Diario dopo il 4 marzo

di Francesco Indovina

Ci sono degli avvenimenti che lacerano la rete dei nostri riferimenti e che ci spiattellano l’inconsistenza della nostra conoscenza della realtà. Avevamo una idea del mondo che non corrisponde completamente alle trasformazioni avvenute. Una ignoranza dettata da pigrizia, dall’essere affezionati ai nostri idoli, di cui si era in parte consapevoli ma che, in un certo senso, l’allontanavamo per paura.

La trasformazione dell’essenza dei rapporti sociali di produzione, gli effetti della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia, l’aumento delle diseguaglianze sociali, l’emarginazione di molto lavoro, la modifica dei riferimenti culturali, la trasformazione delle relazioni sociali, l’individualismo esasperato, l’egoismo, la violenza come essenza dell’individuo, l’incapacità di riconoscersi in altri, la diversità, di qualsiasi tipo, assunta come “vezzosa” conquista ma anche come insopportabile… di tutto questo si aveva cognizione ma contemporaneamente i nostri occhi erano opachi e non riuscivano a distinguere forme e colori del quadro complessivo.

Sentivamo che molti dei valori ai quali eravamo legati, come libertà, uguaglianza, solidarietà, accoglienza, giustizia sociale non vivevano più come sistema nervoso della nostra società, ma ci sembrava di dover attribuire, questo nostro sentire, al pessimismo.
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Com’era la scuola elementare italiana e com’è oggi

di Goffredo Fofi

La 01 Distribution e Rai Cinema hanno messo sul mercato dei dvd un bel film di Alberto Lattuada del 1954, Scuola elementare, che si presta a molte considerazioni e che, anzitutto, può rivelare agli spettatori delle ultime generazioni un mondo che non conoscono, quello dell’Italia prima del miracolo economico.

Le impressioni che se ne ricavano sono tanto più forti in quanto l’ambientazione del film è milanese e non la solita del cinema italiano del dopoguerra, ossessivamente romana. Le impressioni saranno infine più forti per chi frequenta per un motivo o per l’altro – da scolaro, da maestro o maestra o preside o bidello, da genitore – la scuola elementare di oggi.

Nel film, nell’Italia del 1954 il maestro elementare Dante Trilli, spostato da un paese del Lazio alla “capitale morale” ed economica della nazione, e il suo compaesano Pilade che è lì da tempo a fare il bidello, quando vanno dal tabaccaio non comprano un pacchetto di sigarette, ma cinque sigarette – perché le sigarette le si vendeva sciolte, visto che un pacchetto tutto in un botto costava troppo per le tasche di allora. O la domenica d’estate vanno all’Idroscalo, “il mare di Milano”, il massimo di vacanza che il proletariato milanese poteva permettersi.
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