Tag Archives: documentario

“Giuseppe Pinelli: una storia soltanto nostra, una storia di tutti”

del Centro studi libertari

In preparazione dell’anniversario dei cinquant’anni dai fatti di piazza Fontana e dall’assassinio di Giuseppe Pinelli, il Centro studi libertari / Archivio G. Pinelli ha avviato un progetto di public history intitolato «Giuseppe Pinelli: una storia soltanto nostra, una storia di tutti» e una campagna di crowdfunding per sostenerne i costi.

In questi quasi 50 anni molto lavoro è stato fatto, che ha portato tra le altre cose allo sgretolamento delle prime versioni e tesi ufficiali, alla riabilitazione del “ferroviere anarchico”, a gettare luce sulle reali motivazioni della strage di piazza Fontana e sulle complesse dinamiche che hanno attraversato quell’intenso periodo della storia italiana. Tuttavia non si tratta di una storia conclusa: è fondamentale ancora oggi conoscere le dinamiche di potere che hanno istruito gli eventi, gli uomini che ne sono stati coinvolti, le conseguenze che hanno avuto su di un’epoca.

Il nostro progetto intende raccogliere testimonianze e documenti su Giuseppe Pinelli , informazioni su quanto è stato fatto nel corso degli anni, per rendere disponibile e fruibile a tutti il materiale raccolto con l’obiettivo di costruire una storia partecipata che, attraverso la figura del “ferroviere anarchico”, possa raccontare tutta un’epoca, nell’intenzione di dare uno strumento in più al mondo di oggi per interpretare se stesso.

La signora del Manifesto: il documentario su Rossana Rossanda

di Ella Baffoni

“Non ero nata per combattere”. Parla così di sé Rossana Rossanda nel documentario girato da Mara Chiaretti, proiettato al Nuovo Sacher di Roma davanti a una platea di amici, intellettuali e compagni di lotta. Come Valentino Parlato, come Peter Kammerer, come Filippo Maone, come Aldo Garzia, come moltissimi altri. Ci sono le amiche femministe, ci sono i giornalisti del manifesto, che è sopravvissuto alla frattura tra chi è stato lasciato fuori dalla nuova cooperativa e gli altri, come la direttrice Norma Rangeri. E che ha lasciato fuori la fondatrice: “L’assemblea mi ha votato contro”. Tornerebbe a lavorarci? S’illumina: “Mi piacerebbe, non me l’hanno mai chiesto”. Ma poi “credo sia impossibile”.

Un lungo applauso ha celebrato il concludersi commosso di “Essere Rossana Rossanda”, che mischia alle testimonianze antiche – interviste o interventi alla Rai, e le dense giornate di incontro a Montegiove, doveper anni dom Benedetto Calati riuniva laici e credenti per parlare di libertà e coscienza – cinque faccia a faccia d’oggi tra la “signora del manifesto”, Fabrizio Barca, Philippe Daverio, Carlo Freccero, Nadia Fusini, Sandro Lombardi. Cinque sguardi “esterni”, forse estranei, che hanno il pregio però di render chiaro un percorso intellettuale straordinario.

Ne esce un ritratto potente, vivo, forte. Non sarà nata per combattere, Rossana: ero nata per vivere tra i libri, dice “La ragazza del secolo scorso”, come si definisce nel titolo di un suo bellissimo libro. Ma ha combattuto tutta la vita. Con coraggio, controcorrente. Tanto da farsi radiare per frazionismo dal Pci con il suo gruppo eretico – Aldo Natoli, Luigi Pintor, Lucio Magri, e poi con tutti i loro compagni di strada. “Quando ho visto i miei compagni impiccati per strada – dice con voce piana parlando dei partigiani della Resistenza – non ho più potuto consentire che la politica si occupasse di me”.

I ragazzi di Popica e la periferia di Roma

di Martina Zanchi

Popica (in italiano: birillo) è il soprannome di Daniel, un giovane orfano di Sighetu Marmatiei, piccolo centro della Romania. La sua storia è quella delle centinaia di migliaia dei cosiddetti boskettari che abitano le città rumene: un nome che indica quei bambini e ragazzi di strada che, abbandonati da tutti, per trovare un riparo dal freddo dell’inverno sono costretti a rifugiarsi nei cunicoli e nelle fogne sotterranee. (Potete farvi un’idea sulle condizioni di vita dei boskettari rumeni con un estratto del documentario Stelle di Scarto, storia dei ragazzi di strada nella Bucarest di oggi, di Massimiliano Troiani).

