Matera 2019: la “riscoperta” dei sassi è merito di una tenace “minoranza”

di Michele Fumagallo

No, non è buona la melassa “ottimistica” che si respira su Matera, con la complicità del conformismo dei media, e che viene però anche inoculata da classi dirigenti locali che dimenticano la storia. Che dimenticano, ad esempio, che i quartieri antichi dei Sassi sono stati abbandonati e letteralmente lasciati nell’incuria e nel degrado per alcuni decenni. La difesa dei Sassi dall’abbandono totale, fin dall’inizio della storia dell’evacuazione, è stata patrimonio di una minoranza di architetti e urbanisti, cittadini “resistenti” e preveggenti, qualche circolo culturale.

La grande maggioranza delle forze politiche ha sposato l’abbandono totale dei Sassi e l’ha mantenuto per molti anni. La “minoranza” invece voleva -, prima e dopo le affermazioni di Togliatti che auspicava la fine di quella “vergogna nazionale” e le decisioni di De Gasperi che approntò la legge speciale sullo sfollamento dei Sassi -, il risanamento degli antichi quartieri con l’evacuazione di una parte notevole degli abitanti ma non tutti.

Complice il progresso vorticoso del dopoguerra con gli appetiti di nuova edilizia e nuove costruzioni che allora imperversavano ovunque, la spinta della maggioranza delle forze politiche fu decisiva e inarrestabile e i Sassi non furono “curati” ma “morirono”. Si spense letteralmente anche la luce e i quartieri antichi dove un tempo abitavano fino a sedicimila persone, a due passi dal centro cittadino “borghese”, restarono lì al buio a memoria della mancanza di coraggio degli uomini (anche quelli migliori della Prima Repubblica) e della distruzione conformistica del passato. Grazie a dio non furono abbattuti.
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Duemila Diciotti: anatomia di un Paese razzista

di Alessandra Daniele

Dopo aver ossequiato le peggiori dittature, e spacciato le peggiori razzie neocoloniali per missioni umanitarie, l’ONU è un pessimo pulpito dal quale predicare. E l’Unione Europea non è certo migliore. L’Italia però è davvero un paese razzista. Abbastanza da tributare il 33% delle intenzioni di voto a un ministro dell’Interno che finora non ha fatto nient’altro che declamare proclami razzisti al suo smartphone.

Dopo la copertina di Time e l’intervista della BBC, dovrebbe ormai essere chiaro a tutti quanto Matteo Salvini stia a cuore ai media che lo hanno creato, anche perché oggi è esattamente quello che serve all’establishment come spauracchio contro cui cercare di mobilitare un Fronte Europeista in realtà non migliore di lui.

In Italia da anni praticamente tutti i media e tutti i partiti, compresi quelli che adesso si fingono scandalizzati, ripetono ossessivamente agli italiani che il loro paese sarebbe più sicuro, più ricco, più civile senza immigrati, dando a loro – il 7% della popolazione – la colpa di tutto, persino del crollo dei ponti, delle sconfitte della Nazionale di calcio, delle malattie trasmesse dall’aria condizionata.

Sfruttando il degrado delle periferie-ghetto causato da un modello di “accoglienza” classista e criminogeno, e facendo leva sui peggiori istinti atavici del paese che ha inventato il Fascismo, la propaganda ha avuto ancora una volta pieno successo nel dirottare sul capro espiatorio di turno tutta la rabbia popolare causata dalla finanza globalista che continua a depredare sistematicamente le classi più deboli.
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Nuovo dizionario delle parole italiane: impatto ambientale e dintorni

di Cristina Biondi

Dal «Nuovo dizionario delle parole italiane».

Impatto

Sostantivo maschile (l’agente dell’azione d’impatto è invariabilmente di sesso maschile) il cui primo significato è: punto d’incontro del proiettile con il bersaglio. In senso figurato significa urto, cozzo violento, botta, collisione.

Impatto ambientale

Il concetto nasce in America negli anni Sessanta, un po’ tardi, dunque, per valutare preventivamente l’impatto ambientale di un paio di cosette già fatte e mai sconfessate. La prima regola, deducibile dagli sviluppi storici a livello internazionale, è che la valutazione dell’impatto ambientale è fortemente condizionata da dove si trova casa tua. Purtroppo l’italiano tende a interpretare alla lettera il concetto di casa e perimetra le aree protette considerando solo l’estensione della propria abitazione (sindaci compresi).

I lungimiranti ci sono e si dividono in due categorie: quelli che fanno danni lontano da casa e quelli che sono disposti a trasferirsi, una volta devastato l’esistente intorno a sé. Far danno lontano da casa è appannaggio delle grandi potenze e più in generale di chi può disporre di capitali e risorse ingenti, chi fa danno a casa propria spera che le sue azioni sconsiderate ricadano soprattutto sul vicino, di modo che il suo prato non sia più così verde.

I rappresentanti di entrambe le categorie di devastatori (ecologici) tendono ad allearsi tra loro e producono sinergie in nome di quel progresso nella cui pubblica utilità non crede più nessuno, loro compresi. Essi tacciano i loro oppositori di oscurantismo, soprattutto perché costoro vorrebbero evitare di morire di una malattia moderna come il cancro e preferirebbero, se fosse ancora possibile, patologie più banali, come la polmonite o la decrepitezza.
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