Manifesta 2015: il cibo, modelli di sviluppo e il capitalismo predatore, estratti di un confronto

Durante la Manifesta 2015, nella giornata dell’11 luglio scorso, uno dei dibattito in programma riguardava EXPO – EATALY – FICO: modelli di sviluppo o l’altra faccia del capitalismo predatore? Hanno partecipato Pier Paolo Lanzarini (Associazione CampiAperti), Peppino Cilento (Cooperativa Olearia Nuovo Cilento), Adriano Turrini (presidente Coop Adriatica) e Guido Viale (ambientalista), moderati dal giornalista Loris […]

Musei: va in scena una politica cultura da avanspettacolo

di PubblicaMente Musei Bologna, lavoratori autorganizzati dell’Istituzione Bologna Musei

Una politica culturale da avanspettacolo, in cerca di soubrette capaci di improvvisare, sull’illustre palcoscenico dei musei comunali, molteplici numeri d’arte varia per attrarre improbabili investitori e rivestire di lustrini l’impianto agonizzante dell’Istituzione Musei. Tutto con il sottofondo martellante e monotono dell’usurato motto “bambole, non c’è una lira”.

È questa la trama, sottesa da tempo alla politica culturale di Bologna, che governa anche il “concorso” (più propriamente un avviso di selezione) per trovare il prossimo direttore o direttrice dell’Istituzione: un capro espiatorio annunciato, per un’amministrazione che ha da tempo abdicato alle sue responsabilità civiche. Ai sei coraggiosi candidati e candidate che si sono presentati al colloquio non è stata somministrata una sola domanda che riguardasse una visione della cultura.

Tutti i quesiti, pur fantasiosamente declinati, riguardavano due soli aspetti: la conoscenza delle cervellotiche regole che guidano la pubblica amministrazione locale, da un lato, e le più diverse strategie per trovare soldi interagendo astutamente con il “privato”, dall’altro. Niente sulle attività proprie dei musei, finalizzate in primo luogo alla tutela e alla valorizzazione dell’immenso e preziosissimo patrimonio che questa città possiede. E con città ci si riferisce, sia chiaro, ai cittadini e alle cittadine tutti, purtroppo scarsamente consapevoli di quanto la Giunta municipale tenga in poco conto le loro proprietà.
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Qualche altra domanda sull’Expo

Expo a Milano
Expo a Milano
di Daniele Barbieri

Io sono d’accordo con l’impianto del discorso di Maria G. Di Rienzo (è qui: Qualche domanda sull’Expo, se non lo avete letto in “bottega”). Aggiungo qualche domanda che rivolgo anche a me stesso, visto che un po’ di idee confuse ce l’ho.

  • 1. L’emittente fa parte del messaggio? Detto in parole più semplici (che rubo allo psicanalista brasiliano Hélio Pellegrino): «Se Giuda Iscariota passasse una petizione in solidarietà a Gesù Cristo io non la firmerei». Il concetto è chiaro; commentava Augusto Boal (in «L’estetica dell’oppresso») «messaggio ed emittente sono strettamente connessi». Se è così ne deriva che io non posso avere nulla a che fare con le narrazioni, con le richieste, con le “petizioni di solidarietà” (anche quelle apparentemente più ragionevoli) dei media di regime e della politica “troikizzata”? Ovvero: quelli che mi/ci chiedono di condannare la violenza di Milano sono gli stessi che fomentano le guerre e attizzano il massacro sociale. E allora mi/vi chiedo: con loro c’è qualcosa da spartire? O dobbiamo fare i conti solo con le devastanti menzogne che raccontano alla gente e che producono effetti ben peggiori di qualsiasi “Milano a ferro e fuoco” per un pomeriggio?
  • 2. È possibile per noi che siamo fuori dal “coro” dire che siamo contro i black bloc ma urlare ben più forte che più grande violenza è quella dell’Expo? Che la sola idea di affidare una kermesse sull’alimentazione agli affamatori e inquinatori del mondo è un atto di guerra?
  • 3. Per quanto riguarda il rolex al polso, citato da Maria G. Di Rienzo, ma anche le interviste (sui giornali o in tv) a sedicenti rivoluzionari, a cittadini sdegnati o ai soliti noti posso ricordare che se dietro i black bloc (black boh… a mio avviso) esiste un minino (o un massimo?) di “sceneggiatura” questi ruoli sono previsti? Davvero nessuna/o ricorda più la sedicente-seducente infermiera in lacrime che al Congresso Usa racconta di aver visto gli iracheni staccare le incubatrici ai bambini? (Cfr qui http://en.wikipedia.org/wiki/Gulf_War se nulla ne sapevate).

