La violenza contro le donne fa più danni del corona virus

di Casa delle donne per non subire violenza Onlus – Bologna Un virus si propaga in Italia e nel mondo: la violenza di genere contro le donne è epidemica, globale, trasmissibile, contagiosa, può essere letale, è un morbo culturale che infetta i luoghi, le menti e i corpi di tanti/e, adulti/e e minori. Eppure la violenza […]

Bisogna garantire il diritto all’aborto

di Elisabetta Canitano e Federica Di Martino Le donne che vanno al Pronto soccorso per interrompere o portare a termine una gravidanza – additate da Salvini – non hanno accesso a diritti che dovrebbero essere garantiti «Non è compito mio dare lezioni di morale – ha dichiarato il leader della Lega Matteo Salvini – è giusto che […]

Il virus e il capitalismo: l’emergenza e noi

di Andrea Cagna Che fare davanti al coronavirus? La domanda non porta con se l’analisi delle scellerate scelte di governo, regione e comune di questa settimana. La domanda è posta ai movimenti sociali, se dovessero affrontare questa situazione anomale da potenziale pandemia da virus mai conosciuto prima. Ribadiamo, a scanso di equivoci, che non parliamo […]

La verità delle donne nelle parole di Kelly Echeverry: il racconto di 3 anni di atrocità (video)

di Noemi Pulvirenti e Patricia Tough In questi giorni si è concluso il viaggio in Italia dell’attivista colombiana Kelly Echeverry de La Ruta Pacifica de las Mujeres che ha presentato il libro “La verità delle donne”, tradotto dalla Rete delle Donne in Nero italiana. In questo testo, atto femminista e di rivendicazione, sono state raccolte […]

Le nuove parole per dirlo: narrazione di cura e natura resiliente secondo Camilla Endrici

di Silvia Napoli Se è difficile classificare il brillante talento di Camilla Endrici, refrattario fortunatamente a tutte le definizioni più scontate, è altrettanto arduo definire questo suo libretto per i tipi di Giraldi editore che è tale solo per la smilza forma editoriale e non già rispetto alla pregnanza dei contenuti, micidiali diretti assestati agli […]

Aborto, un diritto da riconquistare

di Filomena Gallo Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato (art. 545 e segg. cod. pen., abrogati nel 1978), che lo puniva con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto che alla donna stessa. Il clima in cui […]

Femminismo e lotta di classe: un’inchiesta sul lavoro femminile in Sardegna

di Marta Meletti e Isabella Russu

Come Telèfono Ruju-Telefono Rosso, campagna nata all’interno del soggetto-progetto politico “Caminera Noa”, abbiamo deciso di lanciare un questionario per analizzare le condizioni di lavoro delle donne in Sardegna. Il nostro obiettivo è quello di arrivare ad avere un quadro, quanto più dettagliato possibile, del lavoro femminile in tutte le sue forme all’interno del territorio sardo, e vorremmo raggiungere donne di ogni età e provenienza, che affrontano condizioni di lavoro diverse e differenti problematiche ad esso connesse.

Perché un questionario sul lavoro femminile? Telèfonu Ruju vuole creare un argine allo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori occupandosi di contrasto al lavoro nero, ai tirocini che nascondono lavoro pagato male o non pagato e in generale a tutti i soprusi che dilagano nel mondo del precariato e del lavoro stagionale.

Le donne, in quanto tali, subiscono una duplice forma di sfruttamento, sia da parte del sistema economico capitalistico e colonialistico che della società patriarcale. Da un lato svolgono infatti il lavoro produttivo (salariato o autonomo), il lavoro nel senso più comune del termine, soggetto alle dinamiche interne al sistema economico, spesso precario e malpagato.
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Pane e pace: la vera storia dell’8 marzo

di Florelle, Pasionaria.it

Ormai in Italia l’International Women Day, cioè la Giornata internazionale delle Donne, è diventata per tante una ricorrenza commerciale come molte altre (San Valentino, la festa della mamma, la festa del papà…) senza più alcuna valenza politica. È il giorno per “uscire da sole con le amiche” (come se ci fosse bisogno del permesso del partner per farlo o bisognasse aspettare un giorno apposito): si va a mangiare, magari si va a vedere qualche spogliarello (anche lì: come se per l’otto marzo ci fosse una deroga speciale alla regola della “casta matrona”, sia mai che una donna consumi il corpo di un uomo in un altro giorno).

Ma anche chi sa che l’anniversario nasce con una valenza politica (che in molti altri paesi conserva), raramente conosce la storia di questa giornata, che dal 1975 l’Onu fissa come celebrazione l’otto di marzo ma dal 1977 con una risoluzione concede agli stati membri di celebrare anche in date diverse, a seconda delle diverse tradizioni nazionali.
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Le violenze maschili contro le donne: l’insoddisfacente logica della punizione

di Maria (Milli) Virgilio

Ha suscitato immediate proteste la riforma in senso favorevole al condannato della sentenza nei confronti di un uomo che aveva assassinato la sua compagna per “gelosia”. Così aveva motivato il suo gesto. Da 30 a 16 anni di reclusione il salto è forte.

Il Giudice della udienza preliminare di Rimini aveva condannato a 30 anni. A questa pena era arrivato ritenendo l’assassino responsabile di omicidio, aggravato per aver agito per motivi abietti o futili. La pena prevista per questo caso è quella dell’ergastolo, ma l’imputato aveva chiesto di procedere con il giudizio abbreviato, e questo comporta che l’ergastolo sia sostituito per legge dalla reclusione a trenta anni.

È una specie di sconto/premio che viene attribuito a chi chiede di procedere senza dibattimento, cioè più velocemente, sulla base dei soli atti di indagine. Era stata solo chiesta dalla difesa una perizia psichiatrica per valutare se l’imputato fosse al momento del fatto incapace di intendere e di volere, e dunque non imputabile e non punibile. Il perito psichiatra forense nominato dal giudice aveva escluso ogni causa di non punibilità, anche se aveva affermato che l’assassino aveva agito in preda a una “soverchiante tempesta emotiva e passionale”. Tale condizione era stata del tutto irrilevante per il giudice della prima sentenza, ma non è stato così per la Corte d’assise d’appello di Bologna.
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