Lavorare nel meraviglioso mondo di Federmeccanica

Monitor sul lavoro di Federmeccanica
Monitor sul lavoro di Federmeccanica
di Giorgia Fattinnanzi

Di cosa hanno bisogno i lavoratori metalmeccanici? Come vivono la loro condizione lavorativa? Cosa vorrebbero cambiare o migliorare nella loro azienda? Sono felici sul posto di lavoro, hanno abbastanza amici? Sono queste le domande che gli imprenditori di Federmeccanica si pongono, aggiungendo all’analisi sull’andamento delle aziende metalmeccaniche, uno studio commissionato a Community Media Research sulle condizioni di lavoro dei loro dipendenti.

È inutile aprire una discussione su come siano stati scelti i 1100 lavoratori (compresi i dirigenti) a cui queste domande sono rivolte, anche se la curiosità è tanta. Intanto si può dire che solo il 42,8% del panel riguarda i lavoratori dell’industria (il resto sono impiegati nei servizi) e, di questi, solo il 31,4% sono metalmeccanici.

Da un lato, l’ironia nasce spontanea di fronte a chi già teorizza – come analisi dello studio – la fine della lotta di classe, che cede il passo all’identificazione personale del lavoratore nella propria impresa. Come se, chi pratica il conflitto, non sentisse altrettanto “sua” l’impresa in cui passa per anni la maggior parte della sua giornata e se il suo destino non fosse anche una sua priorità.
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Maurizio Landini - Foto da Wikipedia

Landini: “Rappresentanze in tilt, democrazia da ricostruire”

di Gabriele Polo

“Di fronte a una crisi globale – politica che mina la democrazia, economica che rovina milioni di persone – sarebbe follia restare fermi sperando che passi la nottata, senza affrontare i nodi dei problemi. Bisogna rimettere tutto e tutti in discussione”. Maurizio Landini non usa mezzi termini per analizzare l’Italia di oggi.

Iniziamo dalla politica. C’è stato un voto che sembra buttare tutti all’aria. Sorpreso?

Non molto. Questo è un voto che cambia completamente il quadro politico, basta pensare che il 25% non ha votato e un altro quarto dell’elettorato ha scelto i 5 stelle cioè ha votato “contro” l’esistente. Lo spostamento di milioni di voti – persi da tutti i partiti tradizionali – evidenzia la crisi di rappresentanza politico-istituzionale, confermata anche dalle analisi sociali del voto: moltissimi operai e lavoratori precari hanno votato per Grillo, cioè hanno chiesto un cambiamento. Tutto questo non è liquidabile come antipolitica, segnala anzi una domanda di partecipazione.

Quanto hanno inciso la crisi economica e le scelte del governo Monti?

Moltissimo. Monti è il vero sconfitto di queste elezioni. È stato un voto contro le politiche d’austerità europee e tutti i partiti che le hanno sostenute, compreso il Pd. Le persone si sono sentite poche rappresentate e quindi nel messaggio grillino del “mandiamoli tutti a casa” si sono ritrovati l’operaio che perde il posto di lavoro con l’imprenditore che chiude l’azienda. Dall’innalzamento dell’età pensionabile alla crescente disoccupazione alle rigidità di bilancio, si è creata una miscela che ha acceso il voto grillino raccogliendo consensi politicamente e socialmente trasversali.
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C’era una volta la meccanica italiana

Federmeccanicadi Francesco Piccioni

Orizzonte nero, nessuna luce in fondo al tunnel. Federmeccanica, presentando la sua relazione trimestrale, non ha lasciato spazio a intepretazioni ottimistiche, né sul recente passato né sull’immediato futuro.

Oggi lo si capiva ancora prima che Roberto Santarelli, direttore generale direttore generale dell’associazione delle imprese metalmeccaniche, e Angelo Megaro, capo dell’Ufficio studi, cominciassero a snocciolare le cifre di una crisi senza vie d’uscita. Non solo dai volti, non proprio gioviali. Manca infatti il vicepresidente delegato a queste presentazioni, Roberto Maglione. Il quale è anche vicepresidente di Finmeccanica – uno dei pochi scampati all’inchiesta giudiziaria che ha mandato in carcere il presidente Orsi – impegnato perciò nella vasta “riorganizzazione” del gruppo industriale controllato dallo Stato dopo gli arresti al vertice e i contratti internazionali congelati (l’India, in primo luogo).

Disavventure giudiziarie a parte, tutto il settore metallurgico italiano sembra aver fatto un passo oltre il limite del baratro. La recessione “tecnica” dura ormai da 18 mesi, con sei trimestri che hanno inanellato un segno meno dopo l’altro, con l’unica eccezione dell’estate di quest’anno, dove però – come spiega Megaro – “hanno avuto un ruolo i criteri statistici di destagionalizzazione” che servono a compensare i volumi di produzione con i giorni effettivamente lavorati.
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