Di Maio e il copyright. Una lotta giusta

di Vincenzo Vita

Il rapporto presentato alla camera dei deputati dall’agenzia Italia e dal Censis sull’universo di Internet e della rete («L’insostenibile leggerezza dell’essere digitale nella società della conversazione», Kundera for ever) offre diversi spunti, frutto di un utile lavoro del direttore dell’Agi Riccardo Luna svolto insieme al condirettore Marco Pratellesi e al segretario generale dell’istituto di ricerca Giorgio De Rita.

La diagnosi è chiara: l’età dell’innocenza è finita da un pezzo e cresce la consapevolezza su diritti e doveri. Tuttavia, una parte cospicua degli utenti non considera le indicazioni del recente Gdpr (il regolamento europeo sulla privacy e la protezione dei dati personali) e il 15-20% non adotta neppure le cautele minimali come il ricambio delle password. Mentre è forte il fastidio per le fake news e per i profili coperti dall’anonimato. Tutto ciò avviene nel contesto di una persistente arretratezza, se è vero che «l’errore più grave degli ultimi 10-15 anni è stato girarsi dall’altra parte».

I mutamenti profondi della società digitale, a cominciare dalla struttura del lavoro, non sono entrati davvero nelle scelte dei gruppi dirigenti e, ancor meno, in quelle della pubblica amministrazione. E permane un consistente divario nell’accesso alla banda larga (solo un’abitazione su otto dispone di 30 mega).
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