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Sardegna: bocciato il referendum dei furbetti dell’insularità

del Manifesto Sardo

L’Ufficio regionale del referendum ha dichiarato illegittima la richiesta di un referendum regionale diretto a proporre l’inserimento del “principio di insularità” in Costituzione. Il presidente del Comitato promotore ritiene incomprensibile questa decisione, definendola frutto di un’interpretazione burocratica della legge e lesiva del diritto dei sardi ad utilizzare lo strumento referendario. Pubblichiamo il comunicato del coordinamento dei comitati sardi per la democrazia costituzionale.

È singolare l’affermazione del dott. Frongia il quale dimentica o ignora che un “referendum sull’insularità in Costituzione” non ricade in nessuna delle ipotesi di referendum consultivo previste dalla legislazione sarda vigente. Come già sostenuto dal Coordinamento regionale per la difesa della democrazia costituzionale, la posizione della Corte su questa proposta è chiara e netta: non è previsto chiedere a una frazione (regionale) del corpo elettorale nazionale di esprimersi su proposte di modifica costituzionale; in tema di revisione della Costituzione il solo referendum ammissibile è quello previsto dall’art. 138 Cost.

Razzismo, a furia di forzare la Costituzione col piede di porco questo è il risultato

di Maso Notarianni

“Non possiamo accettare tutti gli immigrati che arrivano: dobbiamo decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società devono continuare a esistere o devono essere cancellate”. Lo dice il candidato alla Regione Lombardia del cosiddetto “centrodestra”, che si rivela essere invece destra bieca e razzista.

Attilio Fontana, già sindaco leghista di Varese (una fama, bontà nostra, da moderato) spiega meglio il concetto: “È un discorso demagogico e inaccettabile quello di dire che dobbiamo accettarli, è un discorso a cui dobbiamo reagire, dobbiamo ribellarci: non possiamo accettarli tutti. Vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale e etnica, perché loro sono molti più di noi, perché loro sono molto più determinati di noi nell’occupare questo territorio. Di fronte a queste affermazioni dobbiamo ribellarci, non possiamo accettarle, perché qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma logici e razionali: non possiamo perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte, decidere se la nostra etnia, razza bianca, società deve continuare ad esistere o deve essere cancellata, è una scelta. Se la maggioranza degli italiani dovesse dire noi vogliamo autoeliminarci vorrà dire che noi che non vogliamo autoeliminarci ce ne andiamo da un’altra parte”.

Costituzione 70 anni dopo: dal lavoro alla giustizia sociale, la Carta tradita dalla politica

di Marco Palombi e Silvia Truzzi

Il 1° gennaio 2018 la Costituzione italiana compie settant’anni e non è un caso che, come si fa con le vecchie signore, la si lasci ormai parlare senza darle retta. E dire che governare, legiferare, produrre e vivere contro la Carta è – o forse, ormai, sarebbe – la più grave forma di illegalità possibile per la Repubblica: è per evitare di ammettere questo che il pulviscolo di individui e interessi che un tempo era una comunità nazionale deve considerare la Costituzione solo come una vecchia signora un po’ svanita, persa dietro le sue fantasie di gioventù, inadatta al mondo presente, un mondo che si vuole, nei fatti, post-costituzionale. Basta leggerla per sapere che è così: diritto al lavoro, giustizia sociale, solidarietà, responsabilità sociale dell’impresa. Questa non è, dunque, una celebrazione, ma il breve riassunto di un tradimento.

Un vecchio discorso e un programma per oggi

Bisogna chiedersi: a cosa serve questo «pezzo di carta, che se lo lascio cadere, non si muove»? Parole di Piero Calamandrei, uno dei padri di quel “pezzo di carta”, che così lo spiegò agli studenti milanesi in un giorno del 1955, partendo dal secondo comma dell’articolo 3 («il più importante di tutti»): È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Referendum: a un anno dal 4 dicembre 2016

di Domenico Gallo

È passato un anno da quel voto. Malgrado l’amarezza e le incertezze del tempo presente, il 4 dicembre 2016 rappresenta un tornante, una svolta nella storia della democrazia italiana. Abbiamo osservato, a suo tempo, che con questo referendum il popolo italiano ha compiuto un vero e proprio atto costituente. Precedenti a questo furono, l’insurrezione popolare del 25 aprile 1945, la scelta della Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente il 2 e 3 giugno 1946, la bocciatura della riforma costituzionale imposta dal governo Berlusconi, il 25 e 26 giugno 2006.

Il 4 dicembre, in controtendenza rispetto ad ogni altra ricorrenza elettorale, gli italiani si sono recati in massa a votare, con un’affluenza alle urne del 65,47%. La riforma Renzi-Boschi è stata spazzata via con un risultato finale di 19.419.507 voti a favore del NO (pari al 59,1% dei votanti) e 13.432.208 a favore del SI (pari al 40,9%) alle urne.