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Angelo Vassallo

Expo e dieta mediterranea: si pensa davvero alla salute dei cittadini?

di Dario Vassallo, presidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore

“Un sindaco non deve soltanto pensare allo sviluppo di un territorio, dare dei buoni depuratori, dare una buona assistenza scolastica, deve anche pensare alla salute dei cittadini. Da qui, la nostra missione. Noi siamo come missionari, lo facciamo con amore perché ci crediamo”. Parlava così Angelo Vassallo nel 2010 a proposito della dieta mediterranea, quell’insieme di pratiche, conoscenze, saperi e spazi culturali che le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e tramandato nel corso dei secoli come una perfetta sintesi tra ambiente, cultura, organizzazione sociale, storia, tradizione e cibo.

Un progetto ambizioso quello di Angelo Vassallo, innovatore e anticipatore dei tempi, che ha riconosciuto nella cultura del territorio una ricchezza per chi sul territorio vive. Una visione che mette l’uomo al centro dell’attività produttiva e che mira a creare ricchezza per tutti e non per pochi, fondandosi sui valori della legalità e con una particolare attenzione all’ambiente e alla sostenibilità. “Stiamo raccogliendo ora – spiegherà Angelo Vassallo in un’intervista del 9 luglio 2010 – i frutti di un lavoro cominciato nel 1994. Chi scommetteva sull’ambiente quindici anni fa non veniva considerato normale”.

Eletto sindaco nel 1994, Angelo Vassallo conobbe Ancel Keys, che a Pollica ha vissuto per trent’anni. “Quando nel 1997 Keys andò via – racconterà spesso Angelo Vassallo – mi disse ‘divulgate la dieta mediterranea’. Nei convegni che abbiamo tenuto in quel periodo emersero due cose: le proprietà importanti dell’olio d’oliva, lui diceva sempre ‘dopo il latte materno, l’alimento principale è l’olio di oliva’, e la necessità di mettere al bando le merendine e le bevande dolcificate per i bambini. Lui era quasi scandalizzato da queste cose! Noi, in questi anni, abbiamo lavorato tanto, pur non avendo grosse competenze specifiche”.
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Expo, il Primo Maggio delle multinazionali

Expo a Milano
Expo a Milano
di Vittorio Agnoletto

“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone… Si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”: così scrive Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo.

Expo, stando allo slogan che lo qualifica: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, dovrebbe rappresentare un’occasione unica per avviare una riflessione globale, sociale e istituzionale su questa enorme contraddizione che produce un miliardo di affamati e 800 milioni di obesi. Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo, ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.

Occasione che, se ben utilizzata, avrebbe potuto fare piazza pulita delle ragioni esposte da coloro, come il sottoscritto, che erano contrari alla realizzazione a Milano di tale evento, temendo che si trasformasse in un inestricabile intreccio di tangenti, consumo di suolo e in una indecorosa vetrina per le grandi multinazionali del cibo.

Purtroppo lo spettacolo al quale stiamo assistendo conferma tutti i timori di chi fin dall’inizio si è mostrato più che scettico su tale evento. In questa sede mi limiterò ad analizzare quanto sta avvenendo sul tema oggetto di EXPO; tralascio, per questioni di spazio, tutto quanto riguarda gli aspetti della legalità o meglio della corruzione che, per altro, sono ampiamente documentati quotidianamente sui media.
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Expo 2015 e la corruzione negli appalti pubblici

Expo a Milano
Expo a Milano
Intervista di Tommaso Cerusici a Ivan Cicconi

Tommaso Cerusici. In queste settimane è esploso lo scandalo per gli appalti di Expo 2015. Ci descrivi – dal tuo punto di vista – cosa sta succedendo nel mondo degli appalti, proprio a partire da questa ennesima vicenda di tangenti e corruzione che vede implicati politici, imprenditori e affaristi?

