Matera 2019: si ricomincia, sempre con ritardo purtroppo, a riparlare delle ferrovie

di Michele Fumagallo Demagogia è affrontare quest’anno di Matera capitale europea della cultura parlando soprattutto d’altro. Ma parlare solo di cultura senza affrontare gli altri nodi dello sviluppo della città è cadere nella trappola opposta dell’astrazione. La cultura, che indubbiamente va analizzata nel suo specifico, ha senso se è dentro la civiltà complessiva di un […]

I martiri della resistenza dimenticati dell’officina Ogr di Bologna

di Salvatore Fais

Riporta Mario Bianconi nel suo libro “Trent’anni di officina 1958”:

FINALMENTE LA LIBERAZIONE 21 APRILE 1945

«Non vide mai un tale degrado nella sua vita”. Cosi tanto risentimento ed odio per le coercizioni e le prepotenze patite e sopportate, opprimente per l’operaio e dannoso per l’amministrazione ferroviaria”. Racconta sempre Bianconi: “Nel mio piccolo mondo vidi verificarsi l’inverosimile, vidi l’Ingegnere capo marciare inquadrato agli ordini di un suo manovale. Vidi un capo servizio compiacersi di fare il lacchè ( e lo ripeto: lacchè ) ad uno scritturale salito per meriti fascisti a gerarca di terzo o quarto ordin”.. E vide un altissimo funzionario ferroviario di Bologna, messo improvvisamente in pensione per un involontario dispettuccio al su lodato gerarca. In quel periodo venne messo a dirigere -dall’alto- le cose ferroviarie un farmacista. Questo fatto la dice lunga su come funzionavano le cose, Bianconi vide -nel suo piccolo- peggiorato fino all’inconcepibile il disordine in quel luogo di lavoro.

Questi nuovi controllori delle attività ferroviarie, tenevano di fatto in soggezione, dal più basso al più alto tutti i capi amministrativi e tecnici, i quali si guardavano bene dal lamentarsi per non incorrere in guai peggiori. L’officina, racconta sempre Bianconi, fu tramutata in un ignominioso, odioso covo di spie e leccapiedi, da far dare di stomaco ad una struzzo, i voltagabbana paludavano come i funghi. Aumentò all’inverosimile il numero di lavoratori disposti a far di tutto pur di non versare una goccia di sudore lavorando”. Gli indaffarati a far niente si trovavano nel loro paradiso terrest”., Il distintivo del fascio mise al coperto, in officina, individui che quanto a malefatte ne avevano più del diavolo.
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Tornano a viaggiare diciotto vecchie ferrovie turistiche. O forse no

a-vecchie_stazionidi Luca Fazio

C’è la legge, forse non ci sono i soldi. L’aula della Camera ieri ha approvato la proposta di legge per l’istituzione di ferrovie turistiche attraverso il riutilizzo di linee esistenti ma attualmente in disuso. Il provvedimento dovrà passare all’esame del Senato.

Le linee classificate come tratte a uso turistico sono diciotto (Sulmona-Castel di Sangro, Cosenza-San Giovanni in Fiore, Avellino-Lioni-Rocchetta Sant’Antonio, Sacile-Gemona, Palazzolo-Paratico, Castel di Sangro-Carpinone, Ceva-Ormea, Mandas-Arbatax, Isili-Sorgono, Sassari-Palau Marina, Macomer-Bosa, Alcantara-Randazzo, Castelvetrano-Porto Palo di Menfi, Agrigento-Porto Empedocle, Noto-Pachino, Asciano-Monte Antico, Civitavecchia-Capranica-Orte e Fano-Urbino).