Il responso è stato netto e definitivo, gli elettori ancora una volta hanno espresso fiducia nel modello di democrazia prefigurato dai padri costituenti e nei beni pubblici repubblicani che quel modello attribuiva al popolo italiano. Dopo quasi settant’anni dalla sua entrata in vigore il popolo, riconfermando la validità della Costituzione, ha impedito la trasformazione – già in atto – della Repubblica in una sorta di principato, sottoposto al protettorato dei poteri finanziari internazionali che avevano dettato la riforma al governo Renzi, manifestando la loro avversione per le Costituzioni antifasciste del dopoguerra.

Lavoratori, sindacato e sinistra in Italia oggi Roma: le conclusioni di Aldo Tortorella / 8

Concludiamo con la pubblicazione degli interventi dell’incontro promosso dall’ARS e da Critica Marxista sul futuro della politica italiana attraverso la sinistra e il sindacato. Dopo l’intervento di Aldo Tortorella, Alfiero Grandi, Stefano Fassina, Roberto Speranza, Anna Falcone, Maurizio Landini e Vincenzo Colla, ecco le conclusioni affidate di nuovo a Tortorella.

Urne e astensionismo: votanti cercansi

di Silvia R. Lolli

Non comprendiamo perché nel dibattito pubblico quello che fa rumore sui giornali e sulle televisioni non si parli mai del problema principale che ci dovrebbe interessare in vista delle prossime elezioni: la disaffezione alla politica da parte dei cittadini. È questo il primo problema della democrazia, perché quando è solo una minoranza sempre più grande che va a votare non si può pensare di essere ancora in un paese democratico, ma compare l’oligarchia oggi vissuta in termini di plutocrazia. Le recenti mine istituzionali, riforma costituzionale e le varie leggi elettorali sempre uguali a loro stesse nonostante le osservazioni della Corte Costituzionale, ci confermano le nostre osservazioni.

Nella nostra democrazia parlamentare dovrebbe essere solo di secondaria importanza sapere subito chi “vince”, cioè andrà ad occupare posti di Governo per sé ed i suoi accoliti e andrà a decidere le sorti della maggioranza italiana. Alle prossime elezioni ci ritroveremo ancora una volta di fronte ad una legge elettorale che non tiene conto delle osservazioni della Corte Costituzionale sulla legge elettorale passata, osservazioni pubblicate appunto nella sentenza di incostituzionalità (n.1/14), in cui si riafferma l’importanza del principio della rappresentanza e dell’esercizio del voto, richiamando gli artt. 48, 56 e 58 Cost.

Nell’attuale perseveranza di un Parlamento eletto con legge incostituzionale, rimane il fatto della disaffezione al voto ormai della maggioranza degli aventi diritto. Per capire a che punto siamo, facciamo un semplice ragionamento partendo dall’art. 1 della nostra Costituzione che recita:

Lavoratori, sindacato e sinistra in Italia oggi Roma: Vincenzo Colla / 7

Nuovo video degli interventi dell’incontro promosso dall’ARS e da Critica Marxista sul futuro della politica italiana attraverso la sinistra e il sindacato. Dopo l’intervento di Aldo Tortorella, Alfiero Grandi, Stefano Fassina, Roberto Speranza, Anna Falcone e Maurizio Landini, ecco Vincenzo Colla.

Lavoratori, sindacato e sinistra in Italia oggi Roma: Maurizio Landini / 6

Nuovo video degli interventi dell’incontro promosso dall’ARS e da Critica Marxista sul futuro della politica italiana attraverso la sinistra e il sindacato. Dopo l’intervento di Aldo Tortorella, Alfiero Grandi, Stefano Fassina, Roberto Speranza e Anna Falcone, ecco Maurizio Landini.

Lavoratori, sindacato e sinistra in Italia oggi Roma: Anna Falcone / 5

Un altro video degli interventi dell’incontro promosso dall’ARS e da Critica Marxista sul futuro della politica italiana attraverso la sinistra e il sindacato. Dopo l’intervento di Aldo Tortorella, Alfiero Grandi, Stefano Fassina e Roberto Speranza, ecco Anna Falcone.

Lavoratori, sindacato e sinistra in Italia oggi Roma: Roberto Speranza / 4

Ancora un video degli interventi dell’incontro promosso dall’ARS e da Critica Marxista sul futuro della politica italiana attraverso la sinistra e il sindacato. Dopo l’intervento di Aldo Tortorella, Alfiero Grandi e Stefano Fassina, proseguiamo con Roberto Speranza.