Il giardino dei Finzi-Salvini

di Tommaso Di Francesco Il voto delle amministrative di domenica scorsa porta a termine, se possibile, lo stravolgimento che era del resto apparso evidente con i risultati delle elezioni europee. C’è la ripresa del Pd, ma assolutamente parziale, è sempre in discesa l’astro nascente del M5s, emerge su tutto l’affermazione forte quanto pericolosa della Lega […]

Cento (Ferrara): corsa contro il tempo per evitare il taglio delle scuole

di Massimo Corsini

Siamo ancora in tempo per salvare capre e cavoli. Se si aprirà fin da subito un tavolo tecnico e politico, potrebbero esserci tutti gli elementi per uscire da una situazione che finora sembra aver generato solo allarme. Questo è quello che crede la Cgil di Ferrara, per bocca della delegata Ania Cattani, in merito alla proposta del comune di Cento di riorganizzare la rete scolastica locale, passando da cinque istituti comprensivi a tre.

Si tratta di un’operazione che riguarda non solo il comune di Cento, ma anche l’unione dei comuni di Terre del Reno (di cui Sant’Agostino è il più grande), per un totale di 3650 alunni nel primo comune e 586 nel secondo. È bene chiarire fin da subito che non si tratta di cambiare o chiudere degli edifici, ma di una riorganizzazione amministrativa.

Ma perché c’è stata una reazione immediata di protesta sicuramente da parte dei lavoratori della scuola, ma anche da parte dei genitori? È sempre la stessa Cattani a spiegare che la proposta causerebbe alcuni effetti collaterali come la riduzione di diversi posti di lavoro, stimati dal sindacato circa 20 certi per quel che riguarda il personale Ata (bidelli e personale di segreteria), ma anche una probabile diminuzione di docenti in relazione al numero delle future iscrizioni: se verranno spalmati su più classi il numero di alunni che sarebbero stati iscritti all’istituto chiuso si avrà un rapporto alunni docente molto più alto chiaramente, e questo creerebbe un problema di garanzia rispetto al diritto allo studio.
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Caro Federico, auguri a te che oggi non hai potuto compiere trent’anni

di Marco Zavagli

Oggi avrebbe compiuto trent’anni. Oggi non ha compiuto trent’anni perché al ritorno da una serata in discoteca con i suoi amici si è fermato in un parchetto da solo prima di rincasare. E in quel parchetto sono arrivati quattro poliziotti.

Non so cosa farebbe oggi Federico Aldrovandi all’alba della sua quarta decade. Non so cosa facesse il 17 luglio del 2005, quando raggiunse la maggiore età e non poteva immaginare che quello sarebbe stato l’ultimo compleanno. Posso immaginare che farebbe qualcosa di simile a quello che fanno oggi i suoi amici. Quelli che passarono con lui l’ultima notte. Quelli che durante l’interrogatorio in questura venivano chiamati “drogati” o “tossici” e dipinti come “sciacalli” da un dirigente nazionale di un sindacato di polizia.

Andrea si è sposato. Vive e lavora a Ferrara. Ha due figli. Il primogenito si chiama Federico. Parme lavora anche lui in città. Si vedono ancora. La Spal è quasi sempre l’occasione per incontrarsi. Burro se ne è andato da tempo. Già al giudice Caruso spiegava che dopo quanto successo al suo amico non se la sentiva di proseguire gli studi.
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Migranti 2: dalla violenza dei trafficanti alle barricate di Goro

di Raffaele Masto

Dodici donne e otto bambini. Sono loro “i profughi” contro cui hanno fatto le barricate alcuni abitanti di Goro. Donne e bambini provenienti da Costa D’Avorio, Guinea ma in maggioranza dalla Nigeria.

Sono i classici migranti dell’Africa Occidentale che ingrossano la cosiddetta rotta mediterranea. Le nigeriane di solito arrivano da Benin City, megalopoli vicina alla capitale economica Lagos, un vero e proprio serbatoio di donne nigeriane che poi i trafficanti avviano alla prostituzione ricavandoci grandi profitti. Molte vengono ingannate da un fidanzato complice dei trafficanti, molte scappano dalla miseria, da una vita che non offre nessuna chance, altre fuggono dal Delta del Niger, regione tra le più violente al mondo, con una guerra strisciante e perpetua e inquinata pesantemente dalle grandi compagnie petrolifere. Altre ancora dal Nord, dalle zone dove opera la surreale setta di Boko Haram.

