Immigrazione e sicurezza: cosa prevede il decreto Salvini

di Annalisa Camilli

Il 24 settembre il consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto Salvini su immigrazione e sicurezza. Il decreto si compone di tre titoli: il primo si occupa di riforma del diritto d’asilo e della cittadinanza, il secondo di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata; e l’ultimo di amministrazione e gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia.

Nei giorni precedenti all’approvazione si erano diffuse delle voci su possibili dissidi tra i due partiti di maggioranza, Lega e Movimento 5 stelle, ma il ministro dell’interno Matteo Salvini durante la conferenza stampa a palazzo Chigi ha voluto sottolineare che i cinquestelle hanno approvato senza riserve il suo progetto di riforma.

All’inizio i decreti avrebbero dovuto essere due: il primo sull’immigrazione e il secondo sulla sicurezza e sui beni confiscati alle mafie, poi nel corso dell’ultima settimana sono state fatte delle “limature” e i due decreti sono stati accorpati in un unico provvedimento. Il decreto dovrà ora essere inviato al presidente della repubblica Sergio Mattarella che a sua volta deve autorizzare che la norma sia presentata alle camere. Ecco in sintesi cosa prevede.
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“Un calcio alle sbarre”: giovedì alla Camera il libro dell’ultrà condannato a 5 anni per aver violato il Daspo

Un calcio alle sbarre
Un calcio alle sbarre

di Sergio Sinigaglia

Il 13 novembre di un anno fa, Alessio Abram, 48 anni, attivista dei centri sociali, presidente della Polisportiva antirazzista Assata Shakur, figura storica della tifoseria anconetana, è stato arrestato e condotto in questura, dove gli è stata notificata una condanna definitiva a più di cinque anni di carcere per violazione del Daspo.

Per chi non lo sapesse si tratta di un provvedimento di restrizione della libertà personale che, vietando l’accesso allo stadio, costringe il soggetto ad andare in questura a firmare ogni qualvolta gioca la squadre del cuore. Alessio, sottoposto da circa otto anni a questa costrizione, per alcune volte era andato a firmare in ritardo o non si era recato in questura per seri impedimenti. Condannare a una pena così pesante per un “reato” che dovrebbe essere sanzionato amministrativamente, per di più nel Paese della corruzione diffusa e impunita, dove imperversa la criminalità organizzata, è sicuramente una cosa di una gravità inaudita.

Sin dai primi giorni dopo l’arresto si è dispiegata una mobilitazione non solo ad Ancona e nelle Marche, ma in varie parti d’Italia, dato che Alessio è conosciuto a stimato soprattutto per il suo impegno nello sport di base. L’esperienza della Polisportiva, il suo lavoro sociale tra i migranti per usare lo sport come strumento di inclusione sociale, hanno catturato l’attenzione di mass media e del mondo dell’associazionismo. In particolare la nascita alcuni anni fa della squadra di calcio composta in buona parte da ragazzi di origine straniera, iscritta al campionato dilettanti di terza categoria, è a presto un esempio per realtà simili all’Assata.
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Giustizia o vendetta? La storia di Alessio e di un “calcio alle sbarre”

Un calcio alle sbarre
Un calcio alle sbarre

di Alfredo Antomarini

Alessio Abram, ultra dell’Ancona, è stato sottoposto a Daspo circa dieci anni fa. Ha sempre ottemperato all’obbligo di firma in questura, in occasione di manifestazioni sportive, con nove eccezioni per ritardi o mancate firme in dieci anni. È così scattata un’incredibile condanna a 5 anni e 9 mesi di carcere, pena ridotta a 3 anni e 9 mesi a seguito di ricorsi degli avvocati che lo assistono. Ad Alessio non sono stati concessi gli arresti domiciliari, gli è stata rifiutata l’assegnazione ai servizi sociali, gli è stata negata la possibilità di lavoro esterno. Il giudice di sorveglianza non ha accolto neppure una richiesta di Abram di partecipare al compleanno del figlio (in tutto due o tre ore di permesso).

Perché questo accanimento contro un ultra? In verità Alessio è anche molto altro: fonda una società sportiva con l’intento di consentire a tutti di esercitare lo sport, una scuola calcio che si chiama Ancona Respect frequentata in massima parte da figli di migranti. Alessio da quindici anni organizza il Mundialito antirazzista, torneo tra squadre composte da giocatori di varie provenienze geografiche o “miste”.
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