Il governo si ritiri dalla competizione referendaria

di Raniero La Valle

Si è tenuto il 20 luglio alla Camera dei Deputati una conferenza stampa dei Comitati per il NO nel referendum costituzionale. Hanno parlato per il Comitato dei popolari il presidente Giuseppe Gargani, per il Comitato per il NO del Coordinamento per la democrazia costituzionale il prof. Alessandro Pace, Alberto Benzoni per i socialisti per il NO e un rappresentante dei “presidenzialisti per il NO”. Sono intervenuto anch’io a nome dei Comitati Dossetti per la Costituzione e dei Cattolici per il NO.

Ho ricordato che i Comitati Dossetti per la Costituzione in più occasioni hanno chiesto il rinvio delle riforme costituzionali alla prossima legislatura, nella quale esse potranno essere condotte a buon fine con uno stile diverso, contenuti diversi e con un Parlamento legittimato. Quanto al Comitato dei Cattolici per il NO ho ribadito le ragioni dell’opposizione alla riforma in atto, come hanno fatto gli altri relatori, ciascuno a partire dalle proprie posizioni.

Ho sollevato però una questione ulteriore. Gli avvenimenti in corso confermano la diagnosi, formulata per primo dal papa, secondo la quale è cominciata la terza guerra mondiale “a pezzi”. Essa però ha cambiato natura, non è più formalmente una guerra tra Forze Armate opposte – anche se con vittime “collaterali” sempre più numerose tra la popolazione civile – ma una guerra di Entità armate, regolari e irregolari, contro le popolazioni civili. Pertanto la strage dei civili, già preponderante nelle precedenti guerre, è diventata il contenuto stesso della guerra attuale.
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Inquinamento

Tumori e morte dell’industria a Macomer

di Nello Rubattu

Quando un giorno si scriverà un libro sulla Sardegna del novecento e di questa parte di secolo, non si potranno che segnalare quintalate di incongruenze. La gente in Sardegna odia le basi militari ma allo stesso tempo se una di queste smobilita succede il finimondo; tutti sanno che delle industrie inquinanti lo stato italiano ne ha trasferito graziosamente una parte in Sardegna e queste industrie (leggi petrolchimiche, valorizzatori e simili) sono la causa di un aumento sconsiderato di tumori e anche in questo caso tutti lo sanno. Ma se per caso qualcuno di questi impianti viene messo in liquidazione, in Sardegna si rischia ogni volta la sollevazione popolare.

Vi sembra strano? No, perché è quanto succede nella realtà. Andiamo per ordine, cominciamo con le industrie responsabili dell’aumento dei tumori. In un altro momento parleremo delle basi militari.

Il Registro dei tumori dell’Asl di Nuoro ha confermato proprio in questi giorni che Macomer è ai vertici dei tumori in Sardegna. Diligentemente per questo, ha trasmesso al Comune di Macomer i dati ufficiali sulle patologie più frequenti, ricordando, per non fare la parte dei fessachiotti, che il dossier è stato elaborato “come richiesto dall’attuale sindaco in carica”, Antonio Succu, che chiedeva ulteriori informazioni sull’incidenza di alcune patologie tumorali nella sua zona e resi pubblici, sempre dall’Asl del nuorese, nel dicembre dello scorso 2015.
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People Mover: storia infinita di un’opera a carico di cittadini. E ora la parola al Tar

di Noemi Pulvirenti

La storia dell’uomo è fatta anche di costruzioni, di segni urbani che rimangono nel tempo e che hanno lo scopo di rendere un servizio alla popolazione. Immaginiamo per esempio nel passato gli acquedotti, le strade, i ponti. Sono tutte “invenzioni” che nascono con l’idea di durare e creare un ponte tra la città e l’uomo. E domani, 20 novembre, proprio in quest’ottica (o contro la sua applicazione pratica a Bologna) sarà una data importante: inizierà il procedimento amministrativo nel corso del quale il Tar Lazio deciderà se è ammissibile il ricorso di CCC, TPER e Marconi Express contro la decisione dell’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di bloccare il People Mover.

