Sinistra

Vi ricordate quel 28 aprile? Il manifesto e la “sinistra di classe”

di Guido Ambrosino

Mi è tornato per le mani l’editoriale di Luigi Pintor sul primo numero del manifesto quotidiano, il 28 aprile 1971 (“Un giornale comunista”). Tutto il contesto è cambiato. Il bisogno di farsi una casa a sinistra è rimasto, anche se vissuto diversamente.

Allora si nutriva la legittima speranza di riuscirci sull’onda della rivolta operaia e studentesca. Ora, dopo elezioni politiche che per la seconda volta fissano le colonne d’Ercole della sinistra parlamentare alla moderatissima e responsabilissima coalizione progressista guidata dal partito democratico, pesano gli acciacchi per le battaglie e le occasioni perse, la consapevolezza di un cammino in salita, l’amarezza per gli errori fatti dalla nuova sinistra in 42 anni: errori di ignavia direi, di mancanza di radicalità nel trarre le conseguenze politiche e teoriche dal doppio fallimento novecentesco, quello delle socialdemocrazie come quello degli irrealsocialismi marxisti-leninisti.

L’umore è cambiato. Siamo più vecchi, affaticati, disincantati. Ma senzatetto eravamo allora. E cani sciolti siamo rimasti. Scriveva Pintor:

Il quadro politico che abbiamo oggi di fronte esige molto più di un rifiuto (…). Se non fosse questa la nostra convinzione, non ci saremmo impegnati in un lavoro e in una lotta che hanno per scopo ultimo la formazione di una nuova forza politica unitaria della sinistra di classe. E non faremmo ora questo giornale… Siamo convinti che c’è bisogno e urgenza di una forza rivoluzionaria rinnovata, di un nuovo schieramento, di una nuova unità della sinistra di classe, di un nuovo orientamento strategico complessivo.

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