Perché il populismo digitale minaccia la democrazia

di Gabriele Giacomini Il populismo è il vero Ufo – oggetto volante non identificato – della politica di oggi. Tanto che un politologo, Jean Leca, sostiene con ironia che “quel che ci piace è popolare; se non ci piace è populista”. Insomma, il populismo non parla soltanto di chi aderisce al suo discorso ma anche […]

In una parola: etica, relazioni e rivoluzioni nell’infosfera

di Alberto Leiss Recentemente ho litigato spesso con procedure burocratiche computerizzate, il cui malfunzionamento (almeno da me percepito) mi ha indotto a diffidare sempre di più nelle magnifiche sorti e progressive indotte dalla rivoluzione digitale (in cui si specchia questo nostro secolo superbo e sciocco…). Forse anche per questo mi tengo lontano dalle molte teorizzazioni […]

La legge 107: ecco cosa si intende per scuola digitale

La buona scuola che non vogliamo
La buona scuola che non vogliamo
di Silvia R. Lolli

Per concludere l’analisi della legge 107, prendiamo in considerazione alcuni aspetti non ancora esaminati in parte collegati alla didattica. Non abbiamo voluto approfondire le problematiche specifiche alle assunzioni docenti o dirigenti e le indicazioni per l’edilizia scolastica. Ci riferiamo alla scuola digitale e alla formazione dei docenti che avranno una ricaduta di lungo periodo.

Ricordiamo però che il futuro della scuola statale si giocherà subito, nei prossimi due mesi, quando gli organi collegiali, e in primis il dirigente scolastico, dovranno stabilire il loro piano triennale di offerta formativa (PTOF). Il futuro di ogni IS passerà dalla capacità di leggere i bisogni formativi degli studenti dei tre diversi livelli di scuola senza essere offuscati da interessi disciplinari, oppure senza essere contaminati da chi sta fuori dalla scuola, comprese le associazioni dei genitori.

Un altro pericolo potrà rilevarsi a regime se le valutazioni e i monitoraggi che si stanno sempre più estendendo nelle scuole non saranno solo per una valutazione comparativa funzionale alla ripartizione di risorse a livello nazionale, ma servirà a stabilire uno standard nazionale obbligatorio per le scuole statali, di livello appena sufficiente. Per ora osserviamo nelle scuole un gran fermento di proposte a livello associazionistico e di categorie; per tutte queste incertezze abbiamo manifestato la nostra contrarietà alla legge, ma soprattutto una legittima preoccupazione per la sua anti costituzionalità.
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