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Urbanistica in Emilia Romagna: che tristezza

di Piergiorgio Rocchi

Se fosse lecito associare sentimenti ed emozioni alla lettura di un arido e lungo articolato di una proposta di legge, nel caso della “tutela e uso del territorio” della Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna, parlerei senza mezzi termini di tristezza. Tristezza perché nella regione in cui l’Urbanistica è praticamente nata – ed è nata nei Comuni non nelle Università -, nella regione che ha ‘inventato’ gli Standards (cioè le dotazioni pro-capite di servizi per i cittadini, verde, parcheggi, etc), ben prima del decreto nazionale n.1444/68, nella regione dove il Territorio è sempre stato al centro delle attenzioni pianificatorie e il ‘Pubblico’ l’interesse primario da perseguire nei processi di trasformazione, bene in questa stessa regione un progetto di legge ne decreta la morte.

Anni e anni di esperienze, di battaglie esaltanti, di tutela dei diritti dei cittadini contro lo strapotere dei signori del mattone, persi in un attimo, una rottura definitiva e insanabile con un corpus disciplinare e progettuale che ha risparmiato per anni al nostro territorio regionale, i guasti e gli orrori che la rendita ha prodotto nel resto d’Italia. Si, forse ad un bilancio più attento si potrebbero trovare incrinature, errori, ma nessuno ha fatto un vero rendiconto dell’esperienza urbanistica alla luce dell’ultima legge sfornata 17 anni fa, la legge 20/2000. Che rimane un’ottima legge, innovativa che legava in modo operativo la sostenibilità ambientale alle ragioni di una pianificazione urbanistica nella quale a dettare le regole erano gli enti locali nell’interesse pubblico.

Legge urbanistica in Emilia Romagna: ecco perché è un fallimento, a iniziare dalla legalità

di Lorenzo Carapellese, urbanista

Gli obiettivi dichiarati della nuova legge urbanistica sono quattro: saldo zero di suolo, riqualificazione degli edifici, semplificazione della disciplina urbanistica e controllo della legalità.

A partire da quest’ultimo obiettivo, sorge il dubbio che dalla legge urbanistica 47/78 alla legge 20/2000 e sino ad ora ci sia stata tanta illegalità diffusa su tutta la regione sì da spingere il legislatore ad enunciare così pomposamente il principio del “controllo della legalità” probabilmente perso in tutti questi anni ( a suo parere). Come se mettere per iscritto il principio del “controllo di legalità” questa sia assicurata cosicché con questa logica potremo fare tutte le prossime future leggi e mettere mano a quelle esistenti: basta mettere che nella legge per pesatura delle alici e quella per la sanità, così come quella per la legge elettorale “ci sia il controllo della legalità”. Cantone può iniziare a fare gli scatoloni e chiudere l’agenzia che dirige.

L’impressione è che “il controllo della legalità” sarà determinato da di ricorsi e litigi delle aule dei tribunali di tutta l’Emilia Romagna vista la contraddittorietà con la legislazione vigente in cui articolo dopo articolo si sfarina questa legge di sviluppo edilizio. La nuova proposta di legge è però perentoria: non si potrà costruire più del 3%. Fatti salvi però i 250 chilometri quadrati già inseriti nei piani esistenti che ovviamente , nella migliore prassi , sono da considerarsi “diritti acquisiti”, come i vitalizi e le pensioni d’oro. Inoltre quel solo 3% di superfice in più ammessa rappresentano altri 70 chilometri quadrati, che nelle città di Ferrara, Modena, Parma, Ravenna, Reggio Emilia è stato calcolato sarebbero equivalenti a due chilometri quadrati per ognuna di ulteriori espansioni, corrispondenti ad altri ventimila abitanti o diecimila posti di lavoro per città.

“Distruggerà il territorio”: urbanisti e architetti in rivolta contro la nuova legge regionale

di Giovanni Stinco

“Questa legge è come Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Per raccontare cos’è la nuova legge regionale sull’urbanista il consigliere regionale dell’Altra Emilia Romagna Piergiovanni Alleva ha rispolverato il grande classico della letteratura di Robert Louis Stevenson. Una legge “dalle due facce” che non piace al consigliere, e nemmeno ad un lungo elenco di urbanisti, architetti ed esperti che hanno messo nero su bianco la loro contrarietà dando vita ad un libretto di poco più di cento pagine. Consumo di luogo. Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia-Romagna, questo il titolo del volume (Edizioni Pendragon con il sostegno dell’Altra ER) che analizza il disegno di legge in discussione in Assemblea regionale.

Consumo di luogo: un instant book per dire no al neoliberismo urbanistico in Emilia-Romagna

di Piergiovanni Alleva

Come gruppo dell’Altra Emilia Romagna in Regione Emilia Romagna, abbiamo manifestato la nostra contrarietà al legge urbanistica presentata dalla giunta Bonaccini. Ma non ci siamo limitati a ci, siamo andati oltre e il risultato è un instant book, Consumo di luogo – Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia-Romagna, appena pubblicato da Pendragon.

Curato da Ilaria Agostini e con la prefazione di Tomaso Montanari, il volume contiene contributi di Ilaria Agostini, Piergiovanni Alleva, Paolo Berdini, Piero Bevilacqua, Paola Bonora, Sergio Caserta, Pier Luigi Cervellati, Paolo Dignatici, Anna Marina Foschi Giovanni Losavio, Anna Marson, Cristina Quintavalla, Ezio Righi, Piergiorgio Rocchi ed Edoardo Salzano.

Questa la presentazione dalla quarta di copertina:

La presentazione da parte della giunta della Regione Emilia-Romagna, del progetto di legge Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio ha suscitato, per i suoi contenuti, un immediato allarme tra intellettuali, professionisti e tecnici, e nelle forze politiche di opposizione: L’Altra Emilia Romagna e Movimento 5 Stelle. È emerso in particolare il pericolo, celato dietro gli slogan del risparmio di suolo e della rigenerazione urbana, dell’abbandono del concetto stesso di pianificazione urbanistica.