Tutte in fuga. Per uscire dal loro Paese senza un visto di ingresso in nessun altro, si mettono in mano a bande di trafficanti che estorcono denaro con minacce, finti giuramenti voodoo, con il sequestro dei passaporti che poi verranno venduti ad altri trafficanti. Poi alle porte del deserto altri trafficanti, ancora più crudeli, ancora più esigenti.
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Le raccolte ex-estensi non vanno disgiunte: c’è progetto e progetto

Palazzo dei musei di Modena
Palazzo dei musei di Modena
di Jadranka Bentini, già soprintendente per i Beni artistici e storici di Modena e Reggio Emilia e direttore della Pinacoteca nazionale di Ferrara)

Quando Adolfo Venturi scrisse nel 1882 la Regia Galleria aveva in mente di delineare, sulla base inoppugnabile dei documenti d’archivio, la storia dei due nuclei del grande collezionismo estense, quello originario della vecchia capitale, Ferrara, e quello modenese, cui la vendita di Dresda al grande Elettore di Sassonia e re di Polonia Federico Augusto III aveva inferto il colpo di grazia nel 1747.

Da allora la collezione aveva mutato pelle, perso pezzi ma al contempo acquisito altre opere, consegnata alla fine del XIX secolo al nuovo Regno d’Italia che la volle sistemare nell’ex Palazzo delle Arti, da allora Palazzo dei Musei. Due fattori emergono chiaramente dalle famose pagine venturiane, ribaditi da tutte le vicende critiche seguite fino ad oggi: delle mitiche raccolte di Alfonso I° custodite nel Castello Estense di Ferrara rimaneva ben poco, solo “resti” dopo l’emigrazione forzata dei grandi capolavori pittorici nei palazzi romani e da lì nei musei stranieri; Modena poteva contare comunque su di una serie di raccolte di valore altissimo non integre, ma nemmeno troppo sfaldate, saldate entro un unico patrimonio di marca nobiliare che riuniva in sé tutte le tipologie artistiche, dai manufatti ai libri.

E proprio questi ultimi avevano finito per costituire il nucleo più numeroso e denso di opere con punte qualitative, prima e dopo l’avvento della stampa, di valore ineguagliabile. La sistemazione nell’ex Albergo Arti di tutte le raccolte, comprese quelle lapidarie ed archeologiche, fu saggia e coerente con il senso di quell’eredità consegnata unitariamente alla nuova Italia, e per essa alla comunità modenese, dopo secoli di permanenza nel Palazzo Ducale.
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Biogas: la sospensione di Bondeno (Ferrara) e le sue contraddizioni

Impianto a biogas di Bondeno
Impianto a biogas di Bondeno
di Massimo Corsini

Teoricamente l’impianto a biogas di Bondeno, nel ferrarese, sarebbe stato bloccato fino alla fine di aprile. L’Unione dei Comitati unitamente a quello di Bondeno, ritiene, infatti, che si tratti di una sospensione puramente simbolica: è stato bloccato solamente uno dei quattro impianti da un megawatt ciascuno, ma “l’impianto in questione deve comunque continuare a mantenere attivi gli impianti in comune con le altre tre centrali” ragion per cui l’intero sistema continua a funzionare ugualmente.

Che senso ha allora la sospensione della Provincia di Ferrara? C’è chi crede a ragion veduta che si tratti una mossa cautelativa, tanto per stare dalla parte dei bottoni. Poiché l’Unione dei Comitati ha presentato una diffida molto articolata che evidenzia le irregolarità dell’impianto rispetto alla normativa comunitaria, la Provincia di Ferrara probabilmente ha pensato fosse bene tutelarsi accontentando un po’ entrambi: comitati e gestori della struttura.
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Ferrara, giornalisti antirazzisti crescono

CLANdestino - Foto di Redattori si diventa
CLANdestino - Foto di Redattori si diventa
di Francesca De Luca

La locandina del Resto del Carlino, qualche settimana fa, titolava: “Clonava bancomat. Inseguito e preso da due rumeni onesti”. Titoli simili appaiono normali in un’Italia annegata nei pregiudizi, in un paese nel quale il razzismo è divenuto così endemico da non stupire più. Accade a Ferrara, nel silenzio quasi generale. A denunciarlo sono ragazzi già adulti a dimostrazione che ci sono alternative alla rassegnazione.

Ragazzi-modello nel ruolo di insegnanti. Sono i giovani di Occhio ai media, un gruppo di lavoro nato tre anni fa da un’idea dell’associazione Cittadini del mondo. Hanno dai 14 ai 28 anni. Rania, Marco, Elena Sofia, Taha Idriss, Siham, sono solo alcuni, sovente nati in Italia, hanno genitori di origini marocchine, tunisine, pakistane, albanesi, romene, italiane. Hanno creato un vero e proprio osservatorio sulle modalità di diffusione delle informazioni. Dimostrando, dati alla mano, come negli ultimi anni si sia intensificato il ricorso ad epiteti razzisti, offensivi e lesivi della dignità della persona.

