Salute e democrazia: il ruolo delle comunità locali

di Emanuele Vinci [*]

Premessa: la crisi del welfare sanitario

Negli ultimi anni diversi Enti ed Organizzazioni internazionali e nazionali (Organization for Economic Cooperation and Development, Osservatorio Nazionale sulla salute nelle regioni italiane, etc.) hanno documentato che il welfare sanitario in Occidente e, in particolare, in Italia mostra segnali sempre più allarmanti di crisi. In particolare: diminuzione della vita media vissuta in buona salute, caduta della natalità, aumento delle diseguaglianze tra aree del Paese e classi sociali, rinuncia alle cure per povertà, aspetto che in Italia riguarda ormai circa 8 milioni di persone.

È opinione largamente condivisa che la crisi della Sanità nel Terzo Millennio sia dovuta a tre principali fattori:

  • l’aumento e il mutamento dei bisogni assistenziali, in particolare legati a invecchiamento e fragilità;
  • lo sviluppo delle scienze e tecnologie biomediche con costi sempre più elevati dei farmaci e delle tecniche diagnostiche terapeutiche e riabilitative;
  • la riduzione, in termini assoluti e relativi, delle risorse finanziarie pubbliche disponibili a seguito della crisi economica degli ultimi decenni.

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Sanità: ancora sul welfare aziendale e sul “trappolone” di Renzi & C.

Ospedali e sanità

di Ivan Cavicchi

Ho letto, su Quotidiano sanità, puntuali come il destino, le rimostranze contro il def dei nostri abituali commentatori. Tutti a gridare risentiti al de-finanziamento della sanità come se fosse una novità. Il de-finanziamento, come ho scritto tante volte, è la conseguenza logica di una precisa strategia finanziaria (peraltro mai nascosta dal governo Renzi) e che in ragione di una, tutt’altro che casuale politica economica, conta di abbassare nel tempo l’incidenza della spesa sanitaria nei confronti del pil.

Il def 2017 in sintonia con questa politica economica, ispirata dal Jobs act e che la “mozione Renzi”, per evidenti ragioni di coerenza, non smentisce, conferma il de-finanziamento della sanità ma, questa volta, (ecco la vera novità sulla quale i nostri arcigni commentatori hanno stranamente taciuto), prevedendo in modo esplicito, di contro, misure per lo sviluppo del welfare aziendale.

La mia tesi sul “trappolone” (QS 3 aprile 2017) sembrerebbe quindi tutt’altro che campata per aria, (mi dispiace per coloro che sognando migliaia di assunzioni ci hanno spiegato, su questo giornale, che la mozione Renzi “va nella direzione giusta”). Il welfare aziendale, mettetevelo in testa, implica, per forza, cioè per ragioni di pura compatibilità finanziaria, il progressivo de-finanziamento della sanità pubblica.
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Servizio sanitario nazionale: no alla privatizzazione assicurativa e “mutualistica”

Sanità

del Forum per il diritto alla salute

Adesione all’appello di Ivan Cavicchi contro il Renzi-Care per il diritto alla salute in Italia. All’attenzione di Pierluigi Bersani, Pippo Civati, Luigi De Magistris, Michele Emiliano, Nicola Fratoianni, Giuliano Pisapia, Roberto Speranza, Susanna Camusso e Maurizio Landini

Il Forum per il diritto alla salute, con centinaia di movimenti di cittadinanza attiva, soggetti istituzionali e personalità scientifiche e professionali, si sta in queste ore mobilitando nelle maggiori città italiane per le iniziative a sostegno dell’appello Our health is not for sale (per aderire visita il sito Setteaprile.altervista.org) dell’European Network Against Privatization and Commercialization of Health and Social Protection”, per fare del 7 Aprile, proclamato dall’Oms nell’anniversario della sua costituzione nel 1948 giornata mondiale della salute quest’anno dedicata alla lotta alla depressione, una giornata di protesta in Europa contro la mercificazione della salute e la finanziarizzazione dei sistemi sanitari.

