Fascismo - Foto di Ian M.

Prove di estrema destra

di Gianfranco Pagliarulo

In Abruzzo vince il centrodestra a trazione leghista, con l’annunciato boom del partito di Salvini, perde in modo pesante il Movimento 5Stelle, ottiene un risultato segno di una qualche ripresa l’alleanza di centrosinistra. Una parziale conferma di questo trend proviene dal recente sondaggio sulle elezioni europee che dà la Lega oltre il 32% e il M5S a meno del 26%. Questo è l’essenziale; vedremo se in qualche misura tali prospettive verranno confermate dai ravvicinatissimi ulteriori appuntamenti elettorali. In ogni caso val la pena la pena soffermarsi su alcune questioni.

Inesorabilmente il baricentro del governo, già fortemente sbilanciato a favore della Lega in barba all’esito delle elezioni politiche e dei conseguenti rapporti di forza in Parlamento, si sta spostando verso il partito di Salvini. Le scelte del ministro-segretario del partito e degli altri ministri e sottosegretari leghisti indicano che in Italia c’è oggi un governo di estrema destra che non ha alcun riscontro dal dopoguerra e che può portare il Paese ad una forma moderna di Stato autoritario. Altro che scomparsa della destra e della sinistra!

Questo governo non ha mai speso una parola (e tanto meno dato vita ad un fatto) per contrastare l’azione dei gruppi neofascisti, che è sempre più diffusa e pericolosa; c’è il web, dove alla tradizionale debordante presenza di pagine “nere” si aggiunge – come dimostrato da un’interessante inchiesta di Left in via di pubblicazione – il moltiplicarsi di gruppi “segreti” della stessa matrice, che sguazzano nell’odio, nella violenza e nel razzismo e in cui sempre più spesso si fa richiamo all’uso delle armi da fuoco.
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La propaganda di estrema destra alla conquista dell’Europa

di Nina Horaczek, traduzione di Claudia Tatasciore

Questo articolo nasce dal lavoro comune di un gruppo di giornali europei, Europe’s far right research network, in vista delle elezioni europee 2019. Ne fanno parte, oltre a Internazionale, Falter (Austria, a cui appartiene l’autrice del reportage), Gazeta Wyborcza (Polonia), Hvg (Ungheria), Libeŕation (Francia) e Die Tageszeitung (Germania).

Berlino, Jakob Kaiser-Haus, stanza 6630. In questo palazzo nel quartiere amministrativo della capitale tedesca si trova lo studio di registrazione del gruppo parlamentare di Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania, Afd): una piccola stanza con un tramezzo blu e tanto di logo dell’Afd, green screen per lo sfondo dei video, telecamera, un riflettore. Oltre che nella sala stampa, nel viale Unter den Linden, è qui che si confezionano le notizie con cui il partito di estrema destra vuole dirottare i cittadini tedeschi dal Tagesschau, il principale notiziario della televisione pubblica, alle notizie targate Afd.

Il modello per sferrare l’attacco al servizio pubblico tedesco arriva da Vienna. Joachim Paul, consigliere dell’Afd del land Rheinland-Pfalz (Renania-Palatinato), ha trascorso qualche tempo nella capitale austriaca come factotum della testata online di estrema destra Unzensuriert, la cui redazione è ospitata da una confraternita che si richiama al nazionalismo tedesco. Tornato in Germania, Paul ha lanciato il canale web Afd-Rheinland-Pfalz e adesso le news dell’Afd arrivano in tutta la Germania. Il modello è l’austriaca Fpö-Tv, l’emittente online creata nel 2012 dal Partito della libertà austriaco (Fpö), e che da poco tempo offre anche un notiziario pensato per gli schermi dei telefoni.
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Estrema destra: dilemmi a 5 Stelle

di Cinzia Sciuto

“Se non ci fanno entrare, a quel punto arrivano le Albe Dorate, gente che emula Hitler, entrano i nazisti in Parlamento con il passo dell’oca. Sta tornando la destra che non discute, se arriva Hitler vagli a parlare del comma 5. Noi facciamo da cuscinetto siamo necessari per la democrazia. Stiamo tenendo in piedi la democrazia”. “Se non ci fosse il M5S ci sarebbero i nazisti, il nostro populismo è la più alta espressione della politica”.

A parlare è Beppe Grillo, rispettivamente nel 2012 e nel 2014. La tesi è nota. La rabbia del “popolo” contro la “casta” è ormai un dato della politica dei giorni nostri, quello che bisogna vedere è come e da chi viene incanalata. E per anni ci è stata raccontata ” non solo da Beppe Grillo ” la favola che, a differenza degli altri paesi europei, in Italia avevamo per fortuna il Movimento 5 Stelle a raccogliere questa rabbia popolare e farla confluire in un percorso democratico. La tesi dei 5S come argine all’estrema destra, che altrove (vedi Le Pen in Francia e l’Afd in Germania) invece dilaga, aveva fatto breccia in molti cuori ed è stata anche una delle ragioni che ha portato taluni a votare 5S: meglio loro che i fascisti! (I 5S hanno forse la base elettorale più variegata che ci sia, e le ragioni per cui chi li vota li vota sono le più diverse, talvolta persino opposte, fra loro).

