Gramsci dietro una pila di libri. E nacque la cultura socialista

di Massimo Novelli “Questo foglio esce per rispondere a un bisogno profondamente sentito dai gruppi socialisti di una palestra di discussioni, studi e ricerche intorno ai problemi della vita nazionale e internazionale”. Così comincia “Battute di preludio”, l’editoriale non firmato, ma redatto o ispirato da Antonio Gramsci, del primo numero del giornale L’Ordine Nuovo. La […]

Matera 2019: “La scaletta”, circolo culturale con 60 anni di impegno

di Michele Fumagallo “La scaletta” è un circolo culturale di Matera che ha compiuto la bella età di 60 anni. In anni lontani nacque dopo altri gruppi di tendenze politico-culturali diverse (sinistra, “olivettiani”) che avevano prodotto in città dibattiti e studi. Oggi è in pratica l’aggregato culturale più vecchio che ha attraversato tutta la storia […]

Matera 2019: se la città si distrae al bivio di una nuova trasformazione

di Michele Fumagallo Come Giorgi Ramorra, protagonista di un racconto di Rocco Scotellaro (“Uno si distrae al bivio”), Matera rischia di distrarsi al bivio di una nuova trasformazione e una nuova modernità. Questo è il pericolo che corre la città dei Sassi e, se questo avvenisse, non ci sono alibi: sarebbe soltanto responsabilità di Matera, […]

L'associazione il manifesto in rete

Tre libri per il rush finale de Il Manifesto in Rete

di Radio Citta Fujiko

Tre presentazioni di libri per riflettere su temi di attualità, dalla politica all’ambiente, e concludere la stagione di attività de Il Manifesto in Rete. Il 23 e 30 novembre e il 5 dicembre appuntamenti al Centro Giorgio Costa e alla Libreria Ubik.

Da sempre organizza iniziative di riflessione ed approfondimento, spesso legati al tema della sinistra e della sua crisi, ma spaziando anche nelle lotte sociali e ambientali. E così farà anche per questo fine anno, con un ciclo di tre presentazioni di altrettanti libri che concluderanno idealmente le attività del 2018. L’associazione Il Manifesto in Rete organizza tre appuntamenti, previsti per il 23 e 30 novembre al Centro culturale Giorgio Costa, in via Azzo Gardino, e per il 5 dicembre alla Libreria Ubik di via Irnerio.

Si comincia questo venerdì, quando verrà presentato La rivoluzione del nostro tempo – Manifesto per un nuovo socialismo (Editori Riuniti), il libro di Paolo Ciofi che verrà presentato dall’autore in un dibattito con i filosofi Cristina Quintavalla e Francesco Cerrato, insieme al politologo Gianfranco Pasquino, moderati da Sergio Caserta. “Il problema non è salvare il capitalismo, ma ripensare il socialismo. Un’altra idea di società, di relazioni tra gli esseri umani e con la natura, per la quale vale la pena di lottare” è il modo in cui viene presentato il volume.
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Bisogna rifondare prima l’uomo o l’urbanistica? Contributi al dibattito

di Giovanni Iuffrida

Nel bene e nel male è l’economia che determina tempi, modalità e qualità delle trasformazioni del territorio e della città: lo si ripete da sempre, come un refrain consolidato dalla storia.

È da questo dato che bisogna partire per tentare di riprendere le fila di un discorso interrotto bruscamente a partire dagli anni Ottanta, quando ha avuto una forte accelerazione – da una data simbolica, ovvero dall’entrata in vigore della legge 94/’82 – l’intreccio tra la deregulation e la spinta della corruzione che ha pervaso, soprattutto in campo urbanistico, ogni ordine e grado di amministrazione pubblica. Comprendere la forza e le ragioni dell’economia, nonché l’ingiustificabile debolezza delle amministrazioni locali nel governo del territorio e (nella migliore delle ipotesi) l’incapacità di guidare i processi, è dunque fondamentale.

