Sindrome 1933 e sindrome leghista

di Sergio Caserta L’ascesa del nazismo negli anni Trenta del secolo scorso ebbe come corollario la deriva democratica e l’illusione che Hitler non avrebbe mai potuto vincere e in seguito che non avrebbe compiuto quel che poi fece agli ebrei e a tutti i suoi oppositori. Leggendo il bel saggio di Siegmund Ginzberg Sindrome 1933 […]

La banalizzazione della paura: da via terapeutica a strumento di potere

di Aldo Lotta “Noi lo diciamo, loro lo hanno fatto” (Ada Colau, sindaca di Barcellona) – “Le persone sono più importanti delle storie” (Wim Wenders, regista, autore de “Il volo”, sull’esperienza di Riace). Sono testimonianze vivide, emotivamente partecipate, sulla vicenda del paesino della Calabria che in questi tempi è assurto al centro dell’attenzione del mondo […]

L’onda nera. La resistenza delle città

di Bruno Giorgini L’onda nera dei nazionalismi, nazional fascismi, sovranismi fino ai nazismi è stata in Europa contenuta dagli argini costituiti dal voto. Se per un verso popolari e socialisti sono regrediti, per l’altro sono emersi i verdi con cifre di tutto rispetto a compensare, mentre anche i liberali si sono rafforzati, talchè appare ragionevole […]

Gino Strada: “Siamo dentro un nuovo fascismo”

di Chiara Cruciati «Com’è possibile aver fatto negli ultimi 200 anni delle scoperte incredibili, realizzato cose impensabili in tutti i campi, nella medicina, la chimica, le nanotecnologie, ma non essere stati capaci di progredire sul piano etico? Capire che ammazzarsi tra noi è un non senso, è contronatura». Gino Strada la guerra la conosce bene. […]

“Via Libia” non è mai una strada innocente

di Wu Ming 1

L’Italia detiene molti primati. Una frase che può avere diverse interpretazioni: in effetti, lo Stato italiano tiene in carcere molti esseri umani, che con scimmie e proscimmie fanno parte dell’ordine dei primati. Ma qui per primati intendiamo le primazìe: le volte che un italiano è stato il primo a compiere un’impresa o scoprire qualcosa, o gli ambiti e settori dove l’Italia “primeggia”. […] A noi, qui, interessa una terza categoria: quella dei primati veri ma mai ricordati, e perciò sconosciuti alla grande maggioranza degli italiani. L’Italia ha compiuto il primo bombardamento aereo della storia. Lo ha fatto nei pressi di Tripoli, durante la guerra di Libia, l’1 novembre del 1911. Nel 2011 abbiamo festeggiato il centenario con un remake, partecipando ai bombardamenti Nato contro la Libia.

L’Italia è stata la prima potenza coloniale a innalzare un “muro della vergogna” nel mondo arabo. Ben prima del muro israeliano, o delle barriere di Ceuta. Anche quest’impresa l’abbiamo fatta in Libia, per la precisione nella sua regione orientale, la Cirenaica. […] Nel 1930, a quasi vent’anni dall’invasione, l’Italia occupa quasi solo le città costiere, mentre nell’entroterra, soprattutto in Cirenaica, si scontra con durissime resistenze. I partigiani senussiti, guidati dall’anziano insegnante ‘Omar al-Mukhtar, sono l’incubo del governatore Pietro Badoglio e del vicegovernatore Rodolfo Graziani. ‘Omar ha più di settant’anni e combatte l’Italia fin dalla prima invasione della Libia. La sua abilità strategica, la conoscenza del territorio e l’appoggio della popolazione consentono alle bande armate beduine, i duar, di ridicolizzare il nemico con tattiche mordi-e-fuggi.
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Fascismo - Foto di Ian M.

Prove di estrema destra

di Gianfranco Pagliarulo

In Abruzzo vince il centrodestra a trazione leghista, con l’annunciato boom del partito di Salvini, perde in modo pesante il Movimento 5Stelle, ottiene un risultato segno di una qualche ripresa l’alleanza di centrosinistra. Una parziale conferma di questo trend proviene dal recente sondaggio sulle elezioni europee che dà la Lega oltre il 32% e il M5S a meno del 26%. Questo è l’essenziale; vedremo se in qualche misura tali prospettive verranno confermate dai ravvicinatissimi ulteriori appuntamenti elettorali. In ogni caso val la pena la pena soffermarsi su alcune questioni.

Inesorabilmente il baricentro del governo, già fortemente sbilanciato a favore della Lega in barba all’esito delle elezioni politiche e dei conseguenti rapporti di forza in Parlamento, si sta spostando verso il partito di Salvini. Le scelte del ministro-segretario del partito e degli altri ministri e sottosegretari leghisti indicano che in Italia c’è oggi un governo di estrema destra che non ha alcun riscontro dal dopoguerra e che può portare il Paese ad una forma moderna di Stato autoritario. Altro che scomparsa della destra e della sinistra!

Questo governo non ha mai speso una parola (e tanto meno dato vita ad un fatto) per contrastare l’azione dei gruppi neofascisti, che è sempre più diffusa e pericolosa; c’è il web, dove alla tradizionale debordante presenza di pagine “nere” si aggiunge – come dimostrato da un’interessante inchiesta di Left in via di pubblicazione – il moltiplicarsi di gruppi “segreti” della stessa matrice, che sguazzano nell’odio, nella violenza e nel razzismo e in cui sempre più spesso si fa richiamo all’uso delle armi da fuoco.
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Contro il nuovo fascismo, l’Europa dei popoli

Fascismo - Foto di Ian M.

di Angelo d’Orsi

Recentemente un noto storico italiano, Alberto De Bernardi, ha pubblicato un pamphlet con ambizioni storiografiche, per dichiarare che non ha senso ormai parlare di antifascismo in quanto il fascismo appartiene a una stagione lontana e irripetibile. E che chi lancia appelli contro il ritorno del fascismo finisce per intorbidare le acque, impedendo una libera dialettica democratica.

