Bologna: alla Cineteca una rassegna su Patricio Guzmán, l’archeologo della memoria rimossa

di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Escono finalmente nelle sale italiane gli ultimi film del regista cileno Patricio Guzmán, un grande maestro del cinema documentario, presentati in anteprima al pubblico italiano nell’ultima edizione del Biografilm Festival (Sono Nostalgia de la luz, del 2010, e El boton de nacar, del 2015, Orso d’argento per la miglior sceneggiatura a Berlino).

Per l’occasione la Cineteca di Bologna dedica un omaggio al cinema di Guzmàn (dal 25 aprile al 1° maggio). Tutto il suo cinema si sviluppa lungo il tema della memoria ed è in particolare legato alla travagliata storia del Cile, alla rivoluzione di Allende e alla sua tragica fine. Sarà possibile vedere i suoi film più noti del passato, a partire dal monumentale film d’esordio, La battaglia del Cile, il racconto in presa diretta dei fatti che portarono, nel 1973, alla dittatura dei militari. Il regista presenterà inoltre personalmente i suoi due ultimi splendidi documentari, in cui emerge un modo nuovo ed estremamente suggestivo di rievocare il passato.


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“Meno male è lunedì”, un bellissimo film di Filippo Vendemmiati

di Vittorio Capecchi

Ho visto il film Meno male che è lunedì di Filippo Vendemmiati con Amina alla Cineteca per merito di Roberto Alvisi e non esito a definirlo bellissimo per due motivi: uno privato e uno pubblico. Il motivo privato richiede una relativamente lunga spiegazione. Quando sono arrivato come incaricato di sociologia a Bologna nell’anno accademico 1968/69 da Milano dove ero assistente di statistica alla Bocconi avevo una laurea in sociologia matematica e una libera docenza in sociologia.

La matematica mi aveva portato fortuna fin dall’inizio perché Francesco Brambilla (l’ordinario di statistica della Bocconi) mi aveva preso come “assistente”da matricola perché aveva visto nei miei occhi “la passione della matematica”e insieme ad altre due matricole Michele Cifarelli e Giorgio Faini decise un nuovo esperimento “inviare alla carriera di assistente tre matricole”per evitare che si corrompessero e non amassero la “bellezza della matematica”(Brambilla diceva sempre che se un bel modello matematico non spiega la realtà la colpa è della realtà).
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Violette Leduc: la chasse à l’amour. Il documentario di Esther Hoffenberg al festival Some Prefer Cake

Violette Leduc: la chasse à l'amour
Violette Leduc: la chasse à l'amour
intervista di Noemi Pulvirenti. Traduzione di Margherita Vitale

Violette Leduc, scrittrice e donna capace di raccontare l’amore al femminile, senza nascondersi e attingendo dalle sue memorie più intime. Tanto legata a un’amicizia con Simone de Beauvoir, la sua personalità è stata censurata dall’editore Gallimard negli anni ’50 (nonostante quelli fossero gli stessi anni di Histoire d’O), e ritrova un po’ di fortuna con il Premio Prix Goncourt nel 1964 con “La Bâtarde” (La Bastarda). Per molti è rimasta un’icona. Abbiamo intervistato la regista e produttrice Esher Hoffenberg che, con questo film del 2013, ha riportato alla luce la biografia di questa controversa artista, attraverso un delicato racconto che mischia nella narrazione uno studio accurato dei testi e una sapiente ricostruzione biografica.

Il documentario sarà proiettato sabato 20 settembre alle 16 presso il Nuovo Cinema Nosadella, a seguire incontro con la regista Esther Hoffenberg, coordinato da Paola Guazzo. L’intervista è sia in italiano che in francese.

Quando hai maturato l’idea di realizzare un documentario su Violette Leduc?

Tutto è cominciato al cinema ‘du Réel’, scoprendo il ritratto di Violette Leduc realizzato da P.A. Boutang. Sono rimasta affascinata dal suo modo di parlare completamente lucido, dal suo modo di esporre le sue complicate storie d’amore altrettanto bene se fossero con donne o con uomini,e altrettanto ha fatto riguardo i suoi problemi psichiatrici. Tutto questo aveva dei punti di contatto con la mia storia personale e ciò mi ha dato la voglia di approfondire.
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“Trinity and beyond”: un documentario sulla storia della bomba atomica

di Noemi Pulvirenti

Sono passati quasi settant’anni da quel 16 luglio 1945, quando esplose nel deserto di Jornada del Muerto alle 5.29 del mattino Trinity, la prima bomba atomica composta di tritolo, 21 kilotoni e una forza pari a un milione di libbre di pressione. L’intensità della luce fu tale da poter causare cecità temporanea a un osservatore a dieci miglia di distanza.

Con quest’esplosione si inaugurò per gli Stati Uniti la sperimentazione del nucleare, che neanche un mese dopo fu testato direttamente sull’uomo con lo sgancio delle famose Little Boy e Fatman che distrussero rispettivamente Hiroshima e Nagasaki. Trinity and beyond, documentario di Peter Kuran del 1995, ripercorre la storia della bomba atomica tra il 1945 e il 1962 e dei 331 test nucleari atmosferici che effettuarono gli Stati Uniti. La particolarità di questo lavoro è l’utilizzo del materiale d’archivio e delle riprese effettuate durante le esplosioni.
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