Il premier Conte e i concorsi universitari: l’ordine è quello di smorzare i toni

di Alessandra Maltoni

L’Italia è un groviglio di inchieste, e non bastano leggi, direttive o linee guida come quelle introdotte recentemente dal giudice dell’anticorruzione Raffaele Cantone che per sanare e correggere un’amministrazione pubblica tenacemente “indisciplinata” ha inasprito giustamente i toni. Ognuno di noi se decide di partecipare a un concorso pubblico sa a prescindere che, teoricamente, non potrà sussistere alcun rapporto di interessi tra chi lo giudicherà e tutti coloro che come lui saranno giudicati. Sappiamo che sono vietati i rapporti d’affari, di lavoro, di “coniugio” tra selezionatori e selezionati.

E invece a volte capita di vedere che giudicante e giudicato condividano le stesse pratiche d’ufficio per poi ritrovarsi anche alla prova concorsuale come coprotagonisti, ma seduti dalla parte opposta. Sarà esattamente quel che è capitato al premier Conte quando si vide arrivare come membro di commissione giudicante il professor Guido Alpa, con cui aveva pochi giorni prima condiviso “quanto meno” una prestigiosa causa in tribunale. Ma in gioco per lui c’era pure la prestigiosa cattedra di diritto privato. In teoria per buon uso non avrebbero neppure vedersi per un caffè.

Bene ha fatto il presidente Cantone, scoppiata la polemica, a sottolineare che il conflitto di interesse si ravvisa soltanto in presenza di affari e interessi economici ben comprovati e che non basta ai fini giuridici la comune gestione di rilievo meramente procedurale per pratiche di studio. Ma se la norma giuridica non è violata, quella di opportunità si che lo è. Siamo in un terreno politicamente scivoloso.
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Università - Foto di Ciocci

L’uomo e la bestia: ricominciare sempre daccapo

di Maurizio Matteuzzi, università di Bologna

Qualche giorno fa, leggo sul Fatto Quotidiano un articolo di Antonio Massari: “Così i saggi pilotavano i concorsi” (16 ottobre 2013). Vi si parla di “organizzazione criminale”. In particolare mi ha colpito un passo:

Il futuro saggio Augusto Barbera, definito negli atti “sponsor” di Pizzetti, chiede a Gambino: “Per (l’università, ndr) Europea c’è il ragazzo che m’interessa?”. “Sì”, gli risponde Gambino, “è un ragazzo molto preparato”.

Ecco, questo basta al giornalista per stracciarsi le vesti, come Anna e Caifa davanti al Sinedrio.

Faccio fatica a capire. Che cosa ha fatto Barbera? Ha semplicemente chiesto se un giovane collega ce l’aveva fatta. Che tipo di delitto è? Se Massari vuole, senza bisogno che mi faccia intercettare, gli posso testimoniare che domande del genere ne ho fatte anch’io, e non poche. Cavolo, che criminale. Ecco il punto: se i magistrati capiscono il giusto dei concorsi universitari, i giornalisti di solito non capiscono proprio un acca. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Prima di tutto, un chiarimento: io non so nulla dei comportamenti dei costituzionalisti, non ho idea di cosa ci sia sotto, e non ho alcuna voglia, né elemento, né ragione, per difenderli. Se c’è stato malaffare, che emerga, perlamordidio. Ma citare con scandalo che un professore si informa su come è andato un candidato che reato sottende, quale etica trasgredisce, dove sta lo scandalo? Se un medico ti visita il figlio, che reato fai a chiedere come è andata la diagnosi?
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