Femminismo e lotta di classe: un’inchiesta sul lavoro femminile in Sardegna

di Marta Meletti e Isabella Russu

Come Telèfono Ruju-Telefono Rosso, campagna nata all’interno del soggetto-progetto politico “Caminera Noa”, abbiamo deciso di lanciare un questionario per analizzare le condizioni di lavoro delle donne in Sardegna. Il nostro obiettivo è quello di arrivare ad avere un quadro, quanto più dettagliato possibile, del lavoro femminile in tutte le sue forme all’interno del territorio sardo, e vorremmo raggiungere donne di ogni età e provenienza, che affrontano condizioni di lavoro diverse e differenti problematiche ad esso connesse.

Perché un questionario sul lavoro femminile? Telèfonu Ruju vuole creare un argine allo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori occupandosi di contrasto al lavoro nero, ai tirocini che nascondono lavoro pagato male o non pagato e in generale a tutti i soprusi che dilagano nel mondo del precariato e del lavoro stagionale.

Le donne, in quanto tali, subiscono una duplice forma di sfruttamento, sia da parte del sistema economico capitalistico e colonialistico che della società patriarcale. Da un lato svolgono infatti il lavoro produttivo (salariato o autonomo), il lavoro nel senso più comune del termine, soggetto alle dinamiche interne al sistema economico, spesso precario e malpagato.
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Slessico familiare: se le cose sono parole

di Bruno Giorgini

Secondo Democrito le cose sono parole, e da qui nasce l’ipotesi atomica di costituzione della materia. Se le cose sono parole, allora così come le parole sono composte di lettere, per definizione indivisibili, le cose devono essere composte di particelle indivisibili, gli atomi (atomos=indivisibile). Non so se Guido Viale scrivendo Slessico Familiare avesse in mente questa storia, certo che il suo libro attorno alle parole si struttura facendone una praxis rivoluzionaria (Gramsci), ovvero prefigurando la creazione di un nuovo mondo (un ordine nuovo).

Meglio, seguendo Wittgenstein, laddove scrive “immaginare un nuovo linguaggio significa immaginare una forma di vita”, Viale pagina dopo pagina immagina una nuova forma di vita che ci propone, non inventando dal nulla ma dando nuovo senso e pregnanza a parole note, e spesso usurate. Il libro assume delle parole capostipite, i capitoli, che generano delle filiere, i paragrafi, dove prende corpo un’altra messe di parole che costituiscono i mattoni “elementari”, che spesso elementari non sono e così invece di restarsene acquattati lì in fondo alla scala gerarchica, rimbalzano fino a emergere al fianco dei capostipiti, guizzando qua e là come delfini.

Se vogliamo dirla in altro modo, Viale ha costruito qualcosa di molto simile a un sistema critico che si autorganizza, il capostipite di una larga collezione di sistemi complessi. Ma vediamo più da vicino. Alcuni capitoli: Territori del Patriarcato, Deserti della Vita, Poteri dell’Anima, Natura e cultura, Potenza del Capitale, Bracieri Spenti, L’Aldilà delle Merci, Uso e Riuso, e altri sei, in tutto quattordici capostipiti. Se ora andiamo ai paragrafi, troviamo Soggetto, Sorellanza, Atomi, Conoscenza, Ascolto, Ecologia della Mente, Profughi, Razzismo, Diritto alla Città, L’Uomo Indebitato, Sopraffazione, Autogoverno, Aura, Apocalisse, Saperi Ignoranti, Vite di Scarto, Ricreare oltre a molti altri.
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Rosi Braidotti e il femminismo post umano nel capitalismo avanzato: con o senza genere?

Femminismo postumano di Braidotti
Femminismo postumano di Braidotti
di Claudia Landolfi

Il Postumano di Braidotti (edito da Derive Approdi, 2014) è un libro di etica. Un libro che può risultare, di primo acchito, difficile. Per conquistare delle chiavi di accesso interpretative e orientarsi nella multiforme e intenzionalmente frastagliata proposta teorica, è utile rimandare al dibattito interdisciplinare che è stato prodotto negli ultimi decenni nell’ambito dei Gender Studies, Postcolonial Studies, Media Studies e Cultural Studies.

Inoltre, il testo presuppone anche una certa familiarità con le problematiche e le pratiche critiche introdotte dai movimenti femministi, ecologisti-ambientalisti, animalisti. Non mancano riferimenti importanti all’avanzamento nell’ambito delle biotecnologie, al capitalismo cognitivo, al post-strutturalismo, alla ‘svolta affettiva’, alla nozioni di biopotere, bios, zoe, solo per citarne alcuni. Poiché il quadro di riferimento teorico, com’è evidente, è troppo ampio per poterne dare conto in questa occasione, ci limiteremo ad analizzare alcune parole chiave del complesso lavoro di Braidotti. Innanzitutto ‘postumano’. Che cos’è il postumano?