Michele Meta (Pd), presidente della Commissione Trasporti alla Camera, è visibilmente soddisfatto. “Si tratta di un passo deciso nella direzione del turismo ecosostenibile – spiega – ma anche un’occasione di crescita economica per diversi centri poco conosciuti”. Per Meta il provvedimento “ha il pregio di partire dall’infrastruttura già esistente e di recuperarla, coinvolgendo direttamente anche le associazioni e le amministrazioni locali”.
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Scopriamo il trasporto locale solo quando accadono gli incidenti

L'incidente ferroviario tra Andria e Corato
L’incidente ferroviario tra Andria e Corato
di Anna Donati

Il gravissimo incidente ferroviario tra Andria e Corato in Puglia, con il suo pesantissimo carico di 23 vittime e 50 feriti, sembra aver destato dall’oblio l’attenzione verso il trasporto ferroviario locale, di cui oggi si scopre la sua importanza per i 5 milioni di cittadini che lo utilizzano ogni giorno ed anche la sua arretratezza. Non manca praticamente nessuno – politica, istituzioni, stampa e mass media, commentatori ed esperti – tutti a scoprire che esistono ferrovie a binario unico, sistemi di blocco telefonico gestito da capistazione, che il sud è più indietro del nord anche sul trasporto ferroviario.

Noi ambientalisti non siamo sorpresi, da sempre abbiamo criticato gli scarsi investimenti ed i tagli al servizio di trasporto pubblico locale, sottolineato che 45 miliardi spesi per l’Alta Velocita Torino-Milano-Salerno hanno creato uno squilibro tra utenti delle reti ed aumentato il divario tra nord e sud del paese. Basta leggere il documentato rapporto annuale Pendolaria elaborato da Legambiente per avere un quadro esatto ed aggiornato della situazione, dove molte criticità sono anche al nord o sulla dorsale tirrenica ed adriatica.

La terribile notizia dell’incidente ferroviario fa ancora più scalpore perché stiamo parlando di binari e treni che sono un sistema di trasporto sicuro per eccellenza. Ma perché resti questo prezioso primato e perché l’offerta possa crescere in sicurezza servono investimenti, raddoppi dei binari là dove la frequenza elevata lo richiede, nuovi treni, nuove tecnologie di comando e controllo, serve una adeguata e costante formazione del personale. Perché l’errore umano purtroppo è sempre in agguato ma oggi esistono tecnologie e sistemi che garantiscono controlli supplementari e frenature automatiche per ridurre i rischi. Peraltro tecnologie che vedono le imprese italiane esportare in tutto il mondo queste innovazioni.
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A Modena un treno chiamato “Gigetto”

Treno Modena-Sassuolo
Treno Modena-Sassuolo
di Sergio Caserta

Come nel bel film di Elia Kazhan “Un tram che si chiama desiderio”, la bionda Vivian Leigh, sbarcando a New Orleans per raggiungere “i campi elisi”, sale sul tram “Desire”, così i pendolari di Modena sognano di poter continuare a usare il loro “Gigetto” con soddisfazione. Purtroppo non sarà facile.

Gigetto è un trenino che collega Modena a Sassuolo, linea ferroviaria antica fu realizzata nel 1881, quando l’industria automobilistica non regnava sovrana. Oggi, ancora ogni giorno, percorre la linea attraversando tutti i principali centri della provincia, campagne e aree industriali, in poco più di venti minuti.

Un servizio essenziale che collega i quattro poli sanitari: il policlinico di Modena, Villa Igea, il nuovo ospedale civile S. Agostino Estense di Baggiovara e quello di Sassuolo, circa tremila utenti giornalieri, quando le corse non sono soppresse. Il servizio è gestito dalla Fer Ferrovie Emilia-Romagna, in capo alla Regione. Qui cominciano i problemi: negli ultimi anni i tagli alle corse e la scarsa manutenzione hanno peggiorato il servizio che, se fosse mantenuto in efficienza, vedrebbe crescere gli utenti, invece si pensa a una sua soppressione.

Non è un mistero: la provincia di Modena ha reso esplicito il disegno di sostituire il treno gradualmente con servizi di autobus, perché su quelle aree sono previsti servizi “innovativi”, forse un nuovo treno moderno. Non è da escludere invece che si voglia, tanto per cambiare, edificare sulle aree che si libererebbero con la soppressione del treno.
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