È da Daniel e dalla sua fuga dall’orfanotrofio che ha inizio la storia dell’associazione Popica Onlus, un gruppo di volontari e volontarie italiani che, dal 2006, tra l’Italia e la Romania lavora per «l’autodeterminazione e l’empowerment delle comunità con cui viene in contatto». La vocazione è universalistica: non c’è un vero e proprio gruppo sociale o etnico a cui fanno riferimento, tuttavia – grazie alla conoscenza della lingua e a una storia consolidata di contatti e collaborazioni – Popica ha assunto un ruolo da protagonista nella mediazione con le comunità rom della Capitale, dove ha avviato numerosi progetti e dove collabora attivamente con gli abitanti del Metropoliz, una fabbrica dismessa e occupata da circa 200 persone di numerose nazionalità ed etnie, tra le quali molte provenienti da quello che era l’insediamento rom informale del Canalone, in zona Centocelle, sgomberato dalle forze dell’ordine nello stesso anno.

“The railway Diaries”, un viaggio-documentario lungo la via della Seta

di Marina Forti

In treno attraverso 12 paesi, dai Balcani all’Asia centrale. È The Railway Diaries, il progetto ideato dal collettivo di giornaliste indipendenti Nawart Press. Sarà un lungo viaggio-reportage-documentario, da Venezia a Samarcanda passando per i Balcani, Grecia, Turchia, Iran, fino ai paesi dell’Asia centrale.

«In un mondo caratterizzato da un’informazione del qui e ora, investiamo nella “lunga durata”», dicono le protagoniste, Costanza Spocci, Eleonora Vio, Giulia Bertoluzzi, Tanja Jovetic. Viaggeranno in treno, attraversando campagne, villaggi, città e paesi per assaporare il tempo umano e graduale del cambiamento metro dopo metro, chilometro dopo chilometro. Dove le storie si intrecciano negli scompartimenti dei treni, i tratti somatici si mischiano nelle strade e le frontiere, seppur presenti fisicamente e talvolta con pesanti posti di blocco, nella realtà dei fatti hanno ben poca ragione di esistere.

Dunque storie dal basso e con un occhio molto orientato verso le donne, a stretto contatto con associazioni, gruppi della società civile, attivisti e professionisti nei paesi attraversati. Produrranno reportages, articoli, racconti, foto, e poi un documentario.

Gatto Randagio: “Meno male è lunedì”, quasi fosse un film

di Francesca de Carolis

Fiabe vere per insegnare che, nonostante le difficoltà, la fatica, il male, il dolore, c’è anche una speranza. Appunto su di un film. Una delle cose che piacciono a me… tutto a rovescio, a cominciare dal titolo: “Meno male è lunedì”. Sì, perché se prassi vorrebbe che per tutti si pensi al lunedì come alla fine dello spazio di libertà che sabato e domenica ci dovrebbero riservare, per i protagonisti di questo film, che è piuttosto documentario, è lì che inizia la gioia. La gioia di un lavoro. Sì, perché i protagonisti sono tredici persone recluse, nel carcere bolognese della Dozza, per essere precisi. E per loro si è compiuto un piccolo grandissimo miracolo. Una vecchia palestra del carcere è stata trasformata in officina. E non è una cosa tanto per passare il tempo.

Una vera officina, messa in piedi da tre aziende metalmeccaniche leader nel settore del packaging (Gd, Ima Spa e Marchesini Group, meritano la citazione), che le persone in prigione le hanno proprio assunte con regolare contratto. Roba rarissima nel desolante panorama penitenziario italiano, dove per i più il tempo trascorre nel nulla. Sembra, anche questo, il racconto di una fiaba. Di quelle non addomesticate e sdilinquite. Fiabe vere, scritte per insegnare che, nonostante le difficoltà, la fatica, il male, il dolore, c’è anche una speranza. Anzi, sono proprio le difficoltà, la fatica, il male, il dolore, a insegnare a costruire la speranza e non solo.

Italian American Country: un viaggio di 35 giorni per raccontare persone di due continenti

Italian American Country

Italian American Country

di Noemi Pulvirenti

Tre reporter italiani, Paolo Battaglia, Daniela Garutti e Giulia Frigieri, sono partiti questo fine settembre in un tour alla ricerca di storie dal finale “They made it”. Il loro viaggio interamente autofinanziato, ora si vuole concretizzare in un libro e un documentario e per ottenere i fondi hanno lanciato una campagna di crowdfunding sul sito indiegogo. Abbiamo chiesto a Daniela Garutti di raccontarci le sue impressioni del viaggio.

Siamo partiti il 29 settembre con l’obiettivo di incontrare e intervistare persone di origine italiana che vivono nelle piccole comunità sparse per tutti gli States. Dopo 35 giorni di viaggio, 10.100 km al volante, 16 tappe e 25 stati attraversati dalla East alla West Coast, 130 ore di guida e 130 di sonno, 6 aerei, 105 persone intervistate originarie di 19 regioni italiane, 60 ore di materiale video girato e più di 8.000 fotografie, siamo tornati nella “Old Country”, come chiamano gli italiani d’America la madrepatria, con abbastanza materiale per lavorare su un duplice progetto: editoriale e documentaristico. Libro e documentario sono al centro di una campagna di crowdfunding che permette a chiunque lo desideri di contribuire a distanza e che si chiuderà il 29 novembre.

