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Bologna, lettera aperta al sindaco Merola: Venti Pietre contro il progetto ai Prati di Caprara

di Venti Pietre

Gentile Sindaco Merola, in qualità di associazione che ha aderito formalmente al comitato Rigenerazione no Speculazione, sentiamo il desiderio e il dovere di rispondere nel merito alle dichiarazioni da lei rilasciate nel video promozionale sulla “riqualificazione” dell’area Prati di Caprara. Vogliamo affermare ancora una volta che Prati di Caprara deve restare libera da nuovi inutili insediamenti abitativi e commerciali perché è un bene pubblico della città.

In particolare, Prati di Caprara Est sarà un meraviglioso parco di Bologna, indispensabile per la nostra città, in una zona avvelenata dall’inquinamento anche più di altre che non può resistere al vostro ennesimo progetto di “nuovo quartiere della città” che qui nessuno vuole, come ben dimostrano le firme di più di 3000 cittadini che le verranno presto presentate. Anche lei la pensava così solo un paio di anni fa; ricordiamo bene le sue parole:

“Sarà un’enorme foresta di alberi, grande più dei Giardini Margherita… ma davvero selvatica, senza panchine o giochi per bambini: un bosco da lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi”.

Consumo di luogo: c’erano una volta i comuni rossi dell’Emilia

di Enzo Scandurra

Ironia della sorte (ma non troppo); l’Emilia Romagna, un tempo regione modello per l’urbanistica italiana, si appresta ad approvare una legge regionale (Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio, n° 4223), che basandosi sulle parole d’ordine di rigenerazione/riqualificazione nelle città storiche, conclama la definitiva mutazione genetica di questa disciplina. Che da sapere finalizzato a limitare e contenere gli effetti negativi di uno sviluppismo, si trasforma in fiancheggiatrice del più bieco sfruttamento del territorio e delle città storiche.

L’elemento cardine dello sviluppo del territorio non spetta infatti più al piano regolatore comunale, ma agli accordi operativi derivanti dalla negoziazione fra l’amministrazione comunale e gli operatori privati che presentano al comune un’apposita proposta da approvare in 60 giorni, tempo proibitivo per i comuni. Altro contenuto inaccettabile della nuova legge urbanistica riguarda il contenimento del consumo del suolo. Ogni comune può prevedere un consumo di suolo pari al 3% del territorio urbanizzato.

Quest’espansione – ingiustificata e fin troppo generosa – è destinata a opere d’interesse pubblico e a insediamenti strategici “volti ad aumentare l’attrattività e la competitività del territorio”. Ed a conti fatti, tra eccezioni, deroghe e salvataggio di diritti acquisiti, è lecito supporre che il consumo di suolo consentito sarà di gran lunga superiore, fino al doppio o al triplo, del previsto 3% della superficie urbanizzata.

Il consumo di suolo e l’impiantistica sportiva (terza parte)

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Riprendiamo l’analisi della legge sullo sport, sapendo che in termini politici dobbiamo far riferimento ad alcune situazioni. In Regione la delega allo sport non è stata assegnata a nessun assessore; è ancora in capo al Presidente Bonaccini. Il 30 maggio, alla conferenza stampa di presentazione della legge, così si esprimeva:

“Abbiamo voluto mettere lo sport al centro della nostra azione politica- afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini- perché è un elemento di forte coesione sociale. Abbiamo puntato sul rapporto con la salute per la promozione di corretti stili di vita e del benessere delle persone e sul rapporto con le comunità e i territori attraverso il sostegno agli enti locali per la realizzazione, la gestione e il miglioramento degli impianti sportivi, in modo da favorire la pratica sportiva per tutti. E ancora, puntiamo sulla scuola con un cambio di paradigma, per promuovere la pratica motoria a partire dalla primaria e, infine, sul turismo sportivo, con la promozione di eventi in grado di favorire l’attrattività dell’Emilia-Romagna. Sport e attività motoria anche per riportare i ragazzi a una realtà vera e meno virtuale, per crescere in gruppo, coi compagni di squadra, anche solo tornando a inseguire i sogni dietro un pallone in un prato verde o dentro un palazzetto di periferia. Il tutto- chiude il presidente della Regione- senza escludere nessuno. Per questo abbiamo praticamente inaugurato il mandato aumentando i fondi per lo sport e quest’anno metteremo 20 milioni di euro per l’impiantistica e gli spazi sportivi nell’ambito della programmazione dei Fondi europei per lo sviluppo e la coesione, per un investimento complessivo di 25 milioni di euro nell’ambito della legislatura”.

