Partiti di sinistra, dove siete?

di Luigi Ambrosio People Rise Up. Il popolo insorge. Uno slogan che campeggiava su un grande striscione in piazza Syntagma ad Atene durante le proteste contro l’austerità e i tagli imposti dall’Europa. Uno slogan che oggi è ricomparso – indovinate un po’? – alla conferenza stampa con cui Salvini ha iniziato la campagna elettorale per […]

Elly Schlein: “Non mi candido, alla sinistra serve una scelta unitaria”

di Daniela Preziosi Elly Schlein, europarlamentare uscente. Tutte ma proprio tutte le liste del centrosinistra le hanno chiesto di candidarsi. Lei non ha scelto nessuna, ha scelto di non correre. Perché? È una scelta sofferta ma inevitabile per il senso di tutto il mio lavoro di questi cinque anni a Bruxelles. So che scontento molti […]

Sinistra, anno zero (una lunga storia di tradimenti e divisioni)

di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena Vent’anni che hanno cambiato tutto, portando alla dissoluzione una lunga, e a suo modo gloriosa, storia di lotte, conquiste e presenza nei luoghi di lavoro, di socialità, culturali. Vent’anni nei quali la sinistra italiana si è autoesclusa dai giochi della politica, per miopia, scarso coraggio, mancata lettura del […]

Castenaso (Bologna): elezioni comunali nel segno di Sermenghi (che non si candida)

di Sandro Nanetti A Castenaso, nel bolognese, il 26 maggio, oltre che per l’Europa, si voterà pure per decidere chi amministrerà il comune nei prossimi cinque anni. Il panorama è quanto mai ingarbugliato e per cercare di capire le dinamiche occorrono alcune premesse. Il sindaco Stefano Sermenghi ha esaurito il secondo mandato e non può […]

Elezioni Basilicata, Pd e cinquestelle bravissimi a premiare Salvini

di Sergio Caserta E così malinconicamente registriamo la terza vittoria consecutiva del destra-centro a trazione leghista nelle elezioni regionali in Basilicata, dopo Abruzzo e Sardegna anche nella fu regione rossa ora regione dei basilischi, s’insediano le Sturmtruppen del “Capitano” che raccoglie copiosi consensi come pomodori maturi nel Meridione che solo un anno fa gli era […]

Matera 2019: vittoria del centro-destra alle regionali, restano la crisi e le stesse domande

di Michele Fumagallo Risultati delle elezioni regionali del 24 marzo in Basilicata: centro-destra 42,2%; centro-sinistra 33,11%; Movimento5stelle 20,32%; Basilicata Possibile 4,37%. Consiglieri eletti (20 in totale più il presidente di Regione): centro-destra 12 (6 alla Lega, 3 a Forza Italia, 1 a Fratelli d’Italia, 1 a Idea, 1 a Bardi presidente), centro-sinistra 5 (2 Comunità […]

Matera 2019: domani le regionali in Basilicata. Magari di basso profilo, ma da non guardare con snobismo

di Michele Fumagallo

Domani, domenica 24 marzo, ci sono le elezioni regionali in Basilicata che sono anche un primo test sulle iniziative di “Matera capitale europea della cultura”, l’operazione particolare che vive la città dei Sassi e che è stata conquistata nell’autunno 2014, e viene gestita in gran parte adesso, da personale di area Partito Democratico. Cercheremo di commentare i risultati elettorali dopo le elezioni, adesso invece mi preme dire qualcosa non solo su liste e candidati ma sulla politica generale in una regione che è sempre stata governata dal centro sinistra.

In Basilicata il centro sinistra ha saputo mantenere una continuità amministrativa anche quando la coalizione subiva pesanti sconfitte a livello nazionale. Ma questa specificità locale non è eterna evidentemente: le elezioni nazionali dell’anno scorso hanno evidenziato che la sicurezza (anzi la sicumera) con cui ci si muoveva era finita, ed era invece iniziato un declino che le inchieste della magistratura sulla sanità hanno accentuato.


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Per cambiare la Grecia e l’Europa: la risoluzione del Comitato Centrale di Syriza per le elezioni europee

di Syriza, traduzione di Argiris Panagopoulos

Le elezioni europee del 2019 rappresentano un fatto importante e cruciale sia per il futuro dell’Unione europea che per ciascun paese singolarmente. Saranno condotte in un contesto di prolungata incertezza, in un mondo in rapido cambiamento, e con le sfide che ci attendono che sono molte e particolarmente complesse.

