Il dopo sisma in Emilia: pulizia etnica del patrimonio

di Tomaso Montanari

Demolizioni di futuro. È questa la perfetta definizione di ciò che continua ad accadere in Emilia, a quasi sette anni dal terremoto del maggio 2012. Edifici storici, tutelati dalla legge e ricchissimi di significati vengono fatti brillare perché fortemente lesionati: una sorta di colpo di pistola alla testa ad organismi fiaccati, ma che sarebbe perfettamente possibile salvare. Una pulizia etnica del passato dovuta non alla povertà, ma alla ricchezza senza cultura di una regione che pensa già a nuovi capannoni e si prepara alla “secessione dei ricchi”, insieme a Veneto e Lombardia.

Nell’immediato dopo terremoto a saltare in aria furono i campanili (indimenticabili le immagini dell’esplosione di quello di Poggio Renatico), municipi (come quello di Sant’Agostino, nel Ferrarese, anch’esso minato con la dinamite), case antiche (a Mirandola, per esempio): uno scempio che trovò poi una giustificazione ideologica negli stand del ministero per i Beni Culturali al Salone di Ferrara nel marzo 2013. Il loro titolo, stampato a caratteri di scatola, era: “Dov’era ma non com’era”.

Una provocazione, rincarata dalla presentazione stampata sui pannelli, in cui il vertice del sistema italiano di tutela del patrimonio culturale affermava: “Di considerare questo evento drammatico come un’opportunità. L’opportunità di affermare una cultura architettonica della ricostruzione capace di prendere le mosse dalla reale situazione e consentire la coesistenza tra le preesistenze e gli edifici contemporanei, l’attualizzazione del bene culturale laddove era, dando ad esso nuovi significati vitali”.
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Stragi naziste a Civago e Cervarolo - Archivio Istoreco

Stragi naziste in Emilia: a ottobre l’appello per i condannati di Cervarolo

di Giaime Garzia

È trascorso poco più di un anno – era il 6 luglio 2011 – da quando in primo grado sono stati condannati all’ergastolo i 2 gerarchi nazisti ritenuti responsabili della strage di Cervarolo, avvenuta il 20 marzo 1944 e che costò la vita a 24 civili che avevano tra i 16 e gli 84 anni. Ma la sentenza è già stata impugnata e l’unico imputato sopravvissuto, l’ex sergente Wilhelm Karl Stark, 92 anni, sarà quindi giudicato dalla giustizia militare nel processo di secondo grado, che si aprirà a Roma davanti alla corte militare d’appello tra poche settimane, il 24 ottobre prossimo.

I fatti: le stragi della primavera 1944. Siamo in una frazione di montagna, 1000 metri d’altitudine, nel comune di Villa Minozzo (Reggio Emilia). Qui, come in località attigue, nelle settimane della primavera 1944 i reparti della divisione Hermann Göring compiono una serie di raid. Gli obiettivi sono la popolazione dell’Appennino tosco-emiliano e il conteggio finale parla di 400 vittime. Il tutto avviene tra il 18 marzo e il 5 maggio e i militari teutonici vengono supportati da uomini della Guardia nazionale repubblicana (Gnr) e da delatori autoctoni.
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Terremoto: 7 morti, 5000 sfollati. La terra non si ferma

Nella notte ancora scosse, la più forte ha superato i 3,5 gradi della scala Richter. I morti accertati sono sette, quattro erano operai al lavoro travolti dalle macerie dei capannoni. 5000 gli sfollati, mentre pioggia forte e temperatura in forte calo complicano l’organizzazione dell’accoglienza. Ingenti i danni. Isolati interi centri storici. Leggi di più a proposito di Terremoto: 7 morti, 5000 sfollati. La terra non si ferma

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