Tag Archives: consumo di luogo

Accordo per Bagnoli: quando si può arrivare a un buon risultato

di Vezio De Lucia

Non ci posso credere, spero di non sbagliarmi, ma l’accordo su Bagnoli sottoscritto nei giorni scorsi a Napoli fra il ministro De Vincenti e il sindaco de Magistris sembra un buon accordo. Conferma le scelte di fondo del piano regolatore e del piano attuativo formati negli anni ormai lontani di Bassolino e rimaste impantanate per successivi errori e ripensamenti.

Se davvero si smantellano i 20 ettari della colmata a mare (formata da loppe d’altoforno e altri materiali) che nell’ultimo mezzo secolo hanno deformato la linea di costa; se davvero non c’è nessuna riduzione della superficie del parco e nessun aumento di cubatura rispetto alle previsioni comunali; se davvero i tre chilometri della spiaggia di Coroglio sono restituiti alla balneazione; se davvero è stata recuperata la continuità fra il parco e la spiaggia; se finalmente si arretrano a monte di via Coroglio i volumi della Città della scienza da ricostruire dopo l’incendio del 2013: se queste cose sono vere, allora penso di poter tranquillamente dichiarare che siamo di fronte a un esito più che soddisfacente.

Aggiungo subito che secondo me non tutto è risolto, a partire dalla localizzazione del porto a Nisida – ci torno in seguito – ma nel complesso un risultato importante è stato raggiunto e penso di poter dire che sono stati decisivi le opposizioni, le preoccupazioni e gli allarmi espressi negli ultimi tre anni per far capire al governo (prima Renzi, poi Gentiloni) che non c’erano le condizioni per mettere le mani su Bagnoli.

Bologna, Prati di Caprara: un terzo paesaggio?

di Silvia R. Lolli

Siamo lontani da Bologna, ma con le tecnologie possiamo rimanere informati sulle vicende di casa nostra. Stavamo preparando una riflessione sull’annosa questione Prati di Caprara, oggi dobbiamo inserire l’informazione che ci rimbalza dalle pagine dei giornali locali del17 luglio. Alla partenza per le ferie la situazione era in sospeso sia per l’acquisto del Cierrebi da parte di Maccaferri, sia per il progetto sullo stadio di Saputo.

Speravamo che, come sempre, alla fine di luglio ed in agosto la politica si fermasse. Invece i nostri amministratori continuano a “lavorare” perché viaggi all’estero ne fanno continuamente durante l’anno. Per esempio viaggi in Canada con visita a Saputo abbiamo appreso che il sindaco ne ha fatti e la stessa decisione di che cosa fare a Bologna è certamente maturata extra territorialmente, alla faccia della partecipazione tanto sbandierata nei mesi scorsi.

Così apprendiamo dal resto del Carlino che le bocce non si fermeranno sotto il solleone e l’afa bolognese. Certamente se si ha paura che i cittadini possano contare è meglio accelerare i tempi e rendere vani la raccolta di firme e il reale percorso partecipato che sarà organizzato da loro. Così apprendiamo che il sindaco ed il vicesindaco il 26 luglio dovrebbero incontrare Saputo e Maccaferri per verificare, alla luce della nuova legge sugli stadi della quale abbiamo già esposto le principali novità, le possibilità del progetto stadio.

Sardegna: a Calasetta si vuol anticipare la nuova legge regionale urbanistica?

di Stefano Deliperi

Un campo da golf da 18 buche e un connesso complesso turistico-edilizio a Cala Lunga, sulla costa di Calasetta (SU), per un’estensione complessiva di 150 ettari, costituiscono l’elemento più evidente del piano urbanistico comunale (P.U.C.) del centro sulcitano recentemente adottato con deliberazione Consiglio comunale n. 7 del 4 maggio 2017.

Ma non si tratta di una novità isolata. Per certi aspetti, infatti, sembra quasi anticipare gli scenari più deleteri potenzialmente determinati da quella che potrebbe essere la nuova legge urbanistica regionale proposta dalla Giunta Pigliaru, una volta passata al vaglio di Commissione permanente competente e Aula del Consiglio regionale.[1]

L’intero territorio comunale di Calasetta è tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e rientra nella fascia costiera di cui al piano paesaggistico regionale (P.P.R. – 1° stralcio costiero, D.P.Re. 7 settembre 2006, n. 82) eppure nel P.U.C. adottato è presente un’ingente possibilità di trasformazione del territorio costiero a fini turistico-golfistici mediante accordo di programma, strumento che sembra proprio rieccheggiare quei “programmi e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico” previsti dall’art. 43 della proposta di legge regionale urbanistica con possibilità di deroga permanente alla pianificazione paesaggistica e territoriale.