L’austerità si è dimostrato che non ha rappresentato per il neoliberismo una scelta congiunturale alla crisi economica, ma il veicolo per trascinare storicamente verso il basso i bisogni del mondo del lavoro e trasformare le società europee in società con basse aspettative, per imparare loro a vivere con meno, anche se producono di più.

L’austerità permanente e la svalutazione del lavoro si riproduce come una tendenza costante, tendenza che rappresenta il risultato obbligato della sottomissione voluta dell’EU alle regole imposte dai mercati monetari internazionali. Una tendenza, per la cui inversione serve lo spostamento degli equilibri politici a favore del mondo del lavoro, dell’ecologia e della pace, con un programma radicale di cambiamento, che agirà come un baluardo di fronte al potere dei mercati ed un programma radicale di cambiamenti per la condivisione del rischio, elemento necessario per fermare il potere della disciplina che cercano di imporre i mercati.
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Pd - Foto di Orsonisindaco

Europee, il Pd forse apre a sinistra. Ma c’è una sinistra all’altezza della sfida?

di Sergio Caserta

Le prossime elezioni europee segnano uno spartiacque per l’attuale governo in carica, retto dal patto-contratto di governo tra M5s e Lega. Se confermeranno l’irresistibile ascesa del partito di Matteo Salvini, allora per Luigi Di Maio & C. la situazione potrebbe diventare insostenibile: piegarsi definitivamente ai diktat del “capitano” o rinunciare alla prosecuzione del governo e anche alla leadership nel Paese, già allo stato presente alquanto usurata? In ogni caso il risultato delle Europee sarà determinante.

Tra i due maggiori competitor però si è reinserito il Partito democratico, dato in buona ripresa dopo l’elezione di Nicola Zingaretti, come in parte hanno indicato le Elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna in cui il centrosinistra, guidato da due candidati non diretta espressione del Pd – Giovanni Legnini e Massimo Zedda -, ha recuperato una parte dei voti persi alle politiche di un anno fa, seppur non si possa certo parlare di successo.

Ora sembra che Zingaretti intenda almeno per le Europee rilanciare la centralità del Pd, ma riesumando l’apertura ad alleanze anche a sinistra. Non è per niente chiaro però in quale direzione, soprattutto per quanto riguarda le politiche del lavoro e ambientali sulle quali si è rotto la testa Matteo Renzi.
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Dopo il voto: ripensare la sinistra in Sardegna

di Roberto Loddo

Dopo il testa a testa ipotizzato dagli exit poll tra Massimo Zedda e Cristian Solinas i risultati ufficiali del voto sardo hanno invece delineato un’ampia vittoria per il candidato del centrodestra e della Lega. Un centrodestra diverso da quelli precedenti caratterizzato dalla migrazione di settori della destra nel PSd’Az e da una Lega telecomandata dal ministro dell’Interno che diventa il primo partito della coalizione. Con queste premesse è molto difficile immaginare una giunta regionale non contaminata dalle mani nere dello spettro di Visegrád e dell’internazionale dell’intolleranza.

La vecchia formula del centrosinistra si è rivelata una medicina sbagliata per la coalizione civica e progressista. La stessa formula aveva fallito nelle elezioni regionali in Abruzzo del 10 febbraio. Massimo Zedda ha perso anche perché la Sardegna non è immune al declino inarrestabile delle sinistre riformiste europee. Salvini e Solinas non sono il frutto del destino cinico e baro ma sono il prodotto di scelte politiche dei governi europei e italiani che con trent’anni di politiche antisociali hanno disintegrato la società, alimentato le diseguaglianze e la rabbia delle persone.

Queste elezioni regionali sono la fotografia di una società stanca dell’esistente che in assenza di alternative al neoliberismo si è lasciata dominare da pulsioni di rancore e dall’idea che i penultimi devono salvarsi anche a costo di sacrificare gli ultimi. Le politiche dell’austerità sono state praticate dagli stessi soggetti politici che oggi chiedono un mandato agli elettori per costruire comitati di liberazione nazionale contro il governo dei giallo verdi. Riproporre agli elettori lo stesso piatto ma con un nome diverso potrebbe rivelarsi la risposta meno credibile alla sofferenza generata.
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