Dossier “Articolo 18”: storia di una lettera di licenziamento

Iniziamo a pubblicare una serie di articoli, a cominciare da quello di Sergio Caserta sul tema “articolo 18” e dato che possono considerarsi una riflessione collettiva li riuniamo in un dossier. Ecco la prima “puntata”.

di Sergio Caserta

Non capita nella vita a tutti, fortunatamente, di ricevere una lettera di licenziamento. Non è piacevole, anche se di solito il tono usato dai licenziatari, è misurato e formalmente gentile come in questa lettera che ricalca una storia vera. Improvvisamente in casa cambia l’atmosfera, la persona licenziata se è il capofamiglia, si sente menomato, amputato: non avere più un lavoro, sapere che devi ricominciare la tua esistenza professionale trovando un nuovo equilibrio produce uno stato d’animo di fortissima incertezza, soprattutto se sei un lavoratore maturo; dicono giustamente che la disoccupazione giovanile è il peggior dramma di un Paese, ma non si deve dimenticare che tanti hanno perso il lavoro in questi anni, in un’età in cui ricominciare trovandone un altro è diventato molto, troppo difficile.
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Foto di qualcuna

La lettera del figlio di un operaio

di Luca Mazzucco

Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera. Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.

L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo. L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie. L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università. L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro. L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di martedì 27 luglio 2010)…
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Bologna, in diecimila nel giorno della manifestazione europea contro l’austerity

Foto di Angelica Erta Come in tutta Europa, oggi si è manifestato anche a Bologna e in diecimila sono scesi per strada per sostenere i diritti dei lavoratori e dei cittadini e contro l’austerity imposta da governo ed Europa. Ecco alcuni scatti del corteo e di alcuni suoi momenti.

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