Allo stato attuale, in ogni caso, la previsione del piano adottato è in palese contrasto con il piano paesaggistico regionale: l’intera area interessata dalla suddetta pianificazione rientra nella fascia costiera di cui agli artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione (N.T.A.) del P.P.R., dove in via generale “è precluso qualunque intervento di trasformazione nelle aree inedificate” (art. 20, comma 1°, lettera a, delle N.T.A. del P.P.R.) e “non è comunque ammessa la realizzazione di … nuovi campeggi e strutture ricettive connessi a campi da golf” (art. 20, comma 2°, lettera b, n. 3, delle N.T.A. del P.P.R.).

Bologna: stadio, antistadio e urbanistica, allarghiamo un po’ lo sguardo

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

La legge 147/13 è stata modificata a maggio del 2017 e sta facendo fare una riflessione a Saputo proprietario del Bologna e probabilmente anche a Maccaferri, immobiliarista e interessato all’affaire bolognese, Stadio-Cierrebi-Prati di Caprara, come ci ricorda Emilio Marrese su bologna.repubblica.it del 7 luglio.

L’articolo è esplicito, alla faccia delle dichiarazioni sul progetto non ancora presentato che ci venivano raccontate il 5 luglio durante il secondo incontro al quartiere Borgo Panigale-Reno; Marrese: “l’obiettivo è quello di creare un polo della moda ai Prati di Caprara…” e “…aree compensative dove realizzare business che consentano a Joey Saputo di sostenere la spesa della ristrutturazione dello stadio (circa 70-80 mln totale)”.

Cosa dice la nuova legge che rende tutto più complesso, ma ancora possibile, così è almeno la visione di Claudio Fenucci, ad del Bologna FC? Semplicemente una cosa banale: che occorre destinare ad usi commerciali aree contigue, cioè vicine allo Stadio. L’Antistadio quindi sarà cancellato certamente; non dovremo attendere i famosi progetti esecutivi come ci viene detto in ogni riunione.

Consumo di suolo, un problema culturale di un Paese lobotomizzato

Foto La presse

di Linda Maggiori

Il consumo di suolo in Italia prosegue inesorabilmente (pur rallentato grazie alla crisi economica) cancellando, al 2016, 23mila km quadrati (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), pari al 7,6 per cento del territorio nazionale. Questo si legge nel documento realizzato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) formato dall’Ispra e dalle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle regioni e delle province autonome, pubblicato lo scorso 22 maggio. Le colate di cemento interessano anche zone a pericolosità sismica, idraulica, da frana, la fascia costiera, senza risparmiare neppure le aree protette e i parchi nazionali.

Cementificare il suolo, costruendoci sopra case, strade, industrie, vuol dire impermeabilizzarlo: ciò comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, (in quanto il suolo perde la sua capacità di assorbire anidride carbonica), minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali, contribuisce alla diffusione urbana e alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio (Commissione europea, 2012).

La recente legge sul consumo di suolo (approvata alla Camera) presenta vari aspetti critici: Fai, Legambiente, Slow food, Touring club italiano e Wwf chiedono al Senato di apportare modifiche per rendere il disegno di legge più incisivo e rimuovere le troppe deroghe che di fatto vanificheranno l’obiettivo di azzerare o almeno minimizzare il consumo di suolo.

Emendamenti alla legge regionale sull’urbanistica in Emilia Romagna: perché non sono d’accordo

di Antonio Bonomi

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale in Emilia Romagna. Non sono d’accordo con alcuni dei punti elencati, anche perché non coerenti con l’indirizzo generale della proposta e quindi di ardua formulazione. Esempio:

    1. non può essere la legge, di per se a garantire la fine del consumo di suolo, se non nei termini dell’art.2, della vigente L.R.20/2000 che recita: f) prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione. Solo l’obbligo a redigere prioritariamente un Piano Urbanistico Regionale che vincoli e salvaguardi tutti i terreni esclusi dai luoghi urbanizzati, quale che sia la loro destinazione di Piano o accordi, come risultanti dal rilievo satellitare può arrestare il consumo di suolo fertile permeabile e lo spreco dello stesso (in quanto bene comune primario).
    2. Fra le fonti legislative è necessario citare la “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948 segnatamente Art 17 che garantisce il diritto di abitazione e da esproprio arbitrario di tale diritto.

Il punto zero dell’urbanistica in Emilia Romagna

di Antonio Bonomi

Non tira un buon vento per la disciplina urbanistica nella Regione Emilia-Romagna, ammirata un tempo in Italia e all’estero. Quella che era uno dei vanti della nostra storia recente con la tutela dei Centri storici, l’edilizia economica e popolare trainante, l’eccellenza quantitativa e qualitativa delle opere di urbanizzazione, la tutela del paesaggio collinare e costiero, sta manifestando visibili pecche. Nello spreco di suolo fertile e permeabile siamo passati ai primi posti nella classifica nazionale. L’inquinamento da gas e micropolveri affligge, ai massimi in Europa, la nostra striscia di pianura.

