Dopoguerra e dopoquarantena. Torna in libreria «La luna e i falò», un classico per la fase che stiamo vivendo

di Wu Ming Nel 70esimo anniversario della morte dell’autore, l’Einaudi ripubblica sette libri di Cesare Pavese, con introduzioni scritte da autori italiani contemporanei e copertine disegnate da Manuele Fior. Tra i titoli che tornano in libreria nella nuova veste c’è La luna e i falò, massimo risultato narrativo di Pavese, romanzo-summa uscito pochi mesi prima […]

Scrittori e popolo-scrittori e Massa: una via di ricerca e un enigma

Scrittori e Popolo 1965 - Scrittori e Massa 2015
Scrittori e Popolo 1965 - Scrittori e Massa 2015
di Luca Mozzachiodi

Recensendo il volume Scrittori e Popolo 1965 – Scrittori e Massa 2015 di Asor Rosa, si deve prima di tutto dire cosa i lettori vi troveranno di nuovo e cosa di già noto: il volume ripubblica per intero l’ormai classico “Scrittori e Popolo” nell’edizione einaudiana e in una seconda parte, invero di assai minor ampiezza, il supplemento “Scrittori e Massa”. Già le date apposte sono significative 1965-2015, chiaro che si tratta del bilancio di un cinquantennio e dell’invito a leggere i due saggi l’uno attraverso l’altro, solo riportando a tema di riflessione quanto era già stato scritto e detto in passato e cogliendovi i segni del tempo mutato, non dell’invecchiamento, è possibile una seria operazione di critica della cultura che non sia priva di senso storico.

L’oggetto del libro è oggi di massimo interesse, si tratta del populismo, questo Moloch della politica e della stampa contemporanea che pare macchiare come un peccato originario qualsiasi forma di critica dell’esistente, che gli avversari fanno rimbalzare gli uni sugli altri per screditarsi agli occhi dell’opinione pubblica e, fattore a mio parere non trascurabile anzi in certe forze maggioritario, dare l’impressione, per falsa coscienza, ai propri elettori e militanti di essere intellettualmente e ideologicamente superiori.

L’uso tattico dell’accusa di populismo viene ovviamente anche dalla più radicale ignoranza della natura del fenomeno, che potremmo invece, intelligentemente e sinteticamente come Asor Rosa e altri fanno, riassumere in uno schema interpretativo della storia e della società nel quale il popolo è visto come portatore di valori positivi e di una sorta di moralità privilegiata e statica nel mutare delle strutture sociali, spesso a fronte di un gruppo dirigente, aristocratico, burocratico o politico che sia, visto come corrotto anche a causa della sua distanza dalla moralità e dalla vita popolare.
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Io sono l'ultimo. Lettere di partigiani italiani

“Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani”: i protagonisti raccontano la Resistenza

di Andrea Liparoto, curatore del volume Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani (Einaudi) con Stefano Faure e Giacomo Papi

“Guai a far naufragare la Resistenza nelle parole encomiastiche. Basterà dire che un tempo lontano c’erano dei giovani. E poi iniziare a raccontarla da quel punto. Ritrovo con commozione i compagni persi nelle boscaglie, nei greti dei fiumi… Se potessero parlare direbbero: non vogliamo essere celebrati, ma amati”.

Non usa mezze parole Nello Quartieri, 91 anni, ventenne comandante di Brigata durante la Guerra di Liberazione. Se la Resistenza deve continuare ad essere una risorsa per il futuro va fatta scendere dai palchi della retorica per circolare nelle coscienze e nei cuori in tutta la sua vitalità civile e umana. La Resistenza va amata. Una appassionata raccomandazione questa che attraversa – a mo’ di filo conduttore – tutte le 128 testimonianze contenute nel volume “Io sono l’ultimo – lettere di partigiani italiani” ed. Einaudi da pochi giorni nelle librerie.

Un progetto nato nel 2010, quando Giacomo Papi, giornalista, innamoratosi delle parole di una partigiana, Annita Malavasi “Laila”, venne a bussare alle porte dell’ANPI Nazionale per chiederci di collaborare ad una raccolta di racconti degli ultimi protagonisti viventi della Resistenza: un messaggio corale alle ragazze e ai ragazzi di oggi. E i nostri partigiani hanno colto immediatamente l’importanza e la necessità di “darsi”, ancora una volta, forse l’ultima. Un antico senso di responsabilità mai sopito.
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