Ivan Cicconi. Il 17 aprile 2014 sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea tre nuove direttive: le numero 23, 24 e 25, che vanno ad aggiornare le precedenti direttive europee sugli appalti pubblici; si tratta dell’aggiornamento delle regole del governo della spesa e degli investimenti pubblici. Stiamo parlando di un settore che riguarda circa il 25-30% del Pil europeo e, per quanto riguarda l’Italia, un valore che si aggira sui 300-350 miliardi di euro. Qualsiasi discorso che punti alla spending review, all’ottimizzazione della spesa e degli investimenti pubblici, non può prescindere dalle regole definite dall’ordinamento europeo con queste tre direttive. Il 25 maggio abbiamo votato: non c’è stato alcun partito politico e nessun candidato che abbia minimamente accennato a queste tre direttive europee.

Lo scandalo di Expo 2015 è il figlio di questa assoluta disattenzione rispetto alle regole che governano la spesa pubblica. Oltre a questo si somma anche la scarsa consapevolezza o – se si vuole – la totale ignoranza della classe dirigente del nostro Paese delle modifiche profonde, che sono intervenute in questi ultimi anni negli apparati produttivi, nel sistema politico dei partiti, nell’assetto organizzativo e istituzionale e nella gestione dell’amministrazione pubblica.
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Cibo, diritti negati ed energia: l’Expo che ci riguarda

Expo a Milano
Expo a Milano
di Guglielmo Ragozzino

L’Expo di Milano incombe ed è utile dare conto di quanto sta succedendo. Dalla grande stampa emerge un problema: il dissenso dell’orchestra della Scala a suonare il primo maggio, giorno dell’Expo ma anche dei lavoratori, manda a gambe all’aria la Turandot dell’Inaugurazione. Matteo Renzi vuole riconquistare il palco per essere lui a cantare “Stasera vincerò”. Tutto questo rischia di fare del famoso Teatro l’unico punto di resistenza contro l’Expo dei ricchi.

Milano è una città ben strana. Lo era già ai miei tempi, e si è mantenuta così ancora oggi in pieno XXI secolo. Proprio di fronte al Teatro della Scala c’è ancora – in effetti c’era da prima, dal sedicesimo secolo – Palazzo Marino, la casa dei cittadini. Qui nelle stesse ore dei discorsi ufficiali si è svolta un’altra riunione Expo: “Nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali?” Era l’occasione per leggere, insieme, la lettera inviata, da un piccolo gruppo di persone, a Renzi e agli altri potenti per ricordare loro l’impegno “nutrire il pianeta”, di ridare “energia per la vita”, un impegno disatteso dal Protocollo mondiale per il cibo, affidato alla Fondazione Barilla. Erano presenti a Palazzo Marino molte centinaia di persone; moltissime ragazze dai 18 agli 80 anni, tutte sicure che, tutto considerato, dovunque nel mondo sono le donne a coltivare e a mettere in tavola. (nell’altro campo, tra i renziani dell’Hangar, se ne è ricordata Marta Dassù). L’impegno di tutte e di tutti era quello di ottenere, anche attraverso l’Expo, molto criticata, ma anche l’unica Expo che abbiamo a disposizione, che il cibo fosse considerato come un diritto universale e non una merce.

Le relazioni sono state di Piero Basso dell’Associazione Costituzione Beni Comuni che ha tracciato l’accorata storia dell’Expo 2015, tra costruttori, cooperative, giochi d’acqua, fiumi artificiali, sprechi, affari loschi. Un decennio di storia milanese e lombarda che abbiamo l’obbligo di non dimenticare. L’altra introduzione è stata di Curzio Maltese, parlamentare europeo eletto con la lista Tsipras che si è ripromesso di orientare in modo fattivo le future iniziative del Gue (Gruppo della sinistra europea).
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