Fine vita, vivere o morire? L’importante è poter scegliere

di Fabiana Gianni

Da giorni in tantissimi seguiamo la vicenda di dj Fabo. Un giovane che grazie all’aiuto della fondazione Luca Coscioni e in particolar modo di Marco Cappato, dopo un percorso per nulla semplice che lo ha portato sino in Svizzera, ha scelto di porre fine alla propria esistenza.

Ho letto e ascoltato in questi giorni svariati pareri di persone certamente più qualificate e preparate di me. Come sempre io scrivo nella mia veste di genitore e attivista. Probabilmente esiste un dato di riflessione che non è emerso sufficientemente o che, perlomeno a me, è sfuggito. Il diritto fondamentale di scegliere.

Se oggi siamo arrivati alla necessità di legiferare nel merito è essenzialmente perché la scienza procede, il progresso avanza e mette a disposizione strumenti e possibilità che, se per taluni possono essere garanzia di sopravvivenza, per altri rappresentano intrusioni inaccettabili.

Il numero dei bambini disabili aumenta in modo esponenziale. Ci siamo chiesti il motivo? Le nascite con alta prematurità sono trattate molto diversamente rispetto a qualche decennio fa. Gli strumenti a disposizione sono tanti, ma purtroppo non ancora sufficienti a guarire o a prevenire completamente. È una conseguenza logica che ci sia un aumento di “sopravvissuti” portatori di handicap di vario livello che fino a qualche anno fa sarebbero deceduti.
Leggi di più a proposito di Fine vita, vivere o morire? L’importante è poter scegliere

Testamento biologico: Welby e dieci anni di battaglie per la “morte opportuna”

di Carlo Troilo

Il 20 dicembre celebreremo alla Camera, con Laura Boldrini, Emma Bonino, Beppino Englaro, Mario Riccio e tanti altri, i 10 anni della morte di Piergiorgio Welby e faremo il punto sull’iter della legge sul testamento biologico. Mina Welby presenterà il film “Love is All – Piergiorgio Welby, Autoritratto”.

Nel 2016 – oltre 30 anni dopo la prima proposta di legge sulla eutanasia, firmata dal “padre” del divorzio Loris Fortuna – l’Associazione Luca Coscioni è riuscita a far sì che il Parlamento metta finalmente nella sua agenda il re dei tabù, l’eutanasia, assieme al testamento biologico. Un successo che ha richiesto tre anni di pressing dopo il deposito alla Camera e al Senato di una nostra proposta di legge di iniziativa popolare con le firme di 67mila cittadini/elettori.

Ci hanno aiutato:

  • i numerosi parlamentari che hanno aderito alla nostra iniziativa per un “Intergruppo eutanasia”
  • i malati, da Max Fanelli A Walter Piludu, che hanno voluto rendere noto il loro dramma e dare sostanza al nostro slogan “dal corpo del malato al cuore della politica”, seguendo l’esempio di Welby e di Englaro
  • il Presidente Napolitano, che – in risposta ad una lettera in cui prendevo spunto dal suicidio di mio fratello Michele per denunciare l’inerzia del Parlamento sulle scelte di fine vita – inviò a me e alla nostra Associazione una lettera aperta in cui sollecitava “un sereno a approfondito confronto di idee” su questi temi (quasi “un messaggio alle Camere”)
  • i congiunti di tre “suicidi illustri” (Monicelli, Magri e Lizzani) che hanno deciso di condividere la nostra battaglia per una “morte degna”
  • gli intellettuali e i giornalisti che hanno sostenuto la necessità di legalizzare l’eutanasia e di varare una legge chiara sulle Dichiarazioni Anticipate di Volontà – DAT (una dicitura più precisa di quella corrente di testamento biologico).

Leggi di più a proposito di Testamento biologico: Welby e dieci anni di battaglie per la “morte opportuna”

Walter, come Pino Welby, come Eluana Englaro

awalter-piludu

di Ottavio Olita

Dieci anni dopo Pino Welby, sette anni dopo Eluana Englaro, la morte di Walter Piludu ripropone l’umanissimo problema dell’autodeterminazione nella scelta di continuare a vivere un’esistenza in cui solo le macchine assicurano le condizioni biologiche necessarie. Una storia lunga e drammatica, che ancora non trova una soluzione per colpa di bigottismi ed ipocrisie contro cui anche Walter, come Pino e come Peppino Englaro – il coraggioso padre di Eluana – hanno lottato per primi e fino alla fine.

Pino Welby scrisse anche all’allora presidente della repubblica, Giorgio Napolitano; Walter Piludu, da non credente, si era rivolto a Papa Francesco. Entrambi hanno dato le loro risposte, mentre chi deve assumersi la responsabilità politica, legiferando, ha paura di farlo.

A Welby l’allora vicario di Roma, cardinale Camillo Ruini, negò il funerale religioso, chiesto dalla moglie, cattolica praticante. La vigilia di Natale del 2006 una gran folla prese parte al rito pubblico celebrato in piazza. Walter Piludu, coerente fino all’ultimo giorno, ha chiesto ed ottenuto una cerimonia laica svolta nella sala del culto del cimitero di San Michele a Cagliari.

Coerenza è forse la parola che meglio racconta l’impegno politico di Walter Piludu, militante e dirigente cittadino del Pci negli anni Settanta, eletto poi presidente della Provincia nel 1988. Uomo intelligente, gentile, disponibile, sempre pronto al confronto. Colpito dalla Sla, ha dedicato tutti gli ultimi anni di vita a rivendicare, in quelle condizioni, il diritto di poter decidere quando morire, dettando con gli occhi i suoi messaggi.
Leggi di più a proposito di Walter, come Pino Welby, come Eluana Englaro

“Ho la Sla, voglio decidere quando morire”

Sla - Foto di Aciclico.com
Sla - Foto di Aciclico.com
Risposta di Corrado Augias a una lettera di Walter Piludu su Repubblica

Caro Augias, ho 64 anni, nell’agosto del 2011 mi è stata diagnosticata la Sla. Scrivo grazie ad un computer a comandi oculari. Da metà del 2013 sono immobilizzato, con un tubo che collega, 24 ore al giorno, il mio naso ad un respiratore meccanico. Non avendo più il riflesso difensivo della tosse mangio e bevo con il terrore che qualcosa vada di traverso – mi è già successo: una situazione terribile di soffocamento. Ad onta della mia condizione, non penso al suicidio, anzi, facendo leva sulle mie residue risorse intellettuali, sulla vicinanza di alcune care amicizie e, soprattutto, sugli affetti familiari, riesco tuttora a trovare un senso alla mia esperienza umana.

Però, sempre che non intervenga prima una fatale crisi respiratoria, so di essere condannato a perdere le mie funzioni vocali. A tale evento ho deciso di collegare il punto finale della mia vita. Appunto perché la vita è una unica, irripetibile esperienza, deve poter essere vissuta senza che diventi un’insopportabile prigione. C’è, insomma, un diritto inalienabile, di dignità e di libertà, che deve essere garantito a tutti. Chiedo: perché costringermi ad andare in Svizzera invece di poterlo fare vicino ai miei affetti, nella mia terra, nella mia patria?

Al momento la sola alternativa che ho sarebbe lasciarmi morire di fame e di sete. È accettabile, umano, pietoso costringere una persona e i suoi cari ad un tale fardello di prolungata, indicibile sofferenza?
Leggi di più a proposito di “Ho la Sla, voglio decidere quando morire”

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi