Speculazione: sta per scoppiare una nuova bolla?

di Andrea Baranes

Lo scoppio di una nuova bolla non sembra essere questione di “se” ma di “quando”. Le banche centrali hanno immesso migliaia di miliardi nella speranza di fare ripartire l’economia dopo la crisi esplosa dieci anni fa. Una montagna di liquidità usata soprattutto per acquistare titoli di Stato. Se questo può avere aiutato l’Italia a ridurre lo spread e a gestire il proprio debito pubblico, un effetto non secondario è stato quello di spingere al rialzo la quotazione delle obbligazioni private, anche perché negli ultimi anni la BCE ha comprato direttamente titoli di alcune delle maggiori multinazionali europee.

Una montagna di soldi rimasta però incastrata in circuiti finanziari senza un trasferimento, se non in minima parte, nell’economia. In altre parole un sempre maggiore distacco della finanza dai fondamentali economici, ovvero la definizione stessa di una bolla. E’ paradossale che si continui a considerare sempre e comunque positivo l’aumento delle quotazioni sui mercati. Come scrive Sergio Bruno su Sbilanciamoci: “Perché l’aumento dei prezzi dei flussi prodotti si chiama inflazione e viene ritenuto negativo e pericoloso, mentre l’aumento dei prezzi degli stock di ricchezza viene ritenuto una benedizione, un 30 e lode conferito dai “mercati” (novelli aruspici), e non una banale “inflazione degli stock”, senza una evidente relazione con il benessere del paese?”. Una continua crescita dei titoli finanziari senza un corrispondente aumento nell’economia reale che senso può avere? Quanto può durare prima che sia necessario un riallineamento, per quanto brusco e doloroso?
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