Il consumo di suolo e l’impiantistica sportiva (seconda parte)

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Fin dalla prima lettura della proposta di legge regionale sullo sport, troppo velocemente diventata legge, l’avevamo intitolata legge per lo sport turistico. Come si può definire altrimenti? Leggendo l’art. 1 un filo rosso economico-turistico appare e rimane per tutta la legge, anche se dobbiamo dire che alcune migliorie ci sono state dalla prima stesura, ma non, come detto, all’art. 11 che speravamo rimanesse intatto.

    “Art 1

  • 1. La Regione Emilia-Romagna, in coerenza con i principi dell’Unione europea, riconosce il valore sociale della pratica sportiva in ogni sua forma espressiva come strumento per la realizzazione del diritto alla salute e al benessere psico-fisico delle persone, il miglioramento degli stili di vita, lo sviluppo delle relazioni e dell’inclusione sociale, la formazione dell’individuo fin dalla giovane età, la promozione delle pari opportunità e del rapporto armonico e rispettoso con l’ambiente nonché per la valorizzazione sociale ed economica dei territori, anche attraverso lo sviluppo della wellness valley, di cui all’articolo 10, comma 4, lettera e) della legge regionale 25 marzo 2016, n. 4 (Ordinamento turistico regionale – Sistema organizzativo e politiche di sostegno alla valorizzazione e promo-commercializzazione turistica. Abrogazione della legge regionale 4 marzo 1998, n. 7 (Organizzazione turistica regionale – Interventi per la promozione e la commercializzazione turistica).
  • 2. La Regione persegue gli obiettivi della politica sportiva di promozione del diritto allo sport per tutti attraverso il coordinamento degli interventi per il benessere e la diffusione della pratica sportiva, anche in un’ottica interculturale. Ne favorisce l’integrazione con gli interventi di politiche della salute finalizzati al superamento del disagio sociale, anche attraverso l’attuazione delle strategie sull’attività fisica per la Regione europea elaborate dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), con quelli delle politiche educative, formative, di genere, culturali, turistiche e ambientali.
  • 3. La Regione favorisce un’equilibrata distribuzione e congruità degli impianti e degli spazi aperti al fine di garantire a ciascuno la possibilità di partecipare ad attività motorie e sportive in ambienti sani e sicuri.
  • 4. Per le finalità di cui ai commi 1, 2 e 3 la Regione:

Accordo per Bagnoli: quando si può arrivare a un buon risultato

di Vezio De Lucia

Non ci posso credere, spero di non sbagliarmi, ma l’accordo su Bagnoli sottoscritto nei giorni scorsi a Napoli fra il ministro De Vincenti e il sindaco de Magistris sembra un buon accordo. Conferma le scelte di fondo del piano regolatore e del piano attuativo formati negli anni ormai lontani di Bassolino e rimaste impantanate per successivi errori e ripensamenti.

Se davvero si smantellano i 20 ettari della colmata a mare (formata da loppe d’altoforno e altri materiali) che nell’ultimo mezzo secolo hanno deformato la linea di costa; se davvero non c’è nessuna riduzione della superficie del parco e nessun aumento di cubatura rispetto alle previsioni comunali; se davvero i tre chilometri della spiaggia di Coroglio sono restituiti alla balneazione; se davvero è stata recuperata la continuità fra il parco e la spiaggia; se finalmente si arretrano a monte di via Coroglio i volumi della Città della scienza da ricostruire dopo l’incendio del 2013: se queste cose sono vere, allora penso di poter tranquillamente dichiarare che siamo di fronte a un esito più che soddisfacente.

