Il voto per la Sinistra Europea: un invito e un chiarimento

Riceviamo la segnalazione di questo appello pubblicato da Inchiesta Online il 16 maggio 2019 e riproponiamo. di Enrico Pugliese Il panorama politico europeo è quanto mai confuso con una frammentazione che attraversa gruppi e coalizioni. Anche l’Italia dà il suo contributo in questo senso con un partito che non si dichiara né di destra né […]

Partiti di sinistra, dove siete?

di Luigi Ambrosio People Rise Up. Il popolo insorge. Uno slogan che campeggiava su un grande striscione in piazza Syntagma ad Atene durante le proteste contro l’austerità e i tagli imposti dall’Europa. Uno slogan che oggi è ricomparso – indovinate un po’? – alla conferenza stampa con cui Salvini ha iniziato la campagna elettorale per […]

Elly Schlein: “Non mi candido, alla sinistra serve una scelta unitaria”

di Daniela Preziosi Elly Schlein, europarlamentare uscente. Tutte ma proprio tutte le liste del centrosinistra le hanno chiesto di candidarsi. Lei non ha scelto nessuna, ha scelto di non correre. Perché? È una scelta sofferta ma inevitabile per il senso di tutto il mio lavoro di questi cinque anni a Bruxelles. So che scontento molti […]

Per cambiare la Grecia e l’Europa: la risoluzione del Comitato Centrale di Syriza per le elezioni europee

di Syriza, traduzione di Argiris Panagopoulos

Le elezioni europee del 2019 rappresentano un fatto importante e cruciale sia per il futuro dell’Unione europea che per ciascun paese singolarmente. Saranno condotte in un contesto di prolungata incertezza, in un mondo in rapido cambiamento, e con le sfide che ci attendono che sono molte e particolarmente complesse.

L’austerità si è dimostrato che non ha rappresentato per il neoliberismo una scelta congiunturale alla crisi economica, ma il veicolo per trascinare storicamente verso il basso i bisogni del mondo del lavoro e trasformare le società europee in società con basse aspettative, per imparare loro a vivere con meno, anche se producono di più.

L’austerità permanente e la svalutazione del lavoro si riproduce come una tendenza costante, tendenza che rappresenta il risultato obbligato della sottomissione voluta dell’EU alle regole imposte dai mercati monetari internazionali. Una tendenza, per la cui inversione serve lo spostamento degli equilibri politici a favore del mondo del lavoro, dell’ecologia e della pace, con un programma radicale di cambiamento, che agirà come un baluardo di fronte al potere dei mercati ed un programma radicale di cambiamenti per la condivisione del rischio, elemento necessario per fermare il potere della disciplina che cercano di imporre i mercati.
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Pd - Foto di Orsonisindaco

Europee, il Pd forse apre a sinistra. Ma c’è una sinistra all’altezza della sfida?

di Sergio Caserta

Le prossime elezioni europee segnano uno spartiacque per l’attuale governo in carica, retto dal patto-contratto di governo tra M5s e Lega. Se confermeranno l’irresistibile ascesa del partito di Matteo Salvini, allora per Luigi Di Maio & C. la situazione potrebbe diventare insostenibile: piegarsi definitivamente ai diktat del “capitano” o rinunciare alla prosecuzione del governo e anche alla leadership nel Paese, già allo stato presente alquanto usurata? In ogni caso il risultato delle Europee sarà determinante.

Tra i due maggiori competitor però si è reinserito il Partito democratico, dato in buona ripresa dopo l’elezione di Nicola Zingaretti, come in parte hanno indicato le Elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna in cui il centrosinistra, guidato da due candidati non diretta espressione del Pd – Giovanni Legnini e Massimo Zedda -, ha recuperato una parte dei voti persi alle politiche di un anno fa, seppur non si possa certo parlare di successo.

Ora sembra che Zingaretti intenda almeno per le Europee rilanciare la centralità del Pd, ma riesumando l’apertura ad alleanze anche a sinistra. Non è per niente chiaro però in quale direzione, soprattutto per quanto riguarda le politiche del lavoro e ambientali sulle quali si è rotto la testa Matteo Renzi.
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Montanari: “L’anti Salvini? Sarà il non voto, alle europee boom di astensionismo”

di Giacomo Russo Spena

“In Italia abbiamo quattro destre e nessuna sinistra”. Il quadro delineato da Tomaso Montanari rappresenta in toto lo sconforto di una persona progressista. Se nel Paese, da un lato, la Lega cresce prepotentemente dall’altro non si intravede alcuna alternativa credibile. Per lo storico dell’arte – e animatore del percorso del Brancaccio – il M5S avrebbe un enorme problema di cultura, e di cultura politica: “Dove può finire una forza politica guidata da un Rocco Casalino?”. Nello stesso tempo non crede nel Pd di Zingaretti né a sinistra è persuaso da alcuna opzione: “Alle Europee potrei astenermi – ammette – Oggi penso che ci sia più politica nel pensare, parlare, scrivere, condividere il cammino che non nel fare una croce su una scheda”.

In una precedente intervista a MicroMega, di qualche mesa fa, ha dichiarato che il M5S – tra tradimenti programmatici e sbandate razziste sull’immigrazione – era diventato “lo sgabello della Lega”. Le elezioni in Abruzzo e Sardegna ci dicono che il M5S ha iniziato il suo declino elettorale o – come annuncia il leader Luigi Di Maio – siamo ad una normale fase di riassestamento del MoVimento?

