Non ci sono solo le fake news: esistono anche le fake law

di Vincenzo Vita

Dalle fake news alle fake laws. Si tratta di leggi infarcite di cattive promesse e cariche di emotività emergenziale. Un caso di scuola è rappresentato dalla proposta (Atto Senato 2688, depositato lo scorso 7 febbraio) sottoscritta da diversi parlamentari “trasversali”, sotto la prima firma dell’esponente del gruppo “Ala” Adele Gambaro: “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”.

E’ un testo che oscilla, purtroppo, tra la ridondanza e il rischio di favorire la censura. Infatti, l’articolato si sovrappone a forme di reati -diffamazione, diffusione di notizie false e tendenziose – già ampiamente previste dai codici ma qui impropriamente dilatati. L’eccesso di zelo si trasforma, al di là delle intenzioni, in un bavaglio bello e buono.

Che significa, infatti, “destare pubblico allarme”? O “fuorviare settori dell’opinione pubblica”? Attenzione all’eterogenesi dei fini. Per contrastare campagne razziste, il bullismo, l’apologia del fascismo o simili trasgressioni la legislazione vigente è sufficiente. Va applicata, ovviamente. E qui si apre – se mai – l’annoso capitolo che riguarda le autorità vigilanti, cui si dovrebbero riferire oneri e onori del caso. Le logore grida manzoniane non colpiscono, come è noto, la vera criminalità, mentre costituiscono una sorta di intervento preventivo ai danni dei “normali” utenti e navigatori.
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