La Rai senza immaginario

di Vincenzo Vita Il manifesto di domenica scorsa ne ha già parlato. Tuttavia, la polemica è cresciuta molto. Giustamente. Si tratta dell’ipotesi di cambio di destinazione d’uso dei canali 24 e 25 del digitale terrestre, oggi utilmente adibiti a trasportare «Rai Movie» e «Rai Premium»: pezzi forti dell’offerta di film, audiovisivi e fiction del servizio […]

Stati generali dell’informazione, tanto rumore per quasi nulla

di Vincenzo Vita

Due ore scarse per celebrare l’apertura degli «stati generali dell’editoria» presso la presidenza del consiglio. Così ieri il premier Conte e il sottosegretario con delega Crimi hanno ottemperato a un impegno assunto nella conferenza stampa di fine anno. Peccato che la «prima» corresse su un canovaccio prestabilito, con pochi interventi e un pubblico contingentato. Per un governo che si ritiene voce narrante del popolo, non c’è male.

Se non fosse stato per Radio radicale, che peraltro l’esecutivo ha crudelmente punito dimezzandone le risorse e mettendone in forse l’esistenza, non si sarebbe conosciuto ciò che è avvenuto nelle segrete stanze, aperte ai giornalisti solo dopo forti proteste.

L’impressione è che si sia fatto tanto rumore per quasi nulla. Infatti, a parte le prevedibili parole di Conte (forse con l’eccezione positiva del cenno alle querele temerarie), la relazione di Crimi ha detto meno di ciò che le varie interviste rilasciate nell’ultimo periodo avessero indotto a supporre.

Il sottosegretario del settore si è limitato a esporre i titoli generali dei passaggi previsti per giugno, luglio e settembre: dalle agenzie di stampa, alla deontologia, agli istituti previdenziali, all’Ordine, alla distribuzione, alla concorrenza, al diritto d’autore (ma nulla sulla direttiva europea oggi nell’aula di Strasburgo).
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Editoria, settore a rischio crolli

di Vincenzo Vita

Il sottosegretario con delega all’editoria, Vito Crimi del Mov5Stelle, avrà i suoi grattacapi. Il settore, infatti, versa in una situazione di crisi strutturale. Quest’ultima è la combinazione della più complessiva vicenda economica con la storica trasformazione tecnologica in corso.

La frontiera tra l’era analogica e quella digitale è assai più problematica e complessa di quanto i cantori dell’innovazione abbiano fatto credere. Il lavoro precario, spesso persino dai tratti schiavistici, costituisce al momento il lato duro della transizione. Gli editori sono arrivati all’appuntamento impreparati e chiusi in fortezze ormai fragilissime; i proprietari dei dati e degli algoritmi con cui si compongono le odierne strutture informative hanno in mano la diffusione dei saperi, con inaccettabili vantaggi fiscali; le organizzazioni sindacali hanno il fiatone.

Inoltre, gli istituti pensionistici rischiano di non reggere, perché il calo occupazionale è costante. Insomma, servono misure di intervento straordinarie per evitare crolli, collassi e disoccupazione selvaggia. Ed è indispensabile un vero disegno riformatore, che introduca norme antitrust adeguate al tempo storico e valorizzi gli investimenti produttivi.
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Laddove esiste ancora un’editoria libera: la bibliodiversità del settore va tutelata

a-piulibri

di Vincenzo Vita

“L’isola che non c’è”, il noto brano di Edoardo Bennato, ben si presta a raffigurare la Fiera nazionale della piccola e media editoria – “Più libri più liberi” – che si è conclusa domenica scorsa al Palazzo dei congressi di Roma. E sono in corso trattative per tenere la prossima edizione alla “Nuvola” di Fuksas. In effetti, lo spazio attuale non è sufficiente, se è vero che è stata rifiutata una settantina di espositori.

Una bellissima manifestazione, dove si vedono stand di case editrici che il mercato penalizza e dove si incontra un universo appassionato alla lettura. Un punto di osservazione privilegiato per capire che esiste un mondo affascinante e rimosso. Lì fuori già se ne perdono le tracce, perché incombe il Grande Fratello omologante, con il pensiero unico indotto dalla televisione generalista a dominanza commerciale. Quella che, stando al Censis, invade a larghissima maggioranza l’immaginario italiano.

