I malati cronici lombardi curati dagli Emirati Arabi?

di Aldo Gazzetti e Angelo Barbato, Forum per il Diritto alla Salute Lombardia

Col passare del tempo più si approfondiscono i vari aspetti delle delibere della regione Lombardia sul nuovo modello di gestione dei malati cronici e più si rafforzano le voci critiche, confermate da alcuni elementi decisamente inquietanti. Come è noto, con due delibere di quest’anno, non discusse né votate dal consiglio regionale, seguite da una serie di provvedimenti attuativi, la Giunta della Regione Lombardia intende cambiare le modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria per oltre 3 milioni di cittadini con malattie gravi di lunga durata che richiedono prestazioni articolate, complesse e prolungate.

Si tratta di più del 30% dei cittadini lombardi, in prevalenza anziani, affetti da un lungo elenco di malattie comprese in una lista predefinita, tra cui ipertensione, diabete, patologie cardiovascolari, nefropatie, tumori e molte altre patologie croniche, divise in tre categorie di crescente gravità, che assorbono il 70% delle risorse pubbliche destinate alla sanità in Lombardia.

Questi cittadini dovrebbero ricevere tra breve una lettera in cui la Regione li inviterà a scegliersi un gestore, tra quelli inclusi in un apposito elenco, al quale affidare, attraverso un contratto privato giuridicamente valido, la predisposizione di un piano di assistenza per la tutela della propria salute e la gestione dell’intero percorso di cura, definendo le visite, gli esami e le prestazioni necessarie.
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C'è grossa crisi - Foto di Arianna Flacco

Crisi: tante cure senza diagnosi portano al rischio dell’autoritarismo

di Valentino Parlato

Siamo – il mondo – investiti da una crisi di una gravità che non ha precedenti, più pesante anche di quella, storica, del 1929. Crisi economica ma anche sociale, politica e culturale. E in un mondo estremamente comunicante: cinquant’anni fa la crisi di un’isola come Cipro non avrebbe avuto effetti sulle borse degli Usa. Crisi economica, con fallimenti d’imprese e crescita straordinaria della disoccupazione, distruzione delle speranze nelle giovani generazioni.

In questa situazione il paradosso (per essere gentili) è che tutti si affannano a proporre e praticare cure senza un’analisi approfondita e seria, una realistica analisi di questa crisi. Pensate a un medico che cura un malato senza aver fatto una diagnosi, con la conseguenza che le cure aggravano il male, come peraltro sta accadendo con la cura del risparmio e dell’austerità. Un testo di Keynes del 1933 ha per titolo, appunto, “l’assurdità dei sacrifici”.

Questa crisi è globale, e non potrebbe essere altrimenti con lo straordinario progresso dei mezzi di comunicazione e della finanziarizzazione dell’economia, cioè il produrre denaro con il denaro, senza passare per la produzione di merci. Ignorare e mettere in secondo piano l’attuale globalizzazione, impedisce ogni analisi seria dell’attuale crisi.

Di pari importanza sono le trasformazioni dei processi produttivi: la vecchia fabbrica fordista non c’è più e il progresso tecnico ha ridotto enormemente il peso e l’importanza del lavoro vivo, come già Marx aveva previsto nei suoi “Grundisse”. Il lavoro e i lavoratori sono diventati meno importanti e in larga parte sono passati dalla produzione ai servizi e alla disoccupazione. È duro dirlo, ma la classe operaia del nostro passato non c’è più, ma ci sono ancora gli sfruttati e gli esclusi.
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