Peccato che l’argine non solo non abbia tenuto, ma abbia addirittura subito una metamorfosi, trasformandosi in un taxi che ha catapultato l’estrema destra italiana dritta dritta al governo del paese. E non basta: La Lega è infatti arrivata al governo con poco più del 17 per cento dei voti (che è già una enormità) e con ogni probabilità, se non fosse al governo, ad oggi sarebbe rimasta intorno a quella cifra, se non forse addirittura sotto.
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La paura è figlia dell’ignoranza. Il caso Austria / 2

Elezioni in Austria
Elezioni in Austria
di Rita Monaldi e Francesco Sorti

(Prima parte. Nota preliminare:
alle presidenziali il verde Van der Bellen vince per un soffio con il 50,3% contro l’ultranazionalista Norbert Hofer. Questo articolo serve anche per capire come si è quasi arrivati alla vittoria del candidato di estrema destra, mancata solo per 31 mila voti).
Fattore da non dimenticare: dal 2007 in Austria si vota già all’età di 16 anni. Osserviamo un po’ quale preparazione è prevista, per questi neo elettori, dal sistema scolastico vigente. Anzitutto il corpo docente. È lecito e normale, perfino nei ginnasi, che un laureato in educazione fisica abbia due o tre cattedre: oltre che della sua disciplina, anche di tedesco, storia, inglese, francese, matematica, informatica, biologia, musica, chimica eccetera. Si può immaginare con quale competenza.

In Germania deve regnare una situazione analoga: in una collana di testi (peraltro alquanto sintetici) di storia della letteratura tedesca per medie e licei ci è capitato di leggere un avviso che tranquillizza i professori ignoranti: “Questo libro è adatto anche a docenti non esperti della materia”. Se in Austria il professore è impreparato e/o pigro (e succede), non si può fare nulla: il preside non ha poteri sulla didattica e neppure i genitori. La cultura del dialogo scuola/famiglia che noi italiani abbiamo sviluppato a partire dai decreti delegati degli anni ’70 è quasi del tutto sconosciuta.
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Estrema destra e lo ius soli: come ci si infiltra nel dibattito politico

Destre - Foto di Corriere Immigrazione
Destre - Foto di Corriere Immigrazione
di Sergio Bontempelli

Una serranda imbrattata di vernice rossa. Un volantino con la scritta «No allo Ius Soli, ministro Kyenge dimettiti». Così si presentava la sezione Pd del quartiere Salario-Trieste, a Roma, dopo l’incursione notturna di Forza Nuova giovedì scorso. Uno spettacolo non troppo diverso da quello di altre città. A Palermo, davanti alla sede Pd del quartiere Noce, una scritta sul muro recitava «l’immigrazione uccide. No ius soli, Kyenge dimettiti». A Bari, i militanti democratici hanno trovato un piccone e vernice rosso-sangue sull’asfalto; a Pesaro, a Pescara e a Pontedera (in provincia di Pisa) una bandiera italiana insanguinata e varie scritte, contro lo “ius soli” e il ministro dell’Integrazione.

Raid notturni, simboli violenti, slogan minacciosi. Così il gruppo di estrema destra cerca di inserirsi nel dibattito politico, cavalcando i sentimenti anti-immigrati e contestando la proposta di introdurre lo “ius soli” nelle norme sulla cittadinanza. L’obiettivo polemico è il Partito Democratico, accusato di voler stravolgere i fondamenti dell’identità nazionale.

C’è una strana convergenza tra le azioni intimidatorie di Forza Nuova e le polemiche contro le dichiarazioni del ministro Kyenge, cui abbiamo assistito in questi giorni. Pur con linguaggi diversi, e soprattutto con mezzi differenti, sono ormai molte le voci che identificano nello “ius soli” una proposta del Partito Democratico: dismesse le attenzioni veltroniane al tema della “sicurezza”, si dice, il Pd sarebbe tornato ad una politica “di sinistra” in materia di immigrazione. Sarà bene, allora, fare un po’ di chiarezza.
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Foto di Marco Billeci

Omofobia, Forza Nuova e le pervesioni da curare: per l’idiozia invece non c’è rimedio

di Marino Buzzi

Per l’idiozia invece non c’è rimedio, mi verrebbe da dire leggendo lo striscione che il gruppo di Forza Nuova ha appeso alla sede Arcigay di Bologna, al Cassero, quel luogo che dovrebbe essere memoria storica e sociale di una città che ha lottato per ottenere diritti e uguaglianza, luogo di sorellanza e fratellanza, in cui le persone di ogni origine, religione, orientamento sessuale, genere, colore si sono confrontate, nel corso degli anni, cercando gli uni negli altri qualcosa da imparare.

La diversità dovrebbe essere un valore, così come dovrebbero esserlo la pace e la convivenza, la condivisione di emozioni, sentimenti, emozioni. Non c’è speranza per chi vede in noi solo perversione, non sono neppure convinto che serva a qualcosa cercare un dialogo con chi del nostro essere riesce a vedere solo l’atto sessuale, come se i nostri sentimenti fossero in realtà solo un film pornografico. È quello che pensano i signori che hanno affisso questo inaccettabile e intollerabile striscione. È un atto gravissimo da non sottovalutare perché un attacco così meschino, fatto di notte, di nascosto, al cuore della vita GLBT bolognese è da considerarsi un attacco intimidatorio alla libertà di tutte le cittadine e i cittadini.

Ogni giorno ci confrontiamo con un numero crescente di attacchi alle nostre persone, non c’è solo la violenza fisica che attraversa, senza distinzioni, questo paese privo di tutele per le persone omosessuali. Ci sono anche, e a volte sono quelle che fanno più male, le offese, le prese in giro, le parole dette a metà che si insinuano sotto la pelle e che rimangono per anni.
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