Educazione fisica a scuola: in Italia in vigore il fai da te

di Lorenzo Vendemiale “Forza bambini, tutti in palestra a fare educazione fisica”. Solo che manca l’insegnante di educazione fisica, e molto spesso persino la palestra. Lo Stato se ne disinteressa da sempre, il Coni ha provato a metterci una pezza, allargandosi su competenze non sue, con risultati altalenanti. Così lo sport nella scuola italiana resta […]

La “buona scuola”: educazione fisica, addio

La buona scuola che non vogliamo
La buona scuola che non vogliamo
di Silvia R. Lolli

Vogliamo focalizzare questo intervento su un punto del comma 7 della legge 107/15, nel quale si parla di potenziamento motorio. È importante ricordare che il comma si riferisce a tutti i livelli di scuola, cioè ogni punto potrà interessare in modo diverso le IS, cioè dovrà essere declinato secondo i bisogni delle diverse età degli allievi.

C’è poi un altro comma che ipotizza, finalmente, la presenza dell’educazione fisica, insegnata da specialisti anche di altri ordini, nella scuola primaria. Il c. 20 prevede l’inserimento, nella scuola primaria, delle così dette educazioni, finora lasciate insegnare senza alcuna specializzazione: musica, arte, e appunto educazione motoria.

“Per l’insegnamento della lingua inglese, della musica e dell’educazione motoria nella scuola primaria sono utilizzati, nell’ambito delle risorse di organico disponibili, docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate, nonché docenti abilitati all’insegnamento anche per altri gradi di istruzione in qualità di specialisti, ai quali è assicurata una specifica formazione nell’ambito del Piano nazionale di cui al comma 124”.

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Calcio al balilla - Foto di Sapo

Sport ed educazione fisica: sarà scuola buona? / 1

di Silvia R. Lolli

Scrivere di scuola e di educazione fisica dopo le presentazioni di “Lo sport di classe” e di “La buona scuola” è veramente difficile sapendo che da anni la scuola statale italiana soffre di un costante depauperamento di risorse e l’educazione fisica deve continuamente fare i conti con l’organizzazione sportiva. La scuola ha avuto troppe riforme dalla metà degli anni Novanta: sono state continue, ideologiche e solo frammentate.

Oggi abbiamo una proposta da discutere (anzi da approvare o disapprovare attraverso un sondaggio online e incontri offline) con tempi brevi (due mesi) prima di arrivare in parlamento per la scrittura di una legge quadro e dei successivi decreti delegati. Un governo che nelle iniziali intenzioni avrebbe dovuto preoccuparsi soltanto di una riforma elettorale e di poco altro ci sta proponendo continui cambiamenti sostanziali della nostra vita democratica (Costituzione, processo civile, province…); ricordo che molti di questi vengono fatti mettendo poi in discussione le leggi con il voto di fiducia, in un Parlamento già deficitario di molte rappresentanze politiche.

Anche per questo motivo prima di discutere della “Buona Scuola” occorre contestualizzare meglio la situazione poi, per quanto riguarda l’educazione fisica, specificare questa proposta di riforma con l’ennesimo progetto CONI MIUR dello “Sport di classe”. La discussione richiesta sembra più una domanda/risposta subliminale per avvalorare un consenso che per il nostro Presidente del Consiglio non viene certo da elezioni politiche nazionali.
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