L’appello “La sinistra deve fermare il Renzi-Care” di Ivan Cavicchi sul Manifesto del 31.03.2017 dà una lucida contestualizzazione a tale giornata e costituisce stimolo ulteriore per i soggetti politici e le personalità della Sinistra a fare del 7 aprile un’occasione di raccordo tra opposizione di sinistra nelle istituzioni nazionali, regionali e comunali e movimenti di cittadinanza attiva e pensiero critico negli ambiti accademici e professionali, contro la privatizzazione mutualistica e assicurativa del Servizio Sanitario Nazionale. E, aggiungiamo noi, per un’altra politica economica e una riforma di tutto il sistema sanitario, sempre sostenuto dalla fiscalità generale, dove chi ha di meno mette di meno e chi ha di più dà di più.
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Diritto alle cure: l’epatite C e quei troppo pochi pazienti in terapia

di Gianluigi Trianni, medico sanità pubblica, Forum Salute Italia – Altra Emilia Romagna

È assolutamente preoccupante in termini di tutela della salute pubblica, di attuazione dei principi costituzionali e motivo di indignazione sul piano politico generale e sanitario il fatto, segnalato lo scorso 11 febbraio 2017 su Quotidiano Sanità, da Ivan Gardini, presidente di EpaC Associazione onlus di pazienti con epatite e malattie di fegato: nell’ultima settimana, secondo dati Aifa siano stati messi in terapia solo 160 pazienti su ben 335 centri a ciò autorizzati, a fronte di una incidenza (nuovi casi-anno) di epatite C acuta, a partire dal 2015, di a 0,2 per 100.000 persone, (cfr Gruppo di coordinamento Seieva – Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta Cnesps-Iss – 28 07.2016) pari a 120 nuovi casi/anno, ed una prevalenza (tutti i casi/anno) di soggetti affetti da epatite C stimabili in 900.000 persone (Ansaldi et al, Journal of Medical Virology, 2005).

Squalificante per il servizio sanitario pubblico, per il governo e le regioni è il fatto che molti cittadini italiani siano già andati o si stiano organizzando per andare a procurarsi i farmaci generici in India, o li comprino online, o attraverso altre modalità, tanto quanto il fatto che non è finanziato alcun servizio di educazione sanitaria e nutrizionistica in favore di epatopatici per la riduzione dell’esposizione a fattori di rischio individuali per la progressione del danno epatico (fumo di sigaretta, diabete, obesità, consumo eccessivo di zucchero, latte e derivati e carne rossa) e l’accesso a fattori protettivi (consumo di caffè, alimenti con fibre e pesce, ed attività fisica) (A. Donzelli “HCV e prevenzione: no a screening di popolazione si a misure di prevenzione” in Evidence nov. 2016).
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Walter, come Pino Welby, come Eluana Englaro

awalter-piludu

di Ottavio Olita

Dieci anni dopo Pino Welby, sette anni dopo Eluana Englaro, la morte di Walter Piludu ripropone l’umanissimo problema dell’autodeterminazione nella scelta di continuare a vivere un’esistenza in cui solo le macchine assicurano le condizioni biologiche necessarie. Una storia lunga e drammatica, che ancora non trova una soluzione per colpa di bigottismi ed ipocrisie contro cui anche Walter, come Pino e come Peppino Englaro – il coraggioso padre di Eluana – hanno lottato per primi e fino alla fine.

Pino Welby scrisse anche all’allora presidente della repubblica, Giorgio Napolitano; Walter Piludu, da non credente, si era rivolto a Papa Francesco. Entrambi hanno dato le loro risposte, mentre chi deve assumersi la responsabilità politica, legiferando, ha paura di farlo.

A Welby l’allora vicario di Roma, cardinale Camillo Ruini, negò il funerale religioso, chiesto dalla moglie, cattolica praticante. La vigilia di Natale del 2006 una gran folla prese parte al rito pubblico celebrato in piazza. Walter Piludu, coerente fino all’ultimo giorno, ha chiesto ed ottenuto una cerimonia laica svolta nella sala del culto del cimitero di San Michele a Cagliari.

Coerenza è forse la parola che meglio racconta l’impegno politico di Walter Piludu, militante e dirigente cittadino del Pci negli anni Settanta, eletto poi presidente della Provincia nel 1988. Uomo intelligente, gentile, disponibile, sempre pronto al confronto. Colpito dalla Sla, ha dedicato tutti gli ultimi anni di vita a rivendicare, in quelle condizioni, il diritto di poter decidere quando morire, dettando con gli occhi i suoi messaggi.
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