Aggiungo subito che secondo me non tutto è risolto, a partire dalla localizzazione del porto a Nisida – ci torno in seguito – ma nel complesso un risultato importante è stato raggiunto e penso di poter dire che sono stati decisivi le opposizioni, le preoccupazioni e gli allarmi espressi negli ultimi tre anni per far capire al governo (prima Renzi, poi Gentiloni) che non c’erano le condizioni per mettere le mani su Bagnoli.

Bologna, Prati di Caprara: un terzo paesaggio?

di Silvia R. Lolli

Siamo lontani da Bologna, ma con le tecnologie possiamo rimanere informati sulle vicende di casa nostra. Stavamo preparando una riflessione sull’annosa questione Prati di Caprara, oggi dobbiamo inserire l’informazione che ci rimbalza dalle pagine dei giornali locali del17 luglio. Alla partenza per le ferie la situazione era in sospeso sia per l’acquisto del Cierrebi da parte di Maccaferri, sia per il progetto sullo stadio di Saputo.

Speravamo che, come sempre, alla fine di luglio ed in agosto la politica si fermasse. Invece i nostri amministratori continuano a “lavorare” perché viaggi all’estero ne fanno continuamente durante l’anno. Per esempio viaggi in Canada con visita a Saputo abbiamo appreso che il sindaco ne ha fatti e la stessa decisione di che cosa fare a Bologna è certamente maturata extra territorialmente, alla faccia della partecipazione tanto sbandierata nei mesi scorsi.

Così apprendiamo dal resto del Carlino che le bocce non si fermeranno sotto il solleone e l’afa bolognese. Certamente se si ha paura che i cittadini possano contare è meglio accelerare i tempi e rendere vani la raccolta di firme e il reale percorso partecipato che sarà organizzato da loro. Così apprendiamo che il sindaco ed il vicesindaco il 26 luglio dovrebbero incontrare Saputo e Maccaferri per verificare, alla luce della nuova legge sugli stadi della quale abbiamo già esposto le principali novità, le possibilità del progetto stadio.

Sardegna: a Calasetta si vuol anticipare la nuova legge regionale urbanistica?

di Stefano Deliperi

Un campo da golf da 18 buche e un connesso complesso turistico-edilizio a Cala Lunga, sulla costa di Calasetta (SU), per un’estensione complessiva di 150 ettari, costituiscono l’elemento più evidente del piano urbanistico comunale (P.U.C.) del centro sulcitano recentemente adottato con deliberazione Consiglio comunale n. 7 del 4 maggio 2017.

Ma non si tratta di una novità isolata. Per certi aspetti, infatti, sembra quasi anticipare gli scenari più deleteri potenzialmente determinati da quella che potrebbe essere la nuova legge urbanistica regionale proposta dalla Giunta Pigliaru, una volta passata al vaglio di Commissione permanente competente e Aula del Consiglio regionale.[1]

L’intero territorio comunale di Calasetta è tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e rientra nella fascia costiera di cui al piano paesaggistico regionale (P.P.R. – 1° stralcio costiero, D.P.Re. 7 settembre 2006, n. 82) eppure nel P.U.C. adottato è presente un’ingente possibilità di trasformazione del territorio costiero a fini turistico-golfistici mediante accordo di programma, strumento che sembra proprio rieccheggiare quei “programmi e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico” previsti dall’art. 43 della proposta di legge regionale urbanistica con possibilità di deroga permanente alla pianificazione paesaggistica e territoriale.

Allo stato attuale, in ogni caso, la previsione del piano adottato è in palese contrasto con il piano paesaggistico regionale: l’intera area interessata dalla suddetta pianificazione rientra nella fascia costiera di cui agli artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione (N.T.A.) del P.P.R., dove in via generale “è precluso qualunque intervento di trasformazione nelle aree inedificate” (art. 20, comma 1°, lettera a, delle N.T.A. del P.P.R.) e “non è comunque ammessa la realizzazione di … nuovi campeggi e strutture ricettive connessi a campi da golf” (art. 20, comma 2°, lettera b, n. 3, delle N.T.A. del P.P.R.).

