C’era una volta la Festa dell’Unità: erano i tempi della vera politica e della militanza

di Sergio Caserta

La festa dell’Unità, per ogni organizzazione del Pci, rappresentava dopo il congresso, il momento più elevato di iniziativa politica. La festa era il momento in cui il partito si “metteva in mostra” con la sua immagine, la capacità organizzativa, con i suoi programmi e progetti. A qualsiasi livello la festa si svolgesse: nel quartiere, di zona o paese, cittadina o provinciale fino all’appuntamento nazionale, la festa era la vetrina per antonomasia ove il Partito offriva il meglio di sé.

Pertanto si costruiva attraverso impegnative discussioni sui contenuti in primo luogo politici, cioè dei temi da trattare nei dibattiti, di attualità o approfondimento, di rilevo locale, nazionale o internazionale che erano il cuore della festa; in secundis si discuteva del programma culturale, ovvero di quali eventi, mostre, presentazioni di libri o di film, quali concerti e intrattenimenti.

Infine c’erano le scelte gastronomiche i menù, gli stand per l’autofinanziamento e poi quelli più commerciali che nella mia esperienza al SUD, non erano stati mai tanto importanti come nelle feste emiliane, caratterizzate da una forte componente “fieristica”, perché il Partito al nord è stato da sempre collegato con il mondo dell’impresa soprattutto artigiana e commerciale.
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Timore reverenziale: quella sera con Renato Zangheri

Renato Zangheri, foto Wikipediadi Sergio Caserta

Nel ricordare Renato Zangheri che ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere, io migrante partenopeo in terra “rossa” felsinea, un tempo quasi suolo sacro per noi comunisti meridionali, non posso non raccontare l’episodio che accadde al primo incontro. Era una festa de l’Unità verso la fine degli anni Novanta, quando al vecchio e vituperato PCI (era questa l’opinione dei “novatori” di allora), veniva a essere sostituito una forma di partito ancora in qualche modo di sinistra ma sempre più influenzato da correnti di pensiero moderato.

Ci trovavamo lì per presentare l’>ssociazione per il rinnovamento della sinistra, presieduta da Aldo Tortorella che già allora, inascoltata, metteva in allarme dalla deriva che le pratiche, ancor più delle vieppiù scarne teorie, di montante centrismo potevano determinare nel corpo già scomposto della sinistra italiana. Al dibattito prese parte Zangheri che, pur se ancora da posizioni interne e di consenso, autorevolmente esprimeva i suoi moniti e le sue preoccupazioni per il futuro politico.

Mi sembrava tra i due giganti di essere ancor più piccolo di quel che ero. Finito l’incontro. che andò molto bene anche se snobbato dai gruppi dirigenti locali, andammo a cenare come si usa fare alla festa, c’era molta folla e i ristoranti erano pieni, cosicché rimediammo alcuni tavoli di fortuna in un’osteria di non ricordo di quale stand, forse quella friulana. Ero emozionatissimo, Zangheri era molto gentile e cordiale con il suo figliolo, allora di pochi anni ma vivacissimo e la giovane moglie.
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Risocoivermi: un’installazione del Cassero sull’amore omosessuale negato dalla legge

RisocoivermiArcigay “Il Cassero” – Bologna

Da quanto tempo gay e lesbiche rivendicano in Italia il riconoscimento dei loro amori davanti alla legge? Come si misura questo tempo? Cosa succede se quello stesso tempo lo “trascorriamo” in Spagna, nel Regno Unito, in Francia o negli Stati Uniti? Risocoivermi è un’installazione che tenta di dare una risposta puntuale a queste domande, fornendo una racconto rapido ma fedele del dibattito politico italiano degli ultimi 35 anni sul tema del riconoscimento delle coppie omosessuali, comparandolo con ciò che nel frattempo succedeva oltreconfine.

Qui accanto scorrono due cronistorie: la prima racconta il dibattito italiano sulle unioni tra persone dello stesso sesso, la seconda ripercorre le stesse date – e lo stesso tema – nei Paesi europei ed extraeuropei. La prima risulta essere un lungo, estenuante fermo immagine su una discussione sterile, che non è riuscita, in oltre tre decenni, a giungere ad alcuna conclusione, la seconda, invece, ha i connotati di un’incursione trasversale e tematica nel pensiero democratico occidentale, che negli stessi anni in cui l’Italia viveva il suo immobilismo, ha messo al bando le norme omofobiche promuovendo il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso.
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