distribuzione di documentari biografici e storie di vita.
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Bologna, al via la settima edizione di “Divergenti”, il festival del cinema trans

Divergenti - Festival internazionale di cinema transessuale
Divergenti - Festival internazionale di cinema transessuale

di Noemi Pulvirenti

Si svolgerà al cinema Lumière di Bologna da giovedì 22 a domenica 25 maggio 2014 la VII edizione di Divergenti, festival cinematografico dedicato alla narrazione e rappresentazione dell’esperienza transessuale e transgender. Divergenti proporrà al pubblico 16 proiezioni, tra documentari, fiction e cortometraggi, e diversi appuntamenti nell’arco delle quattro giornate. Tra i diversi film che approfondiscono l’esperienza del transito grande spazio alle produzioni italiane, con ben 4 documentari che raccontano storie e vissuti di persone trans nel nostro Paese.

Il festival è organizzato dal M.I.T., Movimento Identità Transessuale, con la direzione di Porpora Marcasciano e la direzione artistica di Luki Massa che abbiamo intervistato.

Quando nasce il festival?

Il festival nasce nel 2008 dalla volontà del MIT di contribuire a produrre un immaginario del transessualismo diverso rispetto alla rappresentazione stereotipata e discriminatoria trasmessa dai media e dalla cultura mainstream.

Che cosa ti hanno lasciato le edizioni passate?

Per quanto riguarda la produzione filmica, quello a cui ho assistito in questi anni è stata una crescita sia in termini di contenuti che di uso consapevole del linguaggio cinematografico. E’ cresciuta, tra le persone trans e tra le cineate/i che hanno trattato il tema della transessualità, del transgenderismo e dell’intersessualità, una visione più ampia, articolata e complessa, meno vittimista e più “empowering”. Inoltre dal primo anno ad oggi, che festeggiamo la settima edizione, è aumentata la percentuale di pubblico trans, e questo mi fa molto piacere perché era fin dall’inizio uno degli obiettivi del festival.
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La Meravigliosa notte del Rifugio

Bologna, e il 22 maggio c’è la meravigliosa notte del rifugio

di Noemi Pulvirenti

Il Festival Porte Aperte, che si svolge a Bologna dal 17 al 25 maggio, nasce da un percorso volto a coinvolgere e mettere in relazione sia gli ospiti delle strutture che gli operatori e la cittadinanza. Per poco più di una settimana all’anno, le strutture di accoglienza si aprono alla cittadinanza con eventi, spettacoli, occasioni di approfondimento culturale e iniziative di carattere sociale.

Tra le tante iniziative del festival, giovedì 22 maggio avrà luogo la Meravigliosa notte del Rifugio, a partire dalle 18.30 la struttura in via del Gomito 22/2 ospiterà la presentazione dei laboratori del Servizio di Mediazione culturale della Casa circondariale di Bologna e uno spazio per bambini con giocolieri e clown. Alle 20.30 seguirà la narrazione/concerto del libro “La meravigliosa vita di Jovica Jovic” di Moni Ovadia e Marco Rovelli, con Marco Rovelli e il musicista serbo Jovica Jovic.

Per chi non lo conoscesse Jovica Jović Balval è nato nel 1953 da una famiglia di musicisti rom. A 18 anni ha deciso di cercare fortuna in altri paesi che potessero offrirgli maggiori possibilità della Serbia. Dal 1971 al 1996 ha fatto il musicista in vari paesi d’Europa. Jovic è un serbo di etnia rom e per tanto tempo ha avuto una doppia vita. Quella ufficiale, sui palchi di mezza Italia con la sua band “I Muzikanti” a fianco ad artisti internazionali e quella da clandestino, cominciata nel 2007 e passata a nascondersi fra un accampamento e l’altro. Con un’unica colpa: avere un visto scaduto. Ora non è più clandestino.
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Un appello, una carovana e un festival per lo ius migrandi e la libera circolazione

Festival della libera circolazione
Festival della libera circolazione
della Rete Primo Marzo

Una carovana e un festival per rilanciare concetti che appaiono scandalosi ma discendono direttamente dai diritti umani. Due iniziative targate Primo Marzo.

Il testo dell’appello

A partire dagli anni ‘90, la gestione delle frontiere europee si è trasformata in una vera “guerra ai migranti” con costi umani, sociali ed economici enormi. Lungo le frontiere esterne dell’Unione Europea si sta consumando un eccidio: uomini, donne e bambini vengono fermati, rinchiusi, torturati e/o respinti in palese violazione di diritti fondamentali. Migliaia i morti e i dispersi tra deserto e mare, centinaia di migliaia le vite sospese in remoti campi profughi, milioni i sogni infranti anche tra coloro che sono riusciti a raggiungere una deludente terra promessa. E le organizzazioni criminali che diventano sempre più forti e potenti lucrando sul proibizionismo delle migrazioni e sulla tratta degli esseri umani.

Occorre per questo riaffermare un “diritto a migrare”: tutelare e rinforzare lo ius migrandi. Un tempo lo ius migrandi era il diritto che rivendicavano i colonizzatori per giustificare il loro andare ovunque e spadroneggiare in terre lontane. Oggi questo diritto va riscritto per un progetto di mondo più libero, equo, cosmopolita e solidale.
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