Kepler452: il sistema solare tra ambiente, arte e vita

di Silvia Napoli

Una volta conoscevamo a stento l’esistenza di questo piccolo lontano pianeta speculare al globo terrestre che risponde a un nome fantaevocativo quale Kepler452. Poi abbiamo cominciato nel corso di questi ultimi anni a familiarizzare con i suoi immaginifici, giovani abitanti, tanto radicali da imbarcarsi nell’impresa di fare teatro e cercare di coinvolgere i loro coetanei in questa grande passione cognitiva. Intanto loro diventavano un agente aggregante anche per la riflessione critico-organizzativa che i lavori performativi calati per definizione prepotentemente tra ambiente, arte e vita, richiamano naturalmente.

Ecco formarsi una sorta di galassia di pensieri ed energie comprendente uno staff organico e parallelo al gruppo originario autorinnovatosi con la Rivoluzione permanente delle avanguardie. Avanguardie, a loro volta, portatrici di un festival aperto alla penisola intera ma benissimo radicato in città, fin dentro ogni habitat possibile, persino casalingo, con una vocazione ormai biologica al mix di linguaggi.

Si fa teatro con i dj set e con le suggestioni da installazione, tratteggiando infine una rappresentazione generazionale abbastanza distante dal racconto mainstream di giovani sdraiati o in fuga perenne dalla storia, dalla politica, da sé stessi. Un collettivo dunque molto aperto, senza la retorica del collettivo d’antan e consapevole del fatto che un buon lavoro di squadra si fa partendo dalla scoperta e valorizzazione delle singole personalità.
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Walcott difeso dai suoi ammiratori

di Luca Mozzachiodi

Lo scorso 17 marzo si spegneva nella sua casa sull’isola di Saint Lucia Derek Walcott, poeta e drammaturgo premio Nobel per la letteratura nel 1992. Scriverne poco dopo la morte ma comunque con un lasso di tempo abbastanza ampio da disperdere i fumi del pianto rituale significa anche tentare un primo bilancio serio di ciò che quest’autore ha significato in Italia, dove ha goduto, rispetto a molti altri poeti stranieri di grande spessore, di una notevole fortuna editoriale legata quasi esclusivamente alla casa editrice Adelphi.

Attivo fin dalla fine degli anni Quaranta, e dunque precocissimo essendo nato nel 1930, è praticamente sconosciuto in Italia fino al 1992, quando con il poema epico Omeros vince il premio Nobel. Da allora è partita quasi freneticamente la corsa alla traduzione fino agli ultimi recenti volumi di poco più di un anno fa, la prima cosa che potremmo chiederci è cosa comporta questo ritardo?

Nel ’92 Walcott insegnava a Boston e aveva già stretto un forte sodalizio con altri due poeti vincitori del Nobel, l’irlandese Heaney e il russo Brodskij; era inserito ai massimi livelli nel cerchio ristretto della letteratura che viene composta e commentata nelle grandi università angloamericane e che sembra sempre di più, per via di una serie di presenze di spicco, privilegiare gli autori di doppia appartenenza e gli emigrati come importatori di cultura poetica.
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