E l’impegno di questi giovani consiste nell’analizzare le modalità con cui vengono raccontate le notizie. La domanda che si ripete è: quanto un certo lessico influisce sulla costruzione dell’opinione pubblica? Perché tanta insistenza, nei fatti di cronaca nera, nell’evidenziare la nazionalità del presunto autore di un reato quando non è italiano. Titoli che oltrepassano il grottesco, come quello citato all’inizio, appaiono normali in un’Italia annegata nei pregiudizi. Il compito che questi ragazzi si sono prefissi è ricordarci che, invece, questo atteggiamento racconta di un paese abituato a comportamenti scorretti ormai consuetudinari che non possono, e non devono, essere accettati.
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Ferrara, Hera: beni comuni in super saldo?

Heradel Comitato Acqua Pubblica di Ferrara

Il Comune di Ferrara ha deciso nel giugno scorso di vendere una parte delle azioni di HERA (non vincolate dal patto di sindacato), e l’assessore Marattin ha annunciato l’intenzione di venderne altre nella seconda metà del 2014 alla scadenza del patto di sindacato. Ora che il titolo in borsa continua a volare basso e i tempi stringono per il bilancio comunale, invece di cambiare strategia, la giunta Tagliani chiede di poter svendere le azioni a qualsiasi prezzo. Con perdite quantificabili in centinaia di migliaia di euro.

Bisogna innanzitutto partire da una semplice affermazione: si tratta di una operazione di privatizzazione del patrimonio pubblico, in netto contrasto con il pronunciamento dei cittadini al Referendum del giugno 2011.

Il combinato di misure come l’assoggettamento al patto di stabilità, la privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti, l’accentramento delle risorse fiscali allo Stato, la consegna del debito dei Comuni alle banche ed al sistema finanziario, creano una situazione che le Amministrazioni locali non sono più in grado di sostenere. Ma non per questo le amministrazioni possono sentirsi autorizzate a scegliere la scorciatoia “più facile”: alienare il patrimonio pubblico, privatizzare i servizi pubblici locali, l’assistenza, la scuola, la sanità, il territorio.
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Acqua Pubblica

“Fare cassa” a Ferrara: il Comune vende azioni Hera e in regione viene imitato anche da altri centri

dei Comitati Acqua Bene Comune dell’Emilia Romagna

Il Comune di Ferrara ha deciso di vendere una parte delle azioni di HERA (non vincolate dal patto di sindacato), e l’assessore Luigi Marattin ha annunciato l’intenzione di venderne altre nella seconda metà del 2014 alla scadenza del patto di sindacato. Un orientamento comune ad altre amministrazioni del territorio emiliano-romagnolo, tutte necessitate, così dicono, dal bisogno di “fare cassa”.

Bisogna innanzitutto partire da una semplice affermazione: si tratta di una operazione di privatizzazione del patrimonio pubblico, in netto contrasto con il pronunciamento dei cittadini al Referendum del giugno 2011. Il combinato di misure come l’assoggettamento al patto di stabilità, la privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti, l’accentramento delle risorse fiscali allo Stato, la consegna del debito dei Comuni alle banche ed al sistema finanziario, creano una situazione che le Amministrazioni locali non sono più in grado di sostenere. Ma non per questo le amministrazioni possono sentirsi autorizzate a scegliere la scorciatoia “più facile”: alienare il patrimonio pubblico, privatizzare i servizi pubblici locali, l’assistenza, la scuola, la sanità, il territorio.

Si affronta quindi il problema della crisi finanziaria dei Comuni non a partire dalle cause, da un audit pubblico sulla natura del debito, ma con un atteggiamento supino, di adattamento, funzionale proprio agli obiettivi di chi ha voluto creare questa situazione per favorire le privatizzazioni. I partiti che governano in sede locale, sono gli stessi che in parlamento approvano i tagli, la costituzionalizzazione del “pareggio di bilancio”, e le conseguenti politiche di privatizzazione.
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Ferrara, #StopTheCoisp: scatti dal sit in in solidarietà alla famiglia di Federico Aldrovandi

Foto di Daniele Leardini Ferrara, in piazza Savonarola, per manifestare solidarietà a Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi, in risposta alla manifestazione del Coisp a favore dei quattro poliziotti condannati per l’omicidio colposo del diciotenne.

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