Postumano è una traccia che registra una serie di fenomeni che si presentano nella contemporaneità e che sono difficilmente ascrivibili al modello tradizionale occidentale di anthropos (e ai suoi logoi). Quando pensiamo all’anthropos, infatti, si para innanzi alla nostra mente subito un’immagine, una rappresentazione che ha un potere evocativo universale, una capacità di impressione sul mondo. Un modello, appunto, che si presuppone essere la forma dell’ente umano al contempo già presente e inscritta nel nostro naturale esistere e ciò a cui tendere, in un movimento finalizzato a un continuo perfezionamento delle modalità di adesione e raggiungimento di questo modello.
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Le ragazze del porno: 10 cortometraggi per raccontare l’eros al femminile

di Noemi Pulvirenti

La loro missione è quella di portare sullo schermo la loro personale visione del genere cinematografico in 10 cortometraggi, raccolti in un unico film collettivo dal titolo provvisorio My sex. Le ragazze del porno sono donne dai 25 fino ai 70 anni e sono: Mara Chiaretti, Erica Z. Galli e Martina Ruggeri per Industria Indipendente, Tiziana Lo Porto (ideatrice del progetto), Anna Negri, Regina Orioli, Titta Cosetta Raccagni, Lidia Ravviso, Emanuela Rossi, Slavina, Monica Stambrini e Roberta Torre.

La campagna di crowdfunding che hanno lanciato sul sito indiegogo.com servirà a realizzare tre delle dieci storie: «Mano di velluto» di Regina Orioli, «Seratina» di Anna Negri e «Queen Kong» di Monica Stambrini. Il progetto nasce dalla volontà di portare anche in Italia questo genere che, soprattutto da parte delle registe donne, non è acqua calda. Infatti una delle prime pioniere è Annie Sprinkle, performer, ecosessuale autodichiarata e prima pornostar a ottenere un dottorato di ricerca; trascorre gran parte degli anni Ottanta in prima linea nei contenziosi dibattiti sulla pornografia femminista. E si afferma anche come regista, girando il suo primo film porno Teenage Deviate nel 1975.
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Rossana Rossanda e il Novecento delle donne

Pubblichiamo questo articolo in vista della presentazione del libro di Rossana Rossanda organizzata dall’Associazione Il Manifesto in Rete per il prossimo 13 gennaio (Quando si penvasa in grande, Einaudi, 2013).

di Lea Melandri

Nella prefazione al libro che raccoglie i suoi “colloqui” con venti testimoni del Novecento (“Quando si pensa in grande”, Einaudi 2013), Rossana Rossanda scrive: «Gli interrogati sono tutti uomini, come se non avessi incontrato nessuna donna coinvolta nella politica “classica” del Novecento. Dico “classica” perché i personaggi femminili più impegnati che ho avuto la fortuna di conoscere lavoravano su quella questione fondamentale che poteri, storia e diritto hanno sempre tenuto sottotraccia, cioè il rapporto e conflitto di genere che percorre tutta la vicenda umana (…) Escluse per secoli dalla res publica, non ne hanno rielaborato i dilemmi, li guardano a distanza, ne diffidano (…) Quanto a uomini che si siano interessati non occasionalmente dei fondamenti della res pubblica, ne ho incontrato di rado; tutti ormai rendono formalmente omaggio alle questioni di genere ma raramente vi ragionano aprendo degli squarci decisivi nella lettura della storia e del presente».

I “testimoni” del Novecento con cui Rossana ha dialogato attraverso le pagine del Manifesto – Lukàcs, Sartre, Althusser, Allende, Mendès France, Ingrao, ecc.- appartengono a una componente fondamentale della sua storia politica di comunista e agli interrogativi che l’hanno attraversata nel corso del secolo. Ma un posto non secondario nel suo Novecento hanno avuto le “conversazioni sulle parole della politica”, tenute a Radiotre nel 1978 con alcune femministe note per il loro impegno, come Lidia Campagnano, Paola Redaelli, Licia Conte, Lidia Menapace, Manuela Fraire. Sono gli anni in cui Rossana scrive articoli di straordinaria intensità dettati – come dirà lei stessa nel libro che li raccoglie, Anche per me (Feltrinelli 1987) – «dalla memoria o dal non semplice dialogo col movimento delle donne; così rispondevo ai problemi della persona, tardi nella mia vita legittimati a una scrittura».
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Non per odio ma per amore: intervista a Paola Staccioli e Haidi Gaggio Giuliani

Non per odio ma per amoredi Barbara Romagnoli

Tamara Bunke, Elena Angeloni, Monika Ertl, Barbara Kistler, Andrea Wolf, Rachel Corrie. Due tedesche, una svizzera, una italiana, una americana, una argentina di origine tedesca. Sono le protagoniste di «Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste» [Derive Approdi, 2012] libro scritto a quatto mani da Paola Staccioli e Haidi Gaggio Giuliani.

Pagine costruite in un rimando continuo fra passato e presente, fra le vicende di queste donne e quello che significano oggi per noi, donne, e uomini, del futuro. Sono 6 storie accomunate dalla scelta di abbandonare i privilegi e le comodità della propria vita per andare a lottare a fianco di popoli in rivolta. Per ragioni varie, per realizzare il comunismo, per pacifismo, per l’esigenza di liberarsi e aiutare a liberare altre persone dal giogo dell’oppressione che come sappiamo ha tanti volti.

Non è un libro facile, non si legge tutto d’un fiato, ha bisogno di pause. Perché sono storie tanto belle quanto dolorose, che ci chiamano in causa sui nostri egoismi e timori di affrontare i conflitti, di prenderne parte e scegliere da che parte stare. Ma è un libro necessario, perché alimenta la memoria, radice preziosa per ogni battaglia futura.
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