I beni comuni spiegati a chi ne ha paura

di Salvatore Settis Il grande tema dei beni comuni guadagna spazio nel Paese. Raccoglie consensi, ma suscita aspre divisioni: perché? L’idea dei beni comuni piace perché implica una collettività capace di gestire se stessa, e perciò suscita speranza, a contrasto con la crisi della democrazia rappresentativa. Ma come definire i beni comuni e la loro […]

Il balcone e la prima manovra gialloverde

di Sbilanciamoci.info

I ministri cinque stelle la sera di giovedì 27 settembre hanno chiamato le masse sotto Palazzo Chigi, a festeggiare l’approvazione in Consiglio dei ministri della nota di aggiornamento del DEF 2018 che dovrebbe avviare la realizzazione concreta dei punti qualificanti del programma di governo giallo-verde (in particolare il cosiddetto reddito di cittadinanza, la flat tax, la revisione della riforma pensionistica Monti – Fornero del 2011) e, a tal fine, porta, altro elemento caratterizzante la manovra, il deficit pubblico al 2,4% annuo per il triennio 2019-2021.

Diciamo subito che le modalità di comunicazione sono state in pieno stile populista. I ministri che scendono in piazza, mentre al termine del Consiglio dei Ministri non viene neanche tenuta una conferenza stampa. Il testo non è disponibile e non lo sarà, verosimilmente, ancora per qualche giorno. Nessuna possibilità per la stampa di interloquire, per i tecnici di valutare qualcosa che non siano gli annunci dei politici o qualche documento di lavoro di incerta provenienza e dubbia attendibilità.

Non è cosa nuova (ricordiamo le 26 slide con cui Renzi presentò l’aggiornamento del DEF nel 2014, in conferenza stampa si soffermò solo sulla prima, si scoperse poi che le altre 25 contenevano solo il titolo), ma possiamo ben dire che tale modalità ben rappresenta tutte le ansie e le difficoltà della squadra grillina a trasformare i propri annunci in progetti operativi tecnicamente adeguati.
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Parma: è necessaria un’operazione di verità sul debito pubblico

della Commissione Audit sul debito pubblico di Parma

La Commissione Audit sul debito pubblico di Parma chiede un’operazione di verità e giustizia sul debito pubblico del Gruppo Comune di Parma-Società partecipate, rispetto alle dichiarazioni trionfalistiche della Giunta Pizzarotti e alla finta e strumentale opposizione di gran parte delle forze politiche in corsa per il rinnovo del Consiglio comunale.

Le menzogne sul debito riguardano il suo presunto abbattimento (cospicuo per la giunta Pizzarotti, meno cospicuo per il PD in particolare): nessuno di loro ha però intenzione di denunciare il mancato accertamento della composizione del debito, della sua parte illegittima (in quanto frutto di speculazioni, corruzione e truffe, come emerge da i ben 7 indagini aperte dalla Magistratura), chi ne siano i responsabili, ma soprattutto quanto sia stato ingiustamente scaricato sui cittadini attraverso tasse, tariffe comunali altissime, privatizzazioni, tagli di servizi. Se sono stati pagati in larga parte i debiti del Comune (che erano la parte più irrilevante del debito) per effetto di disposizioni di legge (allentamento dei vincoli del Patto di stabilità), resta vero che:

  • il debito bancario delle Società partecipate è aumentato di 12.751.000 euro,
  • il patrimonio netto delle partecipate ha subito una perdita di quasi 14.900.000 euro;
  • le società partecipate per le troppo elevate esposizioni bancarie, e le assenze di ricavi operativi ricorrenti, hanno ricevuto continui supporti finanziari da parte del Comune.

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Portogallo: perché è una nazione in vendita a prezzi scontati

Portogallo - Foto di Ho visto Nina volare
Portogallo - Foto di Ho visto Nina volare
di Maurizio Matteuzzi

Mario Soares, il novantenne leader socialista, è uno dei padri nobili del Portogallo democratico nato sull’onda della Rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974 e uno dei grandi vecchi della socialdemocrazia europea. Due volte primo ministro e due volte presidente della repubblica, ha lasciato la politica attiva e ora scrive spesso per i giornali commenti e analisi sulla politica portoghese, europea e mondiale. Il suo articolo più recente è dedicato alla crisi del Portogallo. Interessante e lucido, inoppugnabile nei dati, si presta però a una considerazione finale.

Vediamone i tratti salienti. Il governo del premier Pedro Passos Coelho “ha portato avanti delle politiche di austerità così estrema che hanno causato ai portoghesi un disastro irreparabile. La percezione dell’immensa maggioranza della popolazione è che stiamo sopportando il governo più distruttivo della storia del paese. E che ci troviamo sull’orlo di una rottura sociale”.

Con quali risultati? “L’aumento galoppante della disoccupazione e la riduzione dei salari, delle pensioni e degli indennità di licenziamento, insieme a una carica fiscale insopportabile, hanno provocato una perdita del potere dì acquisto intorno al 12% dei salari del settore privato e fra il 25 e il 30% del settore pubblico.
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