Repubblica Democratica del Congo, storie di guerra e persecuzione troppo spesso taciute

Foto di Cifordi Sandro Nanetti

Il testo che segue è il resoconto della conversazione con una persona che è arrivata a Roma dalla Repubblica Democratica del Congo tre anni fa e non può più rientrarvi. Conta di ultimare l’università in Italia e di poter ritornare un giorno a Kinshasa per aiutare la sua gente. Non daremo altri particolari su di lui poiché anche pochi giorni fa suoi familiari, tuttora in patria, sono stati oggetto di gravi ritorsioni fisiche.

Voi europei quando vi riferite alla situazione del conflitto che esiste nel mio paese spesso fate ricorso a definizioni come guerre etniche o guerre tribali. In Congo ci sono più di 250 etnie e più di 400 tribù. Eppure, se esaminate una cartografia delle zone in cui si combatte, noterete che sono tutte a ridosso della parte del paese ricca di minerali.

Parliamo di uranio, di petrolio, di cobalto, di oro, di diamanti e, non ultimo, di coltan, la polvere nera indispensabile per il funzionamento di cellulari e di altri gadget tecnologici di cui il Congo è il più importante produttore mondiale. Sono risorse enormi che se utilizzate dal Congo a beneficio della sua popolazione potrebbero – diceva il Presidente Laurent-Desiré Kabila che si pensa sia stato ucciso per decisione di un potente paese estero – modificare radicalmente la condizione di vita nel giro di due anni.
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