“La rivoluzione dei piccoli pianeti: un romanzo nel ’68”: ovvero come eravamo

di Silvia Napoli

Pierluigi (Gigi) Sullo è una penna militante, qualunque cosa voglia oggi dire questa espressione, di indubbia vaglia. La direzione del Quotidiano dei Lavoratori, la lunga collaborazione con Luigi Pintor alla guida del Manifesto della fase più fulgida, l’esperienza del periodico Carta, da lui fondato, inchieste e reportage su tutti i temi più caldi dei movimenti vecchi e nuovi, lo rendono figura credibile e certificata per continuare a dire la sua sullo stato delle cose. Certe volte si può legittimamente riflettere e lottare in modalità oblique, alla ricerca di rivoli carsici di pensiero e sentimento che sembrano al momento occultati e silenti, in attesa di un ciclo nuovo di mutamenti.

Non facile naturalmente a questo punto,parlare senza inanellare banalità, di un libro – “La rivoluzione dei piccoli pianeti. Un romanzo nel ’68” – che ha già raccolto recensioni lusinghiere ed importanti(una su tutte quella di Adriano Sofri) e ha avuto in giro molte presentazioni. Sottotitolo cui io aggiungerei un come eravamo o avevamo sognato di essere, riferito ad un panorama emotivo e attitudinale, uno state of mind di una fetta generazionale, prevalentemente studentesca, ma non solo, e forse anche al suo lascito ereditario culturale. E qui il discorso interpretativo diventa fatalmente sdrucciolevole.
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Com’era la scuola elementare italiana e com’è oggi

di Goffredo Fofi

La 01 Distribution e Rai Cinema hanno messo sul mercato dei dvd un bel film di Alberto Lattuada del 1954, Scuola elementare, che si presta a molte considerazioni e che, anzitutto, può rivelare agli spettatori delle ultime generazioni un mondo che non conoscono, quello dell’Italia prima del miracolo economico.

Le impressioni che se ne ricavano sono tanto più forti in quanto l’ambientazione del film è milanese e non la solita del cinema italiano del dopoguerra, ossessivamente romana. Le impressioni saranno infine più forti per chi frequenta per un motivo o per l’altro – da scolaro, da maestro o maestra o preside o bidello, da genitore – la scuola elementare di oggi.

Nel film, nell’Italia del 1954 il maestro elementare Dante Trilli, spostato da un paese del Lazio alla “capitale morale” ed economica della nazione, e il suo compaesano Pilade che è lì da tempo a fare il bidello, quando vanno dal tabaccaio non comprano un pacchetto di sigarette, ma cinque sigarette – perché le sigarette le si vendeva sciolte, visto che un pacchetto tutto in un botto costava troppo per le tasche di allora. O la domenica d’estate vanno all’Idroscalo, “il mare di Milano”, il massimo di vacanza che il proletariato milanese poteva permettersi.
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