Alle origini di questo viaggio c’è una ricerca di due anni, sfociata nel libro di Paolo Battaglia “Trovare l’America. Storia illustrata dell’esperienza italo-americana attraverso le collezioni della Library of Congress”, pubblicato nel 2013 in Italia e negli Stati Uniti. Il successo della pubblicazione e l’accoglienza avuta negli States l’hanno incoraggiato a continuare la ricerca nel presente.

“Mani sulla sanità”: il documentario che racconta la situazione in Emilia Romagna

Il trailer di Mani sulla sanità anticipa la prossima uscita di una nuova produzione di Indygroup, collettivo di informazione alternativa e documentaristica sociale. E questa è la storia che racconta:

Il film ha lo scopo di informare i cittadini della regione e non solo sui i tagli al welfare che si sta effettuando sul territorio regionale dell’Emilia Romagna, chi siano i mandanti e le cause che hanno portato a tutto questo. “Mani sulla Sanità” vuol dare forma e rappresentazione a realtà resistenziali, tra ospedali presidiati H24 e Comitati di Cittadini in lotta contro il definitivo stralcio del diritto alla cura e all’assistenza pubblica e gratuita: un documentario per capire quale sarà il futuro della sanità pubblica.

Biografilm, “L’orchestra”: un documentario sulla Mozart di Claudio Abbado

di Noemi Pulvirenti

Oscar Wilde sosteneva che la musica è il tipo perfetto dell’arte, perché non può mai svelare il suo ultimo segreto. Ma se spostiamo la riflessione su chi la realizza, chi sono i musicisti e cosa si nasconde dietro uno strumento? Questo film ce li presenta in ogni più diversa accezione e sfumatura, tutti quanti legati dalla stessa passione ma sopra ogni cosa dalla figura del Maestro Abbado, che ha saputo riunire nella sua orchestra elementi tanto diversi quanto complementari. Il legame che li unisce non è soltanto amicizia, è qualcosa che riesce ad andare oltre, perché ogni loro singola emozione si fonde e ci viene restituita con un’unica partitura.

L’Orchestra. Claudio Abbado e i musicisti della Mozart è il documentario di Helmut Failoni e Francesco Merini della Mammut Film, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. I due registi hanno seguito l’orchestra Mozart in tournée dal dicembre 2012 fino al giugno del 2013, vivendo quotidianamente a stretto contatto con ognuno di loro e seguendoli nei teatri di Bologna, Vienna, Palermo, Lucerna e Madrid, e costruendone così un road movie musicale.

“No Muos. Il film”: un documentario per raccontare un movimento

di Noemi Pulvirenti

Il M.U.O.S. (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, composto da cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. In poche parole serve a controllare in modo più efficace le comunicazioni tra i soldati in guerra e a manovrare i velivoli senza pilota (meglio conosciuti come droni) e i vari apparati missilistici.

Questo scempio iniziò nel 2001 quando venne siglato un accordo bilaterale tra gli USA e l’Italia dall’allora governo Berlusconi, nel 2006 il governo Prodi ratificò l’accordo imponendo il rispetto delle normative in materia di inquinamento ambientale ed elettromagnetico.

L’ultimo degli ingiusti: il documentario sul rabbino costretto a collaborare con i nazisti

Le Dernier des Injustes

Le Dernier des Injustes

di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Al Torino Film Festival sono stati proiettati due documentari straordinari e dal forte impatto emotivo, dedicati ad una figura minore ma emblematica degli anni più bui della storia del Novecento: Benjamin Murmelstein. Rabbino del popoloso quartiere ebraico di Vienna nel 1938, all’epoca dell’anschluss, egli esemplifica al meglio la condizione tragica di chi, avendo un ruolo di spicco all’interno della propria comunità, si trovò a “collaborare”, per scelta o per costrizione, con le autorità naziste al perseguimento dei loro obiettivi e che, per questo, sarà chiamato, a liberazione avvenuta, a pagare con un prezzo amaro il fatto di essere sopravvissuto.

Claude Lanznann è un esponente di rilievo della sinistra intellettuale francese, storico direttore di Les temps modernes, noto soprattutto per Shoah, l’imponente documentario del 1985 sullo sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti, di oltre nove ore di durata e frutto di un lavoro di ricerca durato dodici anni. Fu durante queste ricerche che Lanznann, nel 1975, incontrò ed intervistò a lungo Murmelstein a Roma, la città dove, dopo la guerra, aveva trovato rifugio. La sua storia non trovò tuttavia spazio in Shoah, la sua figura era forse ancora troppo ingombrante o i tempi non erano ancora maturi.