Il nodo dei trasporti pubblici e privati presenta criticità e inefficienze e a fronte di una smagliante Mediopadana di Calatrava la stazione Centrale di Bologna rimane al palo, orfana perfino di un Servizio Ferroviario Metropolitano passante. La pianificazione territoriale di area vasta, che fino a poco fa era una rete di avanzate competenze, si è liquefatta con l’inconsulto scioglimento delle Province e la stasi delle Unioni di Comuni.

Da ultimo, la presentazione della proposta di legge della Giunta Regionale sull “Uso e Tutela del Territorio” è accolta da una bordata di biasimo della cultura urbanistica. Qui mi sembra opportuno fare un po’ di glossario critico sui diversi tipi di Piani Urbanistici previsti dalla legge vigente e dal nuovo testo.

Bologna, città di cosa? Non certo dell’ambiente

Case ecologiche e riuso del territorio a Bologna

di Silvia R. Lolli

Non capisco proprio come Bologna possa aspirare a essere città dell’ambiente, proprio oggi, 2017, quando si sta per far approvare l’ennesimo consumo di territorio con il benestare dei vertici politici regionali che stanno per deliberare la legge sull’urbanistica.

Il vertice G7 sull’ambiente proprio qui dove si continua ad infittire un tessuto territoriale, da secoli votato all’agricoltura dalla quale ha costruito la propria identità culturale sociale ed economica, di cemento e asfalto con autostrade, strade, case, centri commerciali, centri sportivi, parcheggi, alte velocità.

L’ennesima contraddizione di chi fa politica sul risultato immediato e non è più capace di investire culturalmente ed economicamente. Le parole che continuiamo a sentire ci sembrano sempre più vuote, utilizzate per le occasioni e facenti parte di apparenze, di effimeri, dove le realtà saliranno alla ribalta per lasciarci sbalorditi davanti alla povertà territoriale.

Non più consumo di territorio, dice la legge regionale, ma solo dal 2020 o giù di lì; si potranno terminare tutti i progetti approvati finora dai piani urbanistici che prevedono ancora consumo di territorio, quello che fino a poco tempo aveva un vincolo paesaggistico regionale.

Emilia Romagna: 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale

Si è conclusa la densa fase di approfondimento relativa al nuovo progetto di legge urbanistica regionale, organizzata da partiti e movimenti della sinistra Modenese – Sinistra Italiana, Per me Modena, Possibile, Rifondazione Comunista, Campo Progressista, PCI, Articolo UNO MDP, l’Altra Emilia Romagna – con l’intento di avviare un processo di azioni comuni partendo dalle idee, dalle analisi dei problemi concreti e dalla formulazioni di proposte condivise che dai consigli comunali giungano in Regione.

Le sessioni di approfondimento hanno discusso nel merito dei contenuti partendo dalla centralità della città e dal ruolo strategico riconosciuto alla pianificazione territoriale, reinterpretandone i suoi rapporti tra spazi pubblici, privati, consumo di suolo, ambiente, mobilità, paesaggio, convivenza urbana, lavoro, commercio e welfare, avanzando proposte per il suo miglioramento. Fra le azioni future, un volume sistematico degli emendamenti; convegni a livello regionale e comunale; confronto finale con la giunta regionale.

Questi alcuni dei punti che saranno oggetto di proposte di emendamento da parte dei consiglieri regionali che fanno riferimento a Sinistra Italiana, Art.1 MDP e l’Altra Emilia e Romagna:

Difesa del territorio, difesa della democrazia

di Paolo Ortelli

Le parole dell’iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi
La forma di una città cambia più in fretta – ahimè – del cuore degli uomini.
Charles Baudelaire

A commento del successo internazionale della Grande bellezza, Raffaella Silipo scriveva sulla Stampa: «Gli americani si immaginano l’Italia esattamente così: splendide pietre e abitanti inconcludenti». E se invece non fosse così? Se l’Italia decadente degli ultimi decenni fosse anzi l’opposto di quella imbelle, invecchiata e rassegnata, che si consola contemplando dall’alto le proprie bellezze imperiture, ritratta nel film di Sorrentino?

L’Italia è piuttosto un paese in cui sempre più persone e associazioni si ergono a difesa del bello, lottano per una riscossa civile contro la prepotenza distruttiva del cemento, rivendicano il diritto a un territorio sicuro, confortevole, funzionale; e in cui altrettante persone e associazioni, più semplicemente, si prendono cura di angoli del paese dimenticati dalle istituzioni. Si moltiplicano i comitati locali, Fai, Italia Nostra e Legambiente registrano sempre maggior seguito, l’opposizione al saccheggio del territorio è folta e coraggiosa e non teme le speciose etichette di sindrome Nimby (Not In My BackYard). I giovani rispolverano espressioni come «la bellezza salverà il mondo», figure come Tomaso Montanari e Massimo Bray divengono punti di riferimento per chi spera ancora in una rinascita della sinistra, e fra le tante contraddizioni grilline prova a farsi largo (con qualche difficoltà, basti pensare alla vicenda di Paolo Berdini a Roma) la parte migliore del Movimento cinque stelle, quella che propone una gestione del territorio più democratica e avanzata.