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Dossier “Articolo 18”: i luoghi comuni sulla norma che coniuga lavoro e libertà

Articolo 18

Articolo 18

di Federico Martelloni, docente di diritto del lavoro all’Università di Bologna

Altro che tabù! Dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori si parla e si straparla. In Italia e in Europa. Per vero, nella stagione dell’eclissi del lavoro dallo spazio pubblico, mettere a tema l’architrave dello statuto protettivo dei lavoratori subordinati in Italia sarebbe anche un bene, se il dibattito non fosse costellato di quelle che Luciano Gallino chiama “idee ricevute”, ossia tesi e teoremi del tutto destituiti di dimostrazione teorica e fondamento empirico, divenuti nel tempo “senso comune” perché non efficacemente contrastati. E i luoghi comuni attorno all’articolo 18 davvero si sprecano.

Richiamando in rapida sequenza solo i principali, si dice dell’articolo 18 che:

  • a) impedisce, sostanzialmente, il licenziamento nelle imprese con più di 15 dipendenti;
  • b) prevede, con la reintegrazione, una forma di tutela che non ha eguali in Europa;
  • c) produce disuguaglianze tra lavoratori iperprotetti (c.d. insiders) e lavoratori sprovvisti di ogni tutela (c.d. outsiders);
  • d) contempla una misura riparatoria largamente ineffettiva, come dimostrerebbero i dati sulle “reintegrazioni” cui si da concretamente corso all’esito dei processi. Sulla base di quest’ultima deduzione, peraltro in aperta contraddizione con tutte le altre, la battaglia a difesa dell’articolo 18 sarebbe essenzialmente ideologica o, al limite, soltanto “simbolica”.

Dossier “Articolo 18”: storia di una lettera di licenziamento

Iniziamo a pubblicare una serie di articoli, a cominciare da quello di Sergio Caserta sul tema “articolo 18” e dato che possono considerarsi una riflessione collettiva li riuniamo in un dossier. Ecco la prima “puntata”.

di Sergio Caserta

Non capita nella vita a tutti, fortunatamente, di ricevere una lettera di licenziamento. Non è piacevole, anche se di solito il tono usato dai licenziatari, è misurato e formalmente gentile come in questa lettera che ricalca una storia vera. Improvvisamente in casa cambia l’atmosfera, la persona licenziata se è il capofamiglia, si sente menomato, amputato: non avere più un lavoro, sapere che devi ricominciare la tua esistenza professionale trovando un nuovo equilibrio produce uno stato d’animo di fortissima incertezza, soprattutto se sei un lavoratore maturo; dicono giustamente che la disoccupazione giovanile è il peggior dramma di un Paese, ma non si deve dimenticare che tanti hanno perso il lavoro in questi anni, in un’età in cui ricominciare trovandone un altro è diventato molto, troppo difficile.