Eppure, l’editoria meno influenzata dai grandi gruppi, “Mondazzoli” in testa, resiste. Si coglie un lieve ma significativo incremento del fatturato e, pur continuando il calo delle copie vendute nell’intero comparto, piccoli e medi salgono: +7,6% a valore e +5,9% a copie. I generi in crescita sono la fiction italiana e quella straniera, mentre oscilla la letteratura per bambini o ragazzi. Le percentuali generali cambierebbero in meglio se le librerie non fossero travolte dai “colossi” della distribuzione, cui la legge sul libro in vigore (n.128 del luglio 2011) si contrappone debolmente.
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Qudulibri tra editoria e militanza: intervista a Patrizia Dughero

di Luca Mozzachiodi

Tra le realtà culturali presenti sul territorio di Bologna una delle più attive, non solo in campo letterario, ma anche teatrale, musicale e culturale in senso ampio c’è la casa editrice Qudulibri, portata avanti dal lavoro di Patrizia Dughero, anche poetessa, e Simone Cuva, che si distinguono, oltreché per un notevole impegno nella militanza per i diritti umani a fianco dell’associazione 24marzo Onlus e non solo, anche per diverse iniziative volte a qualificare il territorio di Bologna. Nell’intervista a Patrizia si parla tanto dei volumi pubblicati e del loro spirito di editori, e nel suo caso di autrice, quanto di un particolare e oggi inedito, rapporto tra l’oggetto libro e la promozione culturale che merita di essere conosciuto e approfondito.

Siete una giovane casa editrice, puoi raccontarmi qualcosa sulle origini di Qudu?

Le origini della casa editrice risalgono a quattro anni fa, non siamo giovanissimi, abbiamo all’attivo quasi un libro al mese. Simone ha lavorato per vent’anni in una casa editrice, la sua esperienza professionale e le mie molte esperienze di collaborazione con editori ci hanno spinto a creare un progetto nostro, in cui lavoriamo come un duo ma cerchiamo di espanderci accogliendo e ricercando incontri personali da cui scaturiscono collaborazioni. In particolare siamo nati con la militanza nell’associazione 24marzo Onlus che si occupa della questione dei desaparecidos e della difesa dei diritti umani. Nell’estate del 2012 esce il libro Una voce argentina contro l’impunità di Claude Mary, tradotta dal francese dal P.M. Francesco Caporale, che segna l’avvio della nostra militanza editoriale per i diritti umani e il profondo legame tra Qudulibri e l’Argentina.
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La Stampa e il gruppo Repubblica Espresso

La voce della nazione: l’editoria e la via verso il pensiero unico

Siamo lieti di ospitare un importante articolo di Loris Campetti pubblicato sull’ultimo numero della rivista quindicinale svizzera Area che analizza, senza veli, una delle più significative operazioni editoriali e politiche degli ultimi decenni, passata finora, come tante altre vicende, quasi sotto silenzio stampa.

di Loris Campetti

La notizia è semplice da raccontare: La Stampa cambia padrone e va a rafforzare il gruppo editoriale Repubblica-Espresso. Non è che uno dei tanti esempi di un processo di dimensione globale di accorpamento capitalistico che va dall’acciaio alla chimica, dall’auto alla moda, dall’alimentare all’informatica e all’informazione. Punto. Senonché, dietro la notizia nuda e cruda, si nasconde una storia secolare italiana e in gioco c’è un pezzo di democrazia e pluralismo.

La Stampa di Torino, fondata nel 1867, è stata negli ultimi novant’anni “il giornale del padrone”, cioè della Fiat. La famiglia Agnelli ha sempre puntato molto su Torino, e per dissetare le sue mire egemoniche ha investito notevoli risorse, oltre che sull’auto e sulla Juventus, nell’informazione. Così è cresciuto nel tempo il suo peso sul milanese Corriere della sera ed è finito nelle fauci degli Agnelli anche il Secolo XIX di Genova (i buontemponi hanno spolverato l’acronimo Ge-Mi-To).

La “vocazione atlantica” dell’Avvocato (così veniva rispettosamente chiamato Gianni Agnelli, mentre per chi voleva sfotterlo era Giuanin lamiera) non ha impedito, fino alla discesa in campo di Sergio Marchionne, la cura dell’immagine Fiat a Torino e in Italia. Poi, l’Atlantico è stato attraversato dal nuovo amministratore delegato che ha trasformato la Fiat in Fca (Fiat Chrysles Automotive), trasportando negli Usa investimenti, know-how, produzione e ricerca.
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