L’eredità del 25 aprile, valore da custodire

di Alfiero Grandi

Il 25 aprile è una data fondamentale per l’Italia. La Liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista ne motivano l’importanza, ma c’è anche qualcosa che arriva ad oggi. È dalla spinta di libertà e di rinnovamento della Liberazione che è iniziata una fase storica che è chiamata da molti 2° risorgimento. Il parallelismo tra epoche diverse può essere discutibile, quasi che la storia avesse una continuità, un fine, ma il raccordo tra unità nazionale e liberazione è in buona parte giustificato. Dopo l’unità d’Italia il carattere dello Stato è rimasto oligarchico e l’evoluzione economica e sociale, come sappiamo, ha creato le premesse di un divario tra Nord e Sud ancora oggi non risolto.

Lo Stato unitario è nato per iniziativa di un’élite, non a caso il voto è stato limitato ad un’area ristretta di cittadini, contribuendo così a mantenere una struttura sociale fortemente gerarchizzata. Gli sconvolgimenti seguiti alla prima e alla seconda guerra mondiale hanno sovvertito le gerarchie dominanti, ma dopo la prima guerra mondiale è arrivato il fascismo.
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Referendum: due antidoti alla crisi della rappresentanza

Referendum e riforme
Referendum e riforme

di Luigi Ferrajoli

La straordinaria vittoria del No all’aggressione progettata da Renzi contro la nostra Costituzione ha rivelato due cose, entrambe purtroppo ignorate dalla maggior parte dei commentatori e dall’intero ceto politico.

La prima rivelazione è stata la capacità di resistenza mostrata da questa nostra Costituzione agli attacchi dei nostri governanti, che ormai da 30 anni non cessano di attribuirle le responsabilità della propria inettitudine. Il referendum del 4 dicembre, come già quello di dieci anni fa contro l’analoga aggressione mossa dalla destra di Berlusconi, è stato vinto dalla Costituzione antifascista del ’48. Ebbene, questa vittoria dovrebbe servire di lezione a quanti fossero tentati dal ripetere, in futuro, altre aggressioni di questo tipo.

Dopo tanti attacchi falliti, la prima risposta di un ceto politico capace di prendere atto e di rispettare questa vittoria della Costituzione e, insieme, del costituzionalismo, dovrebbe consistere in una riforma-rafforzamento della procedura di revisione prevista dall’art. 138, onde mettere al riparo i principi costituzionali da altre analoghe avventure.

Il rafforzamento dovrebbe consistere in due innovazioni: in primo luogo nell’elevazione ad almeno i 2/3 dei parlamentari dei voti necessari alla revisione; in secondo luogo nell’esplicita prescrizione che la revisione possa consistere solo in singoli e puntuali emendamenti in grado di provocare, nel referendum oppositivo previsto dallo stesso art. 138, quesiti omogenei ai quali l’elettore, come più volte ha stabilito la Corte costituzionale, possa rispondere con un sì o con un no sul loro merito specifico.
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