Continuare – solo per scaricare le responsabilità in maniera esclusiva – a fare finta che il male vada individuato soltanto nell’economia, sarebbe comunque fuorviante e, di conseguenza, causa di gravi errori di valutazione. L’economia non è di per sé il male assoluto, ma andrebbe guidata, con la forza necessaria, verso la ricostruzione della credibilità della disciplina urbanistica e, quindi, della “inderogabile” qualità della città pubblica in cui l’iniziativa privata possa trovare una giusta collocazione ed un efficace equilibrio con gli interessi della collettività.
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Questione di stadi o di culture diverse?

di Silvia R. Lolli

Nei primi giorni di agosto come ogni anno abbiamo assistito ai Campionati Europei di atletica maschili e femminili a Berlino; la sede: lo stadio olimpico costruito per le Olimpiadi del 1936. L’Olympiastadion fa parte delle strutture sportive storiche costruite nell’epoca fra le due guerre mondiali dal partito nazista in Germania, per poter ospitare quelle ultime Olimpiadi prima dei tragici anni di guerra; le volle la propaganda nazista, ma furono accettate, anche se dopo un po’ di dubbi politici di vari Stati, da parte del Comitato Olimpico di allora e molti paesi decisero di non far gareggiare atleti ebrei.

Anche in Italia in parecchie città si costruirono impianti sportivi, ma in un periodo più lungo di tempo, perché da noi il fascismo è durato oltre vent’anni. Per esempio l’impianto polisportivo dello Stadio Comunale di Bologna (sia stadio Dozza, i campi da tennis sacrificati per i mondiali del ’90, le piscine Longo – come vediamo a Berlino o a Roma, vicino allo stadio era d’uso costruire anche le piscine per nuoto e tuffi ed altri impianti) è stato costruito in brevissimo tempo alla metà degli anni Venti e con l’aiuto del Comune e dei cittadini; gli altri sono a Roma e a Trieste. Tutti sono considerati oggi monumenti storico-artistici e sono soggetti a vincoli architettonici.

Come si può vedere anche nelle foto dell’Olympiastadion l’idea polisportiva, per l’accoglienza di più sport nello stesso impianto, era allora preminente. Dal film Olympia possiamo vedere le gare di ginnastica artistica svolte in questo impianto: non era necessario averne uno dedicato.
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Sulle vie millenarie dell’Eurasia: “La via della seta” di Franco Cardini e Alessandro Vanoli

di Amina Crisma

Il libro La via della seta – Una storia millenaria tra Oriente e Occidente di Franco Cardini e Alessandro Vanoli di recente presentato a Bologna, ripercorrendo i molteplici percorsi che hanno storicamente collegato Oriente e Occidente, offre un contributo importante per ripensare in una prospettiva non eurocentrica la complessità delle radici antiche del nostro mondo globalizzato.

Come ci ricorda un recente racconto di PierLuigi Luisi, La regina di Samarcanda (Aracne 2017), evocare la via della seta – designazione metonimica che indica l’insieme delle strade che dalla remota antichità hanno collegato l’Asia all’Europa e al Mediterraneo – equivale a ripercorrere un fertile spazio dell’immaginario la cui inesauribile suggestione si irradia e si rifrange in innumerevoli affabulazioni, dal Viaggio in Occidente (Xiyou ji) di Wu Cheng’en a Le città invisibili di Italo Calvino.

Ma “quel mondo che ci riempie di meraviglia e di stupore”, come lo definiva Goethe affacciandovisi attraverso Il Milione di Marco Polo, se per un verso ha le fantasmagoriche sembianze che vi hanno conferito tante seducenti narrazioni, dall’altro si configura da sempre come un concretissimo ambito di traffici e di scambi in cui è in primo piano la corposa materialità delle merci: dall’ambra alla seta, dal cobalto alle spezie, dalle ceramiche alla carta.
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20 pietre e l’Associazione culturale iraniana: l’integrazione passa dalla cultura

a-20pietredell’Associazione culturale iraniana Bologna e provincia

La nostra Associazione è nata nell’ottobre 1997 e promuove la partecipazione dei propri soci alla vita della comunità regionale, per attuare in particolare feste, spettacoli (cinema-teatro-recite-musica) e in generale eventi culturali. Per la realizzazione dei propri scopi e nell’intento di operare per la realizzazione di interessi a valenza collettiva, l’Associazione si propone di promuovere la conoscenza dei diversi aspetti della cultura degli immigrati (usi e costumi, lingua, storia, sistema sociale, politico, educativo, religioso, eccetera).

