Lotta Continua - Agosto 1980

La vera storia di Mauro Di Vittorio, vittima della strage di Bologna e dell’«ultimo depistaggio»

di Giaime Garzia

Aveva 24 anni e la sua vita finì alle 10.25 del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, insieme a quella di altre 84 persone. Si chiamava Mauro Di Vittorio e da alcuni mesi a questa parte il suo nome è stato ripescato perché, ha sostenuto il parlamentare di Fli Enzo Raisi, avrebbe potuto essere stato involontariamente coinvolto nel trasporto dell’esplosivo deflagrato alla stazione di Bologna. Perché? Secondo il politico finiano, perché da presunto militante dell’Autonomia di Roma sud avrebbe collaborato con il Fplp e con Carlos alla preparazione di un attentato. Oggi il Manifesto in edicola invece ristabilisce il reale andamento dei fatti con un articolo di Paolo Persichetti intitolato L’ultimo depistaggio (qui l’anticipazione sul sito del giornale). Scrive Persichetti:

Luciana Sica di Paese sera, in una cronaca apparsa il 13 agosto 1980, racconta le ore passate nella casa di via Anassimandro, nel quartiere romano di Torpignattara. Descrive il clima attonito di una famiglia che per dieci lunghi giorni non ha voluto credere ai ripetuti segnali che annunciavano la tragica fine del loro congiunto, come la telefonata della questura felsinea del 3 agosto che – forse per un eccesso di cautela – riferiva soltanto del generico ritrovamento della sua carta d’identità in città.

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