Ci dicono che l’elettorato non è disposto a farsi fregare una seconda volta. Il Movimento 5 Stelle – dal condono di Ischia all’impunità a Salvini, dall’aeroporto di Firenze al secondo mandato – si è rimangiato tutto, rivelandosi una forza dorotea di sistema, senza la cultura dei dorotei. Chi vuole votare la destra preferisce, allo sgabello, il padrone dello sgabello. Cioè Salvini.
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Emilia Romagna, il boccone più ghiotto per la Lega

di Sergio Caserta

Manca meno di un anno alle elezioni regionali in Emilia Romagna, se l’attuale maggioranza riesce a rinviare la data ai primi di gennaio 2020, mancano undici mesi. Di mezzo ci sono altre elezioni regionali il 10 febbraio in Abruzzo e il 24 febbraio in Sardegna, poi il 26 maggio ci saranno le europee con annesse le elezioni in Piemonte e in Basilicata, infine toccherà alla Calabria e all’Emilia Romagna.

I sondaggi elettorali danno da mesi e in modo pressoché univoco la Lega di Salvini in crescita costante, i M5S in arretramento progressivo e altrettanto costante, il partito democratico ben che vada inchiodato ai risultati del 4 marzo, cioè il livello più basso della sua decennale esistenza.

Questi dati riguardano anche la regione guidata da Stefano Bonaccini, almeno secondo il recente sondaggio dell’IPSOS commissionato e pubblicato dal Corriere della sera edizione bolognese, e sono nefasti per il partito oggi al governo, in parentesi quelli delle precedenti regionali: Lega al 23% primo partito (19,42%), Pd crollo al 17%( 44,53%), M5S in arretramento al 15% (13,27%), Forza Italia si dilegua al 3%(8,36%) , altri al 4%, incerti 38% una quota alta ma non tanto da far pensare ad un ribaltamento, nel 2014 infatti voto solo il 38% con un’astensione inimmaginabile. Consideriamo inoltre che a sinistra del PD, due liste SEL e Altra Emilia Romagna, insieme raggiunsero circa il 7% e nel sondaggio non sono nemmeno rilevate.
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La sinistra “rinasce” dai sindaci

di Daniela Preziosi

Grande confusione sotto il cielo della sinistra radicale italiana ma la situazione non è eccellente, almeno per ora. Al lato sinistro del Pd il 2019 si apre con la nebbia fitta. Per la seconda settimana di gennaio De Magistris ha convocato la nuova – ennesima – riunione che dovrebbe sancire l’inizio della raccolta delle firme per la sua lista alle europee del 26 maggio.

Saranno della partita Sinistra italiana, Rifondazione comunista ma anche la «vecchia» Altra Europa con Tsipras, il cui simbolo potrebbe partecipare di diritto alla competizione per Bruxelles. Ma il sindaco di Napoli preferisce una strada più civica: si è convinto, con fatica, che la sua faccia e il suo marchio – anche con la parola magica «popolo» nel simbolo – non sono abbastanza per un exploit alle urne e ora è a caccia di nomi-simbolo.

Corteggiato numero uno è l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Che fin qui ha affettuosamente declinato. Qualche sì «di peso» però è arrivato: quello ancora non ufficiale di Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Cucchi (Ilaria ha declinato). La sinistra ancora tramortita dal flop delle politiche guarda con speranza anche a un evento esterno ma non troppo: l’elezione di Maurizio Landini a segretario Cgil. L’ex leader della Fiom, a suo tempo leader della Coalizione sociale con Stefano Rodotà e don Luigi Ciotti, potrebbe favorire la ripresa di fiato della sinistra.
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De Magistris prepara la lista e lancia l’Opa sui delusi M5S

di Salvatore Cannavò

Il progetto politico che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha lanciato ieri a Roma, non è una riedizione dell’unità a sinistra. Per lo meno non nelle forme che abbiamo visto finora. De Magistris punta al bersaglio grosso e lo dimostra l’obiettivo principale dei suoi attacchi lanciati in un Teatro Italia gremito ieri in tutte le sue parti: il Movimento 5 Stelle.

Attacchi diretti a Roberto Fico che non sta facendo nulla per rispettare gli impegni storici, come l’acqua pubblica, e attacchi violenti al ministro Danilo Toninelli che aveva dichiarato la scorsa estate di voler chiudere i porti contro i migranti: “Lancio un appello alle navi, venite a Napoli, abbiamo due gommoni e quando ci sarà da salvare dei migranti sulla prima barca ci salirò direttamente io. Vediamo se vorranno spararci: Toninelli vergogna”.

L’attacco è scagliato in nome di un bene superiore, costruire l’opposizione contro il “nemico numero uno”, l’onda nera che avanza in Europa e che in Italia ha il volto del ministro “più a destra della storia della Repubblica, il fascista e razzista Matteo Salvini: non sarà il ping pong Fico-Di Maio a risolvere i problemi”, scandisce. E quindi, fa capire, la vera alternativa alla Lega sono io perché il “M5S ha tradito i suoi valori: Fico quand’è che rendi l’acqua un bene comune?”.
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