Si tratta di una tesi non nuova, già autorevolmente sostenuta da Renzo De Felice, massimo studioso del fascismo, e biografo (innamorato) di Mussolini e che periodicamente viene riproposta. Chi la pensa così, dimentica che il fascismo è sì un fenomeno storico, nato come movimento dei Fasci di combattimento in Italia nel 1919, ma è presto divenuto un modello politico, a cui si sono rifatti molti emulatori, individuali e collettivi. E dimentica anche che la forza del fascismo consiste nella sua capacità di cambiare sembiante adattandosi alle situazioni storiche, ai climi culturali: ma la sua sostanza non muta. E in che cosa consiste tale sostanza?

Innanzi tutto nella concezione antiegualitaria che investe gli individui e i popoli: ossia è “naturale” che sussistano differenze tra gli uni e gli altri, differenze che postulano gerarchie, considerate immutabili e necessarie. Nel sistema mentale fascista l’antiegualitarismo è il rifiuto di ogni politica e ogni ideologia che vadano nel senso della riduzione o della eliminazione delle disuguaglianze: giuridiche politiche economiche culturali.
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“Fascismo”: il nome e la cosa

di Paolo Favilli

La riattivazione della pesante eredità del fascismo storico è cominciata già nella seconda Repubblica, con il berlusconismo e la fine della conventio ad excludendum nei confronti dell’MSI. La riflessione storiografica contemporanea lo conferma.

1) L’uso del termine «fascismo» per indicare aspetti tutt’altro che marginali dell’attuale governo a trazione Salvini è al centro di un dibattito fortemente controversistico sul rapporto tra il «nome» e la «cosa». Una discussione che si svolge a diversi livelli: quello degli studiosi di professione, quello degli ex studiosi (personaggi che non fanno più ricerca reale da qualche decennio), quello dei giornalisti «colti» (si sono a suo tempo laureati in storia, ma non hanno mai praticato davvero il mestiere e ignorano del tutto le logiche dell’indagine analitico-epistemologica) e giornalisti-propagandisti tout court. Inevitabilmente questi diversi livelli finiscono per incrociarsi nelle necessità di scelta inerenti all’odierna temperie politica.

Uno dei filoni di questo intreccio, nel negare le possibilità di un’analogia tra il fascismo storico ed elementi caratterizzanti il momento attuale definiti tramite il termine «fascismo», appare interessato, soprattutto, alla banalizzazione di tali fenomeni. E la banalizzazione è un modo particolarmente efficace per immetterci in una «notte in cui tutte le vacche sono nere» e le parole perdono il senso profondo del loro significato, nella storia e soprattutto nella memoria.
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Antifascismo, l’Anpi lancia il fronte europeo: “Bisogna reagire alla paura alimentata dalle destre”

Raduno nazista - Foto di Polisblog.it

di Carmine Saviano

Una lenta ma costante infiltrazione di neofascismo, razzismo, antisemitismo, xenofobia. Un’ombra nera che si addensa sulle democrazie europee e non solo. Dai proclami della destra estrema che corrono sui social network agli atti semplicemente vergognosi cui assistiamo giorno dopo giorno: le pietre d’inciampo a ricordo dei cittadini ebrei romani divelte a Roma sono solo l’ultimo esempio. Come fronteggiare l’orda nera? Cosa significa, nel 2018, essere antifascisti?

Parte da questa analisi e da questa domanda la due giorni organizzata a Roma dall’Anpi, l’associazione dei partigiani italiani presieduta da Carla Nespolo. Analisi e diagnosi, ma anche la proposta di costruire un fronte comune europeo e una richiesta alla politica: “Impegno senza sconti per evitare comportamenti e stili di vita che possono alimentare questo clima deteriore che va montando”.

Numerosi gli interventi, firmati dai protagonisti dell’antifascismo provenienti da ogni parte del mondo. Come quello della senatrice a vita Liliana Segre. Prima il richiamo alle norme: “Le leggi che vietano ogni forma di attività e propaganda fascista e che dispongono la chiusura di sedi che sono autentiche scuole di violenza esistono e vanno applicate”.
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Conte e la sindrome dell’8 settembre

di Salvatore Settis

Da una decina d’anni o giù di lì si è inventata in Italia l’inedita figura del quirinalista, esemplata su quelle del cremlinologo o del vaticanista. Si sente invece ancora, ed è una lacuna, la mancanza dello specialista in esternazioni dei presidenti del Consiglio. Sarà perché gli inquilini di Palazzo Chigi reggono poco, fino a una qualche congiura di palazzo (appunto); ma insomma la parte del palazzo-chigista qualcuno dovrebbe pur farla. Proviamoci.

L’8 settembre 2018 il presidente del Consiglio in carica teneva a Bari il discorso inaugurale dell’82^ Fiera del Levante. Il sito di Palazzo Chigi conserva il video, dove ricorre un passo su cui meditare (minuti 4:01-5:16). Riportiamolo fedelmente, con la precisazione che Giuseppe Conte non stava improvvisando, ma leggeva da un testo scritto, e dunque dopo matura riflessione: “Oggi è l’8 settembre. Una data particolarmente simbolica della nostra storia patria, perché in quell’estate di 75 anni fa si pose fine ad un periodo buio della nostra storia, culminato con la partecipazione dell’Italia a una terribile guerra. Con l’8 settembre inizia quel periodo di ricostruzione prima morale e poi materiale del nostro paese.
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