Elenchiamo in seguito alcune attività svolte in questi ultimi anni. Corsi di lingua persiana in vari livelli rivolta a cittadini iraniani di seconda generazione e a cittadini italiani (dal 1997 ad oggi), collaborazione con Teatro di Vita Bologna in occasione del festival “Cuore di Persia” Giugno 2016 – nella sezione “Lettera dal fronte interno” e “Arte e schegge D’Iran” e Partecipazione all’avviamento e in seguito promozione di varie attività all’interno della casa del popolo “Ventipietre” di cui è una dei fondatori.
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Lo stato della città: turismo a Napoli

di Annunziata Berrino

Il rapporto tra Napoli e il turismo è fondante nella storia di questo fenomeno della modernità occidentale, che per molti aspetti ha maturato proprio qui i suoi caratteri. E tuttavia Napoli è una delle città che meno si è impegnata a ricostruire e interpretare la propria vicenda; certo, si dirà, il turismo è futuro, e tuttavia l’assenza di riflessioni sul proprio percorso è anche indice di importanti criticità, che hanno inevitabili riflessi sullo stesso governo del fenomeno.

Tra secondo Settecento e primo Ottocento, Napoli è in assoluto la città più amata e desiderata in Europa. La cultura occidentale elabora, definisce e matura il canone stesso della bellezza di una città moderna proprio sul profilo di Napoli. O meglio, Napoli riesce a rispondere con i suoi caratteri a tutte le istanze della modernità occidentale: prima di tutto alimenta lo scientismo, offrendo le grandi attrazioni sismiche e vulcanologiche, poi soddisfa il nuovo canone di classicità, che non è più centrato sulla magnificenza dei luoghi pubblici, ma su un sentire privato, individuale, che legittima una rapporto intimo e personale con la classicità; infine, è capace di rispondere alle potenti istanze romantiche, grazie alla sua sensualità, alla varietà del paesaggio, al colore popolare, alla potenza della sua musicalità.
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Aleppo: da città della cultura a centro di una guerra sciagurata

a-aleppo

di Claudio Cossu

Come Dresda, anche Aleppo era una città di cultura, ridente, punto di incontro per uomini e donne, mercanti e intellettuali, dove brillavano le luci dei negozi ed i bazar erano sfavillanti, mentre il traffico assomigliava a quello di un normale agglomerato urbano occidentale, che ora solo distruzione, morte e desolazione presenta, sovrastando ed avvolgendo come una nube nefasta le macerie della parte abbandonata dai ribelli contro il tiranno Bashar al Assad e dagli jihadisti.

Un tempo la gioia degli abitanti rincorreva, nello svolgersi normale della vita, la grande Moschea e la fortezza custodita dai governativi, unitamente alla relativa parte antica e storica della città. Gli abitanti che sono rimasti ancora, dopo la caduta di Aleppo nelle mani di Putin e Erdogan, ora alleati, appaiono come ombre tra polvere di calcinacci, malattie e miseria e tutto assomiglia ad una visione del 1945, che pensavamo ormai rimossa e appartenere a un triste passato.

Invece, ecco ancora, bambini laceri e abbandonati, le vie colme di rovine e corpi, causa le incursioni degli aerei russi e turchi. Anche gli iraniani partecipano a quella guerra sciagurata, per rendere maggiormente in brandelli quella che fu una storica e bella città. Ancora una volta Dio ha deciso di abbandonare quegli esseri, un tempo umani ed ora solo larve, divenuti tali in un mare di bombardamenti crudeli e si è arrestato senza intervenire pietosamente, senza fermare quella carneficina.
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