Bologna: il Pd perde anche nelle fusioni di Comuni e la legge Delrio è una delle cause

di Sergio Caserta

I progetti di fusione dei Comuni in Emilia Romagna sono stati bocciati in larga parte da elettrici ed elettori. È uno smacco clamoroso per l’orgoglio amministrativo del Partito democratico, ma la sconfitta, o meglio smentita, è solo l’ultima in ordine di tempo negli appuntamenti elettorali e referendari dell’ultimo triennio. Le fusioni riguardavano i Comuni di Castenaso con Granarolo e di Malalbergo con Baricella, in provincia di Bologna. Alla base di questi risultati, ci sono ragioni sia di merito che più generalmente politiche.

Nell’ambito del sistema istituzionale attuale tutte le recenti proposte di riforma sono state o del tutto inconcludenti o peggiorative della situazione precedente. A cominciare dall’introduzione della città metropolitana di Bologna che è stata partorita nell’ambito della legge di superamento delle Provincie, cosiddetta legge Delrio numero 56/2014 che prevede “Disposizioni sulle provincie, sulle città metropolitane, sulle unioni e fusioni tra Comuni”.

Il principio cardine su cui si basa questa riforma è l’elezione indiretta degli organi delle città metropolitane e delle cosiddette “aree vaste”, che avrebbero dovuto sostituire le Province se il referendum confermativo della riforma costituzionale, voluta da Renzi, fosse passato. Cosa che come sappiamo, fortunatamente, non è avvenuta.
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100 sogni morti sul lavoro - Foto di Samuele Ghilardi

Narrazione aperta e agire sui bordi per nuove politiche di sviluppo locale

di Vittorio Capecchi e Franco Fortunati

I Comuni, con la scomparsa delle Province, si stanno riorganizzando in due fasce: le aree metropolitane e i Comuni periferici rispetto a queste aree. Se si vuole portare avanti delle politiche keynesiane di sviluppo territoriale oltre alla importanza di rendere sempre più competitive le regioni in un quadro europeo (quindi politiche regionali sempre più attive) si presenta il problema di come attivare politiche di sviluppo locale e creazione di nuove imprenditorialità nei Comuni periferici rispetto alle aree metropolitane. Questi Comuni rischiano infatti di essere considerati marginali rispetto alle politiche di sviluppo delle aree metropolitane che sono più attrezzate per dialogare con le politiche regionali.

La nostra idea, derivante dalle diverse esperienze realizzate nei territori, è invece radicalmente diversa. Riteniamo infatti che in questi Comuni periferici si sia formata una nuova generazione di attori sia privati (imprese, persone che svolgono lavori autonomi..) che pubblici-privati (sindaci, presidi di scuole, responsabili associazioni, etc) che possono scrivere una nuova narrazione.
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