Sea Watch, migranti, cambiamenti climatici: uno scontro di civiltà

di Guido Viale Carola Rackete è una donna coraggiosa e solidale che sfida l’arresto per restituire la vita ai naufraghi che è andata a salvare. Matteo Salvini è un uomo vigliacco e cinico, che si è sottratto al processo che lo vedeva imputato, per continuare a destinare a morte e tortura i profughi sulla cui […]

Il manuale per la difesa dei diritti umani

di Sergio Palombarini Negli scorsi giorni, il 14 maggio 2019, è stato presentato a Bologna, presso la Fondazione forense bolognese, il “Manuale per osservatori internazionali dei processi. La difesa dei diritti umani”. Il testo, edito da Nuova editrice universitaria e dal Consiglio nazionale forense, è stato redatto dagli avvocati Barbara Spinelli di Bologna e Roberto […]

Ripensare non retoricamente i diritti umani: la prospettiva interculturale di Pier Cesare Bori

di Amina Crisma

Nella giornata in cui si celebra il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (Parigi, 10 dicembre 1948), mi pare importante ricordare la fertile riflessione, oggi più che mai pregnante e attuale, che su questo tema ci ha offerto Pier Cesare Bori, maestro ed amico scomparso sei anni fa, il 4 novembre 2012: una riflessione che coniuga laicità e religiosità attingendo a fonti molteplici nelle culture d’Oriente e d’Occidente, e che sottraendosi a ogni scontata retorica si lega a una prassi e a un impegno concreti.

Una caratteristica singolare di Pier Cesare Bori, fra le tante che fanno di lui una figura davvero eccezionale nel panorama intellettuale contemporaneo, è la straordinaria vastità delle sue letture, che alimentano un peculiare stile di pensiero spaziando in ambiti e linguaggi diversi – arabo e cinese inclusi – e che esplorano in profondità luoghi molteplici d’Occidente e d’Oriente, da Gregorio Nisseno a Dostoevskij, da Freud a Simone Weil, da George Fox a Ibn Tufayl, da Tolstoj al Laozi, da Pico alla Bhagavadgîtâ ai testi pali buddhisti (ne offre un significativo specimen un suo libro del 2005, Incipit, Cinquant’anni cinquanta libri) [1].

Un’altra è l’internazionalità di un’esperienza di animazione culturale che ha incluso Giappone, Russia, Stati Uniti, e che negli ultimi anni si è snodata fra l’altro da Tunisi a Pechino. Un’altra ancora è il suo radicale rifiuto di qualsiasi retorica: un rifiuto decisamente anomalo negli scenari d’oggi, e che lo accomuna piuttosto ai maestri delle tradizioni sapienziali a lui care di cui si è nutrito nel corso degli anni il suo fertile itinerario ermeneutico.
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“Il 7 ottobre dobbiamo essere in tanti”: l’appello in vista della Marcia PerugiAssisi

di Flavio Lotti, comitato promotore Marcia PerugiAssisi L’appello è stato pubblicato dal sito PerLaPace.it. Commenti, adesioni e reazioni si possono inviare da questa pagina Quel giorno, quello della Marcia PerugiAssisi del prossimo 7 ottobre, dobbiamo essere in tanti a riaffermare il primato della dignità e dei diritti umani, a difendere e costruire una società aperta […]

Cosa intendiamo oggi per “umanità”? Un dibattito sulla rivista “Parolechiave”

di Amina Crisma

Come ci ricorda Giacomo Marramao nel saggio introduttivo del nuovo numero (57/2017) di Parolechiave, rivista a lungo diretta da Claudio Pavone e poi da Mariuccia Salvati che dal 1993 è la nuova serie monografica del periodico Problemi del socialismo fondato nel 1958 da Lelio Basso, “la definizione di umanità e di umano è stata da sempre intrinsecamente conflittuale, in quanto ha sempre rappresentato un campo di lotta tra strategie, forze materiali, spinte ideali avverse, un terreno di scontro drammatico e spesso sanguinoso fra pratiche di potere e logiche discriminatorie verso l’esterno (autoctoni e stranieri, “noi” e “gli altri”) come verso l’interno (élite e massa)”.

“L’inumanità e la disumanità sono dunque state sin dalle origini innervate nell’umano come fattori costitutivi del suo significato”, e quindi “non è da oggi che si è prodotto lo sconfinamento tra umano e disumano: quello che a prima vista si presenta come confine è stato in realtà sempre una linea d’ombra lungo la quale venivano attivati tanto i rituali di inclusione quanto i meccanismi di esclusione o reiezione”. Così dunque tanto la soglia umano/disumano, che molte terribili vicende della storia passata e presente si incaricano di illustrare, quanto il transito umano/post-umano prefigurato nel presente e verosimilmente dispiegato in un inquietante futuro, sono entrambi espressioni di una costitutiva e tremenda ambivalenza dell’umano in sé, “capace di fare il male quanto il bene”, come ci rammenta l’Antigone di Sofocle.
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Che cosa resta dei diritti umani?