Ma di cosa si tratta? Vediamo di riassumere. Il People Mover è un mezzo di trasporto che servirà per collegare l’aeroporto Marconi di Bologna con il suo tessuto urbano; in Italia esistono già due esempi: a Milano, dove l’ospedale di San Raffaele è collegato alla metropolitana, e a Venezia. Dal canto suo, l’amministrazione comunale di Bologna – era sindaco Sergio Cofferati – ha proceduto alla pubblicazione di un bando di gara per l’affidamento della concessione, dove inizialmente non si presentò nessuno e in seconda pubblicazione vinto dal Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (CCC) il 28 aprile 2009.

Il progetto fu da subito criticato da esperti in materia di trasporti e dette luogo a molte discussioni e polemiche, sia sotto il profilo tecnico e ambientale che contrattuale. Sono infatti in corso inchieste della magistratura penale e contabile, ma ciò che alla fine interessa soprattutto in questa storia è sapere se la costruzione del People Mover è una “cosa loro”, delle grandi aziende cioè, che però pagheranno i cittadini.
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Rete per la Costituzione: nascono i comitati per impedire lo stravolgimento della Carta

di Francesco Baicchi, Rete per la Costituzione

Sabato 6 luglio a Bologna, numerosi rappresentanti di comitati unitari locali, preso atto delle forzature dirette ad accelerare l’iter del processo di ‘riforma’ costituzionale, hanno deciso di costituire la ‘Rete dei comitati per la difesa della Costituzione’, allo scopo di rendere più efficace la propria azione di informazione della pubblica opinione sull’importanza e le conseguenze delle riforme ventilate.

Coloro che hanno partecipato hanno espresso una particolare preoccupazione per la esplicita volontà del governo di derogare alle procedure previste dall’articolo 138 Cost., che, a giudizio di numerosi costituzionalisti, appare esplicitamente illegittima e in grado di minare la natura stessa della Carta costituzionale. A questo proposito i Comitati hanno concordato sulla necessità di una campagna di informazione e sensibilizzazione sia dei cittadini che, soprattutto, degli stessi parlamentari, allo scopo di impedire che il ddl 813 venga approvato, o, almeno, che l’approvazione in seconda lettura avvenga con una maggioranza inferiore ai 2/3 per consentire il ricorso al referendum.

I tempi accelerati programmati dalla anomala maggioranza governativa impongono a nostro avviso un intervento tempestivo, che non può essere rinviato all’autunno. A tale scopo i Comitati hanno unanimemente auspicato un incontro urgente fra tutti i soggetti che hanno aderito alla manifestazione di Bologna del 2 giugno e sottoscritto il documento ‘Non è cosa vostra’; incontro che potrebbe portare sia alla costituzione di un ‘coordinamento’ nazionale di quanti condividono le stesse preoccupazioni per il rischio di trasformazione in senso presidenziale e autoritario della nostra Repubblica, che alla definizione di una o più iniziative pubbliche da realizzare nel periodo estivo.
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Nasce il Comitato nazionale No biogas

di Massimo Corsini
Il 20 Ottobre 2012, a Bagnarola di Budrio, si è tenuto il secondo e fondamentale incontro del nascente comitato nazionale contro le centrali a biogas. Sarebbe più esatto dire le cattive centrali a biogas, che probabilmente sono anche la maggioranza, purtroppo. Il primo incontro si era tenuto in Piemonte a Bra, in casa Slow Food, mentre ieri, a Bagnarola, si sono dati appuntamento quasi tutti i coordinamenti regionali per scegliere un nome, discutere e darsi uno statuto comune. Quest’ultimo è ancora in corso d’opera, ma il primo c’è. Il comitato nazionale si chiama: “Coordinamento nazionale Terre Nostre. Comitati no biogas e biomasse e per la tutela della salute e dell’ambiente”. Per chi non lo sapesse, anche in Emilia Romagna c’è un neonato comitato regionale, che ha visto la luce circa due settimane fa con un suo statuto e l’adesione di tutti i comitati della regione impegnati in battaglie contro costruttori del biogas e amministrazioni conniventi.
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Il biogas della discordia

È ovvio che sulle biomasse c’è un conflitto in atto. Non lo si ripeterà mai abbastanza, anche perché sembra che tutto avvenga a dispetto di tutto e di tutti per forza. Spieghiamo: il conflitto è tra cittadini del territorio della bassa bolognese da una parte (nella quasi totalità dei casi contrari) e costruttori del biogas dall’altra. In mezzo dovrebbero esserci le istituzioni a fare da arbitro dei giochi: Comune, Provincia o Regione.
Massimo Corsini
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