Clima: la vera sfida non è quella sul deficit

di Lorenzo Marsili Mai abbiamo raggiunto un livello di sviluppo paragonabile a quello attuale. Mai siamo stati in grado di produrre così tanta ricchezza. Mai abbiamo avuto condizioni migliori per garantire a ogni persona il diritto alla felicità. Eppure povertà, precarietà e solitudine accompagnano la vita di sempre più persone, mentre l’emergenza climatica trasforma i […]

Per una protezione civile dal basso

a-rigopiano

di Sergio Sinigaglia

Emergenza. È la parola chiave proposta per ogni situazione difficile. Soprattutto se si parla di eventi legati alla gestione del territorio. Alluvioni, frane, terremoti. È sempre emergenza. Una calda coperta sotto la quale la classe dirigente si copre al riparo da qualunque responsabilità. Così è stato anche in questi giorni. Tre scosse di terremoto sopra la magnitudo 5 e una forte nevicata.

“Si è verificata una emergenza con l’accavallarsi di eventi straordinari”. E questo basta per sentirsi la coscienza a posto. Ma è davvero così? Dalla prima ondata sismica sono passati sei mesi, poi c’è stata la seconda fase a fine ottobre. Le rassicurazioni riguardanti la garanzia che l’inverno non avrebbe colto di sorpresa chi di dovere sono state parole al vento.

La parte di popolazione che ha scelto (giustamente e comprensibilmente) di rimanere nei territori, soprattutto coloro che hanno in loco una attività economica, in particolare gli allevatori, avevano sottolineato quanto fosse necessario approntare delle strutture in grado di riparare persone, animali e cose dal rigore invernale. Nello stesso tempo erano state date ampie garanzie per quanto riguarda l’allestimento di prefabbricati per ospitare chi aveva scelto di restare.

Le temperature relativamente miti fino a dicembre avevano favorito i possibili lavori. Invece con l’arrivo delle massicce nevicate degli ultimi giorni è andato in onda uno spettacolo vergognoso. Prendiamo le Marche. Le autorità avevano garantito che per il 9 gennaio sarebbero state pronte 69 stalle. Nella data in questione ne erano stata installate due e, a quanto sembra, neanche funzionanti. All’improvviso ci si è accorti che la ditta , che aveva vinto l’appalto, non era in grado di fare fronte alla situazione.
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Giorgos Vichas

Il medico attivista Giorgos Vichas: “Farmaci e latte in polvere, in Grecia c’è bisogno di tutto”

di Thomas Giourgas, traduzione di Haris Lamprou

A parlare è Giorgos Vichas, medico, attivista e cofondatore dell’Ambulatorio sociale metropolitano di Ellinikò (Mkie), ad Atene.

Come è la situazione all’Ellinikò e come possiamo sostenere concretamente questo importantissimo lavoro di solidarietà?

La situazione è la stessa come quella degli ultimi anni. Persino dopo la legge che hanno votato per le persone prive di assicurazione sanitaria che continuano a venire al ambulatorio perché non hanno altra scelta. Sto parlando sia degli assicurati che dei non assicurati.

Ci sono delle malattie che sono in aumento?

Recentemente ci sono le malattie psichiche in aumento. In una sola giornata abbiamo avuto tre casi di persone provenienti dall’ospedale di Dromokaition he sono venuti per prendere le loro farmaci. A un paziente che protestava e faceva ‘casino’ hanno detto che stavano sistemando la farmacia per evitare di dirgli che non avevano i farmaci. In generale, sono aumentati i casi di depressione e il consumo di psicofarmaci. Da semplici tranquillanti sino a pesanti antidepressivi.

Questo aumento è legato alla crisi economica?
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Immigrazione: è arrivato il dossier Watchdog

Immigrazione: il dossier Watchdog
Immigrazione: il dossier Watchdog
di Sbilanciamoci.info

98 proposte di legge presentate dall’inizio della legislatura e 286 atti parlamentari non legislativi (tra interrogazioni, interpellanze, ordini del giorno, mozioni). Di immigrazione si parla sempre in termini di “emergenza” ma cosa fa chi potrebbe adottare i provvedimenti necessari per consentire il passaggio da interventi emergenziali e straordinari a misure più ordinarie e sistemiche? È a partire da questa domanda che ha preso le mosse il rapporto Watchdog. Un accurato monitoraggio svolto da Lunaria tra il 1 febbraio e il 5 agosto scorso, e corredato dai link a tutti gli atti legislativi, dell’attività politica parlamentare in materia di immigrazione, asilo, cittadinanza, discriminazioni e razzismo.

Emerge dal rapporto una intensa attività legislativa che però nella stragrande maggioranza dei casi non riesce a vedere la luce. Un gran numero di proposte di legge e atti di indirizzo che si perde nelle pieghe della burocrazia. Scopriamo così, per esempio, che l’odioso reato di clandestinità ancora non è stato abolito, perché il governo non ha ancora esercitato la delega del Parlamento avvenuta con l’approvazione della legge il 14 maggio 2014 sull’onda dello sdegno seguito alla tragedia del 3 ottobre 2013 al largo delle coste di Lampedusa.
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Bologna: per oltre 300 profughi da gennaio nessuna risorsa per sopravvivere

Profughidi Zic.it

Con la fine della cosiddetta emergenza Nord Africa, che ufficialmente scatterà il 31 dicembre 2012, per Bologna si prevedono oltre 300 persone prive di risorse per provvedere ai bisogni primari e la possibilità di ulteriori arrivi da strutture di altre province o regioni. È il quadro, molto preoccupante, prospettato durante l’ultima riunione della Conferenza metropolitana dei sindaci.

Delle persone a forte rischio di assoluta povertà, in base al bilancio fornito dalla Conferenza quasi tutte sono richiedenti asilo e in minima parte si tratta di tunisini con permessi di soggiorno per motivi umanitari (ex articolo 20), in scadenza in questi giorni dopo il terzo rinnovo. L’assessore al welfare del Comune di Bologna, Amelia Frascaroli, tratta un allarme di tali dimensioni con la solita, imperturbabile serenità:

Gran parte di queste persone graviteranno sul piano freddo a cui già stiamo lavorando e rispetto al quale stiamo prevedendo dei posti in più, ma siamo già al limite e non potremo gestire persone provenienti da altri territori della provincia.

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