"Il diritto umano di dominare" di Nicola Perugini e Neve Gordon
“Il diritto umano di dominare” di Nicola Perugini e Neve Gordon

di Sandro Moiso

Poco dopo che nel 2012 Barack Obama aveva pubblicamente dichiarato di essere intenzionato a richiamare tutte le truppe americane di stanza in Afghanistan entro il 2014, alle fermate degli autobus del centro di Chicago (città dove nel mese di maggio dello stesso anno si sarebbe tenuto un summit della NATO per mettere a punto i dettagli della exit strategy) erano comparsi manifesti che esortavano la NATO a non ritirare le proprie truppe dal tormentato paese centro-asiatico.

Su quei poster era scritto:”NATO, Keep the progress going!” (NATO, occorre portare avanti il progresso), stabilendo così un chiaro collegamento tra l’occupazione militare e il progresso. Sotto il titolo, poi, si annunciava un “Summit ombra per le donne afghane” che si sarebbe tenuto durante lo stesso summit della NATO. A differenza, però, di quanto si potrebbe pensare tale iniziativa non era sponsorizzata da qualche fondazione repubblicana o dalla lobby delle armi ma da Amnesty International, la più nota tra le organizzazioni per i diritti umani presenti al mondo.

Prende inizio da questo episodio la dettagliata e approfondita riflessione che Nicola Perugini e Neve Gordon conducono sull’intricato rapporto che intercorre, forse fin dalla loro formulazione alla fine del Secondo conflitto mondiale, tra “diritti umani” e rafforzamento del ruolo dello Stato e del dominio in ogni angolo del mondo e soprattutto là dove intercorre ancora una chiara ed inequivocabile distinzione tra occupanti e colonizzati.
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La petizione su Change.org: verità sull’uccisione di Giulio Regeni

Per Giulio Regeni
Per Giulio Regeni

di Giovanni Parmeggiani, Stefania Villanacci, Eleonora Bacchi, Esther Amoròs Berna, Shady Alshhadeh, Pilar Lopez, Claudia Morini, Patricia Belmonte Cerdàn, Lucas Ivorra, Loli Sànchez Lozano, Marco Basile, Allison Blahna, Fabio Rollo, Julie Rubino, Islam Elshaarawy, Jesse Chappelle, Shady Hamadi, Massimo Cozzolino, Karim Metref Abdallah, Pierfrancesco Majorino,Farid Adly, Davide Piccardo, Nabil Bey, Lorenzo Declich, Giuseppe Acconcia, Alessandro Di Rienzo, Elena Chiti, Rita Barbieri, Doris Zaccaria, Rosa Schiano, Rana Alnasr, Egidio Giordano, Maria Teresa Cudemo, Lorena Matteo, Alfredo Manfredini Bohm, Pietro Sabatino, Chiara Crispino, Luisa Ambrosio, Roberta Carvone, Federico Manes, Roberto Trisciani e Libera D’Amato. Qui il link per firmare la petizione su Change.org

Ora tutti conoscono Giulio: aveva 28 anni ed era un dottorando dell’Università di Cambridge.Dal Cairo, dove si trovava da settembre per condurre la sua ricerca sull’economia egiziana nell’era post Mubarak, raccontava quello che accadeva in Egitto. Il 25 gennaio 2016, giorno dell’anniversario dell’inizio delle manifestazioni che hanno portato alla deposizione del presidente Mubarak, Giulio è scomparso. Il suo corpo è stato rinvenuto giorni dopo, nei sobborghi del Cairo, con evidenti segni di tortura.

Giulio rappresenta tutti quei giovani che hanno scelto di indagare il contesto in cui viviamo, con passione, curiosità e spirito critico, per comprendere e conoscere ciò che viene proposto come lontano e diverso. Per questa ragione è nostro dovere ricordare i motivi che hanno spinto Giulio, come tanti altri, a mettere a disposizione di tutti una lettura delle dinamiche che determinano la qualità della nostra convivenza, in un ambiente che si presuppone essere sicuro – quello accademico. Si tratta degli stessi motivi che vogliono garantire la crescita e il mantenimento di una cittadinanza mediterranea e universale, pensata per contribuire alla pace, alle libertà e allo sviluppo di tutti i popoli del comune mare.
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Donne e violazione dei diritti umani: una mobilitazione senza tregua

Sciopero delle donne
Sciopero delle donne
del Comitato promotore dello sciopero delle donne del 25 novembre

All’assemblea con l’avvocata Barbara Spinelli hanno partecipato circa 30 donne, dopo il dettagliato racconto dei gravissimi episodi di violazione dei diritti umani in particolare a Cizre e in generale nei territori curdi, ed avere constatato l’assoluto silenzio di tutti i media main streem, che anzi hanno ripreso l’utilizzo di termini come “terroristi”, “separatisti” nei confronti delle forze di autodifesa e di avere valutato come da parte delle istituzioni sia locali che centrali e internazionali non c’è stata nessuna presa di posizione netta nei confronti di questi massacri abbiamo deciso che:

  • faremo il possibile per rompere il silenzio che è complice, a livello di controinformazione, con i mezzi di cui disponiamo, per fare circolare il più possibile le informazioni, soprattutto il dossier scritto da B.S. con l’informativa completa delle violazioni;
  • entro i prossimi 15 giorni entreremo e faremo pressione con una dichiarazione al Consiglio Comunale di Bologna, per fare in modo che prenda posizione e denunci i massacri. Su questo punto invitiamo tutte/i ad entrare nei propri Consigli Comunali per avere più forza nella denuncia e fare in modo che non resti un singolo momento isolato di lotta;

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Il rapporto sulle torture della Cia non ha cambiato niente

di Lorenzo Guadagnucci

Il rapporto del Senato statunitense sulle torture inflitte dalla Cia a decine di prigionieri e sulle prigioni illegali allestite in varie zone del pianeta, è stato da molti considerato un atto coraggioso, preludio di una svolta nella direzione di un effettivo rispetto dei diritti umani e delle libertà civili, valori che sono nel Dna di ciò che intendiamo per democrazia, ma che sono spesso accantonati in nome della realpolitik.

Professare tanto ottimismo è al momento imprudente, per svariati motivi. Il primo è il tenore della discussione seguita alla pubblicazione del rapporto. Per un Obama che si lancia negli scontati proclami sui “nostri valori” e la “missione” degli Usa nel mondo, abbiamo visto leader politici di primo piano difendere la Cia con il ben noto argomento che in determinate circostanze è necessario fare ricorso a mezzi straordinari. La teoria dello “stato d’eccezione” tendenzialmente permanente non è stata scalfita dalla dettagliata descrizione degli abusi compiuti dagli agenti statunitensi e delle menzogne usate per coprirli.

In secondo luogo, non risulta che il rapporto abbia condotto a concrete conseguenze per gli autori degli abusi. Forse gli agenti, funzionari e dirigenti responsabili delle insopportabili violazioni che hanno “danneggiato l’immagine degli Usa nel mondo” (Obama dixit) sono stati consegnati alle autorità giudiziarie? Forse è stato avviato un repulisti all’interno degli apparati di sicurezza e nei ministeri competenti? Forse qualcuno ha chiesto scusa per il grave ritardo con il quale si è giunti a riconoscere ciò che è noto da anni (in qualche caso ci sono stati anche dei processi)? E sappiamo quanto sia importante per la prevenzione di abusi e torture che siano puniti gli autori degli abusi accertati. Se mancano le punizioni, si finisce per inviare a chi opera negli apparati un messaggio contrario rispetto a quello desiderato: si dice in sostanza che in ogni caso è possibile farla franca, che l’impunità personale è garantita.
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“Anatomia di una rivoluzione”: diritti umani, giustizia e ambiente per un cambiamento culturale

Anatomia di una rivoluzione
Anatomia di una rivoluzione
di Maurizio Landini

Il libro Anatomia di una Rivoluzione di Giuseppe De Marzo fa del concetto di «Giustizia» il filo conduttore che pervade tutto il testo, ponendone in risalto le varie accezioni, non solo quella ambientale. Il libro tratta in modo ampio e approfondito la prospettiva di uno sviluppo sostenibile che riesca a coniugare i diritti umani con quelli della natura, i diritti delle persone a vivere in un ambiente sano e ad essere protette dall’inquinamento ambientale. Per approfondire questi concetti, lo studio di De Marzo si sofferma con una ampia ricerca sulla storia dei movimenti ambientalisti nelle loro bisettrici a livello locale e globale e sulle diverse esperienze e la loro comparazione in varie parti del mondo. Viene messa in evidenza la peculiarità dell’Europa con le sue differenze, in cui il «welfare» ha avuto un ruolo importantissimo garantendo una mediazione fra interessi contrapposti. In Europa il peso del diritto pubblico e le Costituzioni Democratiche hanno tutelato maggiormente l’ambiente e i cittadini.

Tante sono le citazioni e i riferimenti a teorie e ad analisi per capire la complessa realtà che viviamo in questi anni. Questo volume si sofferma sulla necessità di cambiare il modello economico attraverso un nuovo sviluppo con l’equità sociale e la giustizia distributiva. Si riafferma l’urgenza della riconversione del sistema produttivo e di nuove politiche, per la casa, la mobilità e i trasporti. Un modello di sviluppo che costituisca una relazione armonica fra la natura, i diritti e la giustizia sociale che ponga fine alle logiche liberiste che tanti guai hanno prodotto. Da qui un’ampia trattazione sulla riconversione delle strutture produttive ed energetiche partendo dalle energie rinnovabili. Una parte molto interessante del libro indica anche un nuovo modo per uscire dalla crisi attraverso una profonda trasformazione che crei un nuovo modello di società garantendo i diritti dei lavoratori, difendendo i beni comuni e valorizzando la democrazia partecipata.
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