Inquinamento - Immagine dell'Istituto Calvino

Disastro ambientale abusivo: è come dare una licenza per inquinare

di Gianfranco Amendola

“Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni”. Questo è il testo del nuovo articolo 452-quater del codice penale contenuto nella proposta sui delitti ambientali che sta per essere definitivamente approvata alla Camera.

Avremo, così, unico Paese al mondo, il delitto di disastro ambientale “abusivo”, e cioè un disastro che può essere punito solo se commesso “abusivamente”. Altrimenti, il fatto non sussiste e l’imputato viene assolto. È evidente, infatti, che punire solo chi cagiona abusivamente un disastro ambientale o un inquinamento rilevante, significa, al contrario, accettare che possa essere lecito o, addirittura, autorizzato un disastro ambientale (con morti, devastazioni, eccetera). Purché non sia “abusivo”.

La realtà è che questa è la risposta dei poteri forti alle varie vicende Ilva, Eternit e così via con la chiara scelta di estromettere la magistratura da qualsiasi possibile intervento. Basta che una attività industriale abbia avuto dalla pubblica amministrazione un’autorizzazione e si può fare di tutto, anche a rischio della incolumità pubblica. Insomma, non evitare il disastro ma legittimarlo.

Se qualcuno è interessato, mi permetto di segnalare un mio articoletto appena uscito su Lexambiente a questo link. Se siete indignati quanto me, vi prego, cerchiamo di fare qualcosa finchè è ancora possibile. Facciamo un appello, una raccolta di firme, un dibattito pubblico.
Leggi di più a proposito di Disastro ambientale abusivo: è come dare una licenza per inquinare

Eternit è ormai associato a un crimine tremendo, non importa se la Cassazione ha prescritto

Amianto - Una storia operaia
Amianto - Una storia operaia
di Cash City Workers

Pubblichiamo un’intervista che abbiamo fatto ad Alberto Prunetti, autore del bellissimo libro Amianto – Una storia operaia (qui una recensione di Valerio Evangelisti ). Alberto, nel suo libro, raccontando la storia del padre assassinato dall’amianto ci racconta un pezzo di storia della classe operaia italiana e i cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni.

E così è stato anche in questa intervista, dove partendo dalla vergognosa sentenza della Cassazione sul processo Eternit si è arrivato a parlare di Jobs Act, di Rojava, di come sui luoghi di lavoro ci ammazzano e succhiano ogni energia vitale in maniera sistematica e organizzata e di tanto altro. Una chiara indicazione emerge da questa chiacchierata e più in generale da questa vicenda: non dobbiamo dimenticarci che lottare contro questo stato di cose presente è una maniera anche per preservare le nostre vite e che niente ci viene gentilmente concesso dai padroni che nella lotta di classe sono disposti ad impiegare qualsiasi tipo di arma, anche quelle chimiche.

Da quanto tempo è noto il fenomeno dell’amianto? Che tipo di effetti ha?

In questi giorni i giornali hanno riprodotto una sentenza del tribunale di Torino che denunciava la pericolosità dell’amianto per la salute dei lavoratori. Era una sentenza del 1906. Il fenomeno ovviamente era anteriore. Comunque già ai primi del secolo scorso la letteratura medica cominciava a denunciare la pericolosità del minerale. Negli anni Settanta, c’erano ampie prove scientifiche al riguardo. I tre principali e consolidati pericoli per la salute umana, correlati all’esposizione, professionale e ambientale, sono l’asbestosi, il tumore polmonare e il mesotelioma.
Leggi di più a proposito di Eternit è ormai associato a un crimine tremendo, non importa se la Cassazione ha prescritto

Eternit

Eternit: il disastro è prescritto

di Anna Maria Bruni

Ancora 20 morti l’anno, che il diagramma previsionale sulle ricadute dei danni da amianto indica ancora in crescita esponenziale, con un picco di 60 all’anno almeno fino al 2020. Nonostante l’Eternit di Casale Monferrato sia chiusa da 28 anni. Perché fino a quel momento è riuscita a far strage di 3000 persone, se consideriamo gli 800 malati. Ma dobbiamo, perché nel frattempo sono morti. E poiché la fabbrica è chiusa dal 1986, dobbiamo precisare che da 28 anni le persone che continuano a morire sono cittadini che non hanno mai messo piede in quella fabbrica.

Eppure al terzo grado di giudizio la sentenza della Corte di Cassazione ha decretato che il disastro ambientale non persiste, dal momento che la fabbrica è chiusa. Prevale quindi la prescrizione che nel 2012, al momento della sentenza di appello, era stata esclusa per “persistenza del reato connessa alla persistenza della malattia”. Sentenza ribaltata in Cassazione dunque, dove al contrario i giudici hanno dichiarato che se il tempo di latenza del mesotelioma (il tumore correlato all’esposizione da amianto) è di 20 anni non vuol dire che il disastro è in atto oggi, ma era in atto 20 anni fa. Nonostante, voglio ripeterlo, continuino a morire i cittadini di Casale Monferrato, non i lavoratori, dal momento che la fabbrica è chiusa. Dunque Shmidehiny è prosciolto, e sono annullati il rimborso Inail e i risarcimenti per le vittime.