Bologna: stadio, antistadio e urbanistica, allarghiamo un po’ lo sguardo

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

La legge 147/13 è stata modificata a maggio del 2017 e sta facendo fare una riflessione a Saputo proprietario del Bologna e probabilmente anche a Maccaferri, immobiliarista e interessato all’affaire bolognese, Stadio-Cierrebi-Prati di Caprara, come ci ricorda Emilio Marrese su bologna.repubblica.it del 7 luglio.

L’articolo è esplicito, alla faccia delle dichiarazioni sul progetto non ancora presentato che ci venivano raccontate il 5 luglio durante il secondo incontro al quartiere Borgo Panigale-Reno; Marrese: “l’obiettivo è quello di creare un polo della moda ai Prati di Caprara…” e “…aree compensative dove realizzare business che consentano a Joey Saputo di sostenere la spesa della ristrutturazione dello stadio (circa 70-80 mln totale)”.

Cosa dice la nuova legge che rende tutto più complesso, ma ancora possibile, così è almeno la visione di Claudio Fenucci, ad del Bologna FC? Semplicemente una cosa banale: che occorre destinare ad usi commerciali aree contigue, cioè vicine allo Stadio. L’Antistadio quindi sarà cancellato certamente; non dovremo attendere i famosi progetti esecutivi come ci viene detto in ogni riunione.

Consumo di suolo, un problema culturale di un Paese lobotomizzato

Foto La presse

di Linda Maggiori

Il consumo di suolo in Italia prosegue inesorabilmente (pur rallentato grazie alla crisi economica) cancellando, al 2016, 23mila km quadrati (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), pari al 7,6 per cento del territorio nazionale. Questo si legge nel documento realizzato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) formato dall’Ispra e dalle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle regioni e delle province autonome, pubblicato lo scorso 22 maggio. Le colate di cemento interessano anche zone a pericolosità sismica, idraulica, da frana, la fascia costiera, senza risparmiare neppure le aree protette e i parchi nazionali.

Cementificare il suolo, costruendoci sopra case, strade, industrie, vuol dire impermeabilizzarlo: ciò comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, (in quanto il suolo perde la sua capacità di assorbire anidride carbonica), minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali, contribuisce alla diffusione urbana e alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio (Commissione europea, 2012).

La recente legge sul consumo di suolo (approvata alla Camera) presenta vari aspetti critici: Fai, Legambiente, Slow food, Touring club italiano e Wwf chiedono al Senato di apportare modifiche per rendere il disegno di legge più incisivo e rimuovere le troppe deroghe che di fatto vanificheranno l’obiettivo di azzerare o almeno minimizzare il consumo di suolo.

Emendamenti alla legge regionale sull’urbanistica in Emilia Romagna: perché non sono d’accordo

di Antonio Bonomi

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale in Emilia Romagna. Non sono d’accordo con alcuni dei punti elencati, anche perché non coerenti con l’indirizzo generale della proposta e quindi di ardua formulazione. Esempio:

    1. non può essere la legge, di per se a garantire la fine del consumo di suolo, se non nei termini dell’art.2, della vigente L.R.20/2000 che recita: f) prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione. Solo l’obbligo a redigere prioritariamente un Piano Urbanistico Regionale che vincoli e salvaguardi tutti i terreni esclusi dai luoghi urbanizzati, quale che sia la loro destinazione di Piano o accordi, come risultanti dal rilievo satellitare può arrestare il consumo di suolo fertile permeabile e lo spreco dello stesso (in quanto bene comune primario).
    2. Fra le fonti legislative è necessario citare la “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948 segnatamente Art 17 che garantisce il diritto di abitazione e da esproprio arbitrario di tale diritto.