Migranti e (mancata) accoglienza: aberrazioni, discorsi e decisioni

di Valerio Romitelli

Lo stile Minniti che prima vara le persecuzioni di Riace e Lucano poi fa discorsi nei quali dice che “sta con loro” fa evidentemente scuola. Prostrandosi al truce “capitano” dell’attuale disastrosa politica italiana il presidente della Repubblica ha firmato l’aberrante “decreto sicurezza”, provando poi a ridare smalto all’aureola che solitamente – e inspiegabilmente (almeno da un punto di vista laico) – circonfonde personaggi del suo rango con un discorsino fine anno tutto belle intenzioni, facendo le moine come a distinguersi dalle politiche giallo-verdi. E allora giù con le riverenze e gli omaggi sperticati da parte di ogni benpensante, al quale il governo Salvini fa tanta paura da non saperci che fare, se non appunto dirne sommessamente male, compatire le sue vittime e sperare che ci pensi la provvidenza a metterlo in crisi.

È bastata però la decisione chiara e netta di due sindaci coraggiosi alla testa di città capaci di farsi felicemente ibridare perché il velo cadesse. E il decreto apparisse per quello che è: radicalmente incostituzionale, destrutturante e criminogeno. Così incostituzionale, destrutturante e criminogeno da macchiare della più odiosa correità chiunque non vi si opponga.

Sono appena trascorse le doverose celebrazioni di quel funesto 1938 durante il quale troppi furono i cittadini ligi al loro dovere di rispettare le leggi, quelle razziali volute da governi nazisti e fascisti sterminatori, che già si sentono riprendere le litanie mainstream che la legge è la legge, e che dunque va rispettata sempre e comunque.
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Decreto Salvini: quando lo Stato per discriminare arriva a farsi danno

di Sergio Palombarini

Il decreto legge 113 del 4 ottobre 2018, detto anche decreto Salvini, convertito nella legge n. 132 del 1 dicembre scorso, tra le tante misure che ha introdotto in materia di sicurezza ed immigrazione, ha modificato anche il decreto legislativo n. 142 del 2015. All’art. 13 “Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica” si prevede che:

1. Al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 4:
1) al comma 1, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il permesso di soggiorno costituisce documento di riconoscimento ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.»;
2) dopo il comma 1, è inserito il seguente:
«1-bis. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, e dell’articolo 6, comma 7, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.»;
b) all’articolo 5:
1) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. L’accesso ai servizi previsti dal presente decreto e a quelli comunque erogati sul territorio ai sensi delle norme vigenti è assicurato nel luogo di domicilio individuato ai sensi dei commi 1 e 2.»;
2) al comma 4, le parole «un luogo di residenza» sono sostituite dalle seguenti: «un luogo di domicilio»;
c) l’articolo 5-bis è abrogato.

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