A Casale Monferrato oggi è lutto cittadino. Non può essere altrimenti, anche perché la cittadinanza, doppiamente ferita, fa muro intorno ai tanti cari attualmente malati. Un bisogno di proteggersi, che è bisogno che prevalga l’umano sulla regola scritta. Per questo Guariniello, insieme all’Associazione vittime dell’Amianto non si arrende, e riparte con il processo “Eternit bis” il cui impianto questa volta si basa sull’omicidio. Per le 260 vittime degli ultimi 4 anni.
Leggi di più a proposito di Eternit: il disastro è prescritto

Eternit

Eternit: come si prescrive la giustizia

di Loris Campetti

La morte e il dolore si possono prescrivere per scadenza termini. Così ha deciso la Cassazione, sulla base del principio che qualora il diritto non sia in consonanza con la giustizia, è il primo e non la seconda che per il giudice deve prevalere. All’ombra del Palazzaccio, così, è stato commesso l’ennesimo omicidio e la nuova vittima, la giustizia, va ad aggiungersi ai tremila uomini e donne uccisi dall’amianto. Uccisi da Stephan Smidheiny, il magnate svizzero padrone dell’Eternit.

Forse l’hanno chiamato Eternit proprio perché procura la pace eterna a chi lo lavora, a chi lo tocca lavando vestiti impregnati di fibre velenose, a chi lo respira. Ma siccome dal 1986 in Italia gli stabilimenti – i campi di sterminio – dell’Eternit sono chiusi, gli omicidi di Smidheiny non sono più giudicabili e dunque i processi di primo e secondo grado e il lavoro straordinario del magistrato Raffaele Guariniello sono cancellati. Pazienza se l’amianto uccide ancora, con l’arma del mesotelioma pleurico, più di ieri e meno di domani. Uccide nel tempo, con anni di ritardo rispetto al momento dell’esposizione alle sue fibre. Pazienza se il picco degli omicidi si prevede addirittura nel 2025. Pazienza se tutti, proprio tutti anche dentro il Palazzaccio, ammettono che Smidheiny è responsabile di quegli omicidi perché conosceva le conseguenze dell’amianto sulla salute delle persone.

Reato prescritto. I parenti delle vittime che da decenni conducono la loro battaglia perché la verità sulla strage che ben conoscono venga riconosciuta e formalizzata e pretendono giustizia, se ne facciano una ragione: reato prescritto. Tanto, anche se non se faranno una ragione, molti di loro cesseranno di soffrire e incazzarsi, ammazzati anch’essi dal mesotelioma. Scriveva Stefano Benni in una delle sue prime poesie: “Chiedete giustizia, sarete giustiziati”.
Leggi di più a proposito di Eternit: come si prescrive la giustizia

Processo Eternit: oggi la sentenza della Cassazione per la fabbrica della morte

Eternit
Eternit
di Noemi Pulvirenti

Oggi a Roma si aprirà il processo Eternit per la Corte di Cassazione, che dovrà decidere se confermare quanto è stato già emesso dalla Corte di Appello di Torino il 3 giugno 2013, ossia convalidare la condanna in primo grado a sedici anni e in secondo grado a diciotto anni di reclusione per lo svizzero Stephan Schmidheiny, accusato per reati di disastro doloso e omissioni di cautele infortunistiche. Per decenni, come ampiamente dimostrato dalla Procura di Torino, il cartello dell’amianto ha continuato a nascondere e mistificare la nocività e la cancerogenità della fibra mortale, provocando così malattie e morte di migliaia di lavoratori e cittadini ignari del pericolo. Il processo, iniziato nel 2009, è stato forse il primo caso nazionale per le silenziose morti causate dall’amianto che hanno coinvolto ben 2889 dipendenti dei quattro stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia).

La sentenza definitiva della Corte di Cassazione sarà prevista per lunedì 24 novembre, nel frattempo oggi a Roma sarà organizzato da CGIL, CISL, UIL e AFeVA un presidio dalle 9 alle 18 nei pressi del Palazzo della Cassazione. Per raccontare questo travagliato iter processuale è stata allestita, dal 15 novembre a Casale presso il Labirinto di via Benvenuto Sangiorgio, una mostra fotografica di Paola Zorzi, realizzata grazie alla collaborazione con l’Associazione Voci della Memoria e con il patrocinio di Afeva, con le immagini realizzate dalla fotografa durante tutte le fasi in cui si è snodato il processo alla multinazionale.
Leggi di più a proposito di Processo Eternit: oggi la sentenza